TAX DAY : CONTRIBUENTI ALLA CASSA di Antonio Laurenzano
di Antonio Laurenzano
Nessuna
proroga, confermato il tax day del 20 luglio per i versamenti delle
imposte a saldo 2019 e in acconto 2020. Respinta dal Governo la
richiesta di professionisti e Caf: “la proroga inciderebbe
sull’elaborazione delle previsioni delle imposte autoliquidate
della Nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza da
presentare in settembre al Parlamento”. In concreto, il motivo
dell’esclusione dell’ulteriore proroga (dopo quella del 30
giugno) dei termini per i versamenti di Irpef, Ires, Irap (qualora
dovuta) e di imposte sostitutive risiede in “questioni da cassa”:
secondo la Ragioneria Generale servirebbero 8,4 miliardi di euro per
un nuovo rinvio, risorse attualmente non disponibili. Lo Stato
necessita insomma di risorse: l’Erario ha risentito in maniera
pesante del differimento delle varie scadenze fiscali del periodo tra
marzo e il mese di maggio. Ben 22 miliardi di euro in meno (-8,4%) di
entrate tributarie e contributive nei primi cinque mesi del 2020
rispetto allo stesso periodo del 2019, che rientreranno soltanto a
fine settembre.
Resta
comunque il malumore fra operatori e contribuenti per la mancata
“proroga di buon senso”. Nessuna considerazione sul fronte
governativo del grande impegno degli Studi professionali durante e
dopo il lockdown per assistere imprese, lavoratori e famiglie nel
fronteggiare l’impatto economico dell’emergenza e nella fruizione
dei vari bonus e indennità. Un groviglio di norme e moduli da
compilare e trasmettere che di fatto ha sottratto tempo alla
predisposizione delle dichiarazioni e alla determinazione degli
importi dei versamenti in scadenza. Senza poi ignorare il problema di
fondo dei contribuenti: la mancanza di liquidità per attività
economiche che stentano a decollare.
Dal Ministro
dell’Economia Gualtieri, tuttavia, è giunta al popolo delle
partite Iva la promessa di riavviare presto i lavori sulla riforma
fiscale, sospesi a causa della pandemia. Riforma che riguarderà il
taglio delle tasse e del tax gap, la semplificazione di adempimenti
con una riduzione dell’Irpef sul lavoro e l’introduzione dal 2021
dell’assegno unico per rendere più equo ed efficiente il fisco. Il
nostro sistema fiscale, ha osservato l’ex Ministro dell’Economia
Tremonti, deriva nel suo impianto base da quanto fu realizzato con la
riforma del 1971-1973: una scelta complessa con l’introduzione
dell’Iva e del Testo unico delle imposte sui redditi. Ma da allora
quasi tutto è cambiato: dal modello sociale e demografico (la
società è invecchiata) al modello produttivo (diffusione delle
partite Iva), dal modello ambientale (tutela dell’ambiente) al
modello statale (“federalismo”). L’Irpef, “l’imposta
regina” dell’ordinamento tributario, è stata “detronizzata”
da regimi forfettari speciali che “svuotano l’idea di giustizia
progressiva”.
E’ tempo
di operare per un sistema che garantisca efficienza amministrativa
(lotta all’evasione, semplificazione) ed equità fiscale, tale da
promuovere la crescita economica in un contesto di sostenibilità
pubblica, principalmente attraverso una riduzione del rapporto fra
debito pubblico e Pil. E’ arrivato il momento
di rendersi conto che, con un’economia in recessione, il re è
nudo! A bando promesse e proclami, si metta finalmente mano a una
seria (e sostenibile!) riforma tributaria che possa trainare la
ripresa economica nel segno della certezza, della trasparenza e della
equità della tassazione. Sarà uno dei punti centrali del Piano
nazionale per la ripresa che il Governo dovrà presentare in
settembre a Bruxelles per accedere al Recovery Fund: una partita
importante da giocare per il futuro della nostra economia.
Competenza, lungimiranza e responsabilità per un’azione politica
di grande respiro.

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