Daniel Pennac – Il paradiso degli orchi - a cura di Marcello Sgarbi
Daniel Pennac – Il paradiso degli orchi - (Edizioni Feltrinelli)
Collana: Universale economica
Pagine: 208
Formato: Tascabile
EAN: 9788807812101
La sgangherata, imprevedibile e numerosa famiglia di Benjamin Malaussène è la protagonista della straordinaria tetralogia di uno dei più interessanti autori francesi contemporanei. Questa recensione riguarda il primo volume della saga, proseguita poi con La fata carabina, La prosivendola e Signor Malaussène. Di professione capro espiatorio in un grande magazzino, quando non è pagato per subire le lamentele dei clienti (sì, sembra incredibile ma è veramente la sua occupazione) Benjamin vive nel quartiere parigino di Belleville con fratellastri e sorellastre, figli come lui di una madre un po’ “allegra” (mater semper certa, pater nunquam): il Piccolo, Jérémy, Clara, Thérèse e Louna. E tra le stramberie, in mezzo a loro non può mancare un altro personaggio da fumetto: Julius, cane epilettico. Di colpo, nel vero senso della parola, la famiglia Malaussène si trova coinvolta in un giallo anomalo. Sì, perché a scatenarlo è lo scoppio di una bomba nel grande magazzino. Da lì in poi sarà un turbinare di vicende dal retroscena atroce, ma raccontate con un’ironia e a tratti con uno humour nero capaci di stemperare anche i momenti più drammatici. Maestro nell’uso della metafora, colto e nello stesso tempo lieve, per niente compiaciuto, l’autore semina perle di saggezza senza prendersi mai sul serio. E a volte – un po’ come succede nei film di Woody Allen – viene la tentazione di bloccare la lettura per tornare alla pagina precedente e gustare di nuovo una battuta o una citazione, sempre esatte e misurate. Chapeau!
La voce femminile si diffonde dall’altoparlante, leggera e piena di promesse
come un velo da sposa.
Ispettore praticante Caregga. Uno sfollagente promosso penna a sfera.
Scale mobili immobili: è più che immobilità. Banconi straripanti di merce
senza alcun commesso dietro: è più che abbandono. Registratori di cassa
che non fanno sentire il tintinnio dei campanelli: è più che silenzio.
Quel che mi vien da dire è semplice come la disperazione.
Le notizie corrono come gli odori.
© Marcello Sgarbi
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