“NOVECENTO IN CORTILE” Omaggio ai grandi maestri della scultura contemporanea A cura di Marco Salvario
“NOVECENTO
IN CORTILE”
Omaggio
ai grandi maestri della scultura contemporanea
A
cura di Marco Salvario
Museo
di Arti Decorative Accorsi-Ometto –
Via
Po 55, Torino
8
luglio – 11 ottobre 2020
La
Fondazione Accorsi-Ometto nel cortile del Museo di Arti Decorative
che conserva l’eredità del raffinato antiquario torinese Pietro
Accorsi (1891-1982), ospita per circa cento giorni undici opere di
sei grandi maestri della scultura contemporanea: Arman, Borghi,
Cordero, Mitoraj, Pomodoro e Theimer. Le opere sono tutte proprietà
degli artisti o di collezioni private; poterle ammirare e confrontare
nello stesso ambiente, è un’occasione rara e preziosa.
La
mostra dal bel titolo “Novecento in cortile” è a cura di Bruto
Pomodoro, artista figlio del grande Gio' Pomodoro. La sua sensibilità
è già nel ricco opuscolo di presentazione, dove il curatore si
giustifica per la ripresa dopo il lockdown, che “potrebbe sembrare
superflua nei riguardi di chi non riesce o non può riaprire le
proprie attività”.
Davanti
a una modestia così fuori dall’avidità materialista ed egoista
della nostra società, a quest’attenzione partecipe e addolorata
verso il dolore del prossimo, non posso che chinare il capo con
sincero rispetto.
I
sei maestri di cui possiamo gustare le opere, hanno fatto la storia
del ventesimo secolo.
Vediamoli
rapidamente in ordine alfabetico.
Arman
Artista
francese con cittadinanza americana, è tra i fondatori nel 1960 del
Nouveau Réalisme. Il suo modo di esprimersi è spesso basato sulla
accumulazione di forme o oggetti uguali, creando armonie che sanno
richiamare il movimento delle creazioni o materializzare percorsi
musicali.
Il
suo “Mercurio” di bronzo è spezzato e scomposto nel movimento,
coraggiosa miscela di temi classici e interpretazioni moderne. La
staticità che diventa dinamismo.
Paolo
Borghi
Comasco
e figlio di un apprezzato cesellatore orafo, ancora in piena
attività, ha ricevuto importanti incarichi per opere monumentali in
tutto il mondo, dall’Ecuador agli Stati Uniti, alla Corea del Sud.
Nel 2005 ha realizzato il monumento funebre in bronzo per il martire
salvadoregno dei nostri tempi Oscar Romero.
Borghi
utilizza con ottimi risultati marmo, bronzo, argento, legno e, come
per l’opera “Cavalcata interrotta”, la terracotta. Il
cavaliere, un centauro, è colto nel momento dell’urto e della
caduta, mentre il suo corpo e la pietra quasi si fondono nella
violenza dell’impatto.
Riccardo
Cordero
Piemontese,
trova nella dimensione monumentale la sua massima espressività.
Forgiato dagli studi nella prestigiosa Accademia Albertina di Torino,
è ancora in piena attività dopo sessanta anni di carriera ad
altissimo livello.
L’opera
“Asteroide” in acciaio, bene esprime la dinamica del movimento
nello spazio, l’energia potente e inarrestabile. Sulla geometria
del metallo, riflessi e luci creano giochi quasi ipnotici.
Igor
Mitoraj
Artista
polacco, noto in tutta Europa. Nella scultura egli propone modelli
classici incompleti e feriti come ci sono spesso pervenuti,
enfatizzando i danni e le menomazioni, ricordando come il tempo porti
alla lenta erosione del nostro passato e come la tradizione, anche
attraverso frammenti incompleti, ci debba lasciare consapevoli di
quanta bellezza e armonia era già stata raggiunta. Siamo in grado di
comprendere l’arte antica e migliorarla?
Nell’opera
“Ikaro alato” la statua di bronzo alta tre metri e sessanta
centimetri non ha più le braccia e ha perso una delle ali, pur
mantenendo la plastica perfezione delle forme; in “Luci di Nara
pietrificata”, sempre in bronzo e realizzata nel 2014, l’anno in
cui il maestro è morto, il frammento del volto racchiude nella sua
poetica grazia il testamento artistico dell’artista. Ricorda che
anche di noi il tempo porterà via a poco a poco la nostra effimera
realtà.
Gio’
Pomodoro
Artista
marchigiano, tra i più importanti scultori astratti del secolo
scorso.
Le
due opere in bronzo presenti nella mostra, illustrano due periodi
diversi della sua produzione. “Tensione Verticale” del 1964 è un
magico equilibrio tra la pesantezza del materiale e la leggerezza
della forma, mentre “Sole deposto” del 1982 unisce l’immagine
di una potente divinità pagana (neo-pagana) e il sentimento della
sua decadenza, il mistero dell’universo e il suo spegnersi
nell’infinito.
Ivan
Theimer
Cecoslovacco
naturalizzato francese, molto attivo anche in Italia, ha stretto
nuovamente i legami con il suo paese d’origine dopo i cambiamenti
politici che hanno portato all’elezione di Havel alla presidenza
nel 1989.
Il
suo percorso artistico s’ispira ai miti antichi rivissuti con
pensiero moderno, diventando allegoria di noi stessi, delle nostre
limitazioni e paure.
Quattro
le opere presenti nella mostra: “Medusa”, lo scudo con la testa
di Medusa è un omaggio a Caravaggio; “Tobiolo”, il riferimento è
un celebre quadro del Verrocchio; “Tartaruga con montagna”, qui
credo l’ispirazione sia tratta da miti cinesi; “Obelisco”,
opera raffinata e curata in ogni dettaglio, densa di scene, di
allegorie, di suggestioni.
Prima
di chiudere l’articolo, devo consigliare al visitatore della mostra
di spendere il tempo necessario per visitare le eleganti e raffinate
stanze del Museo
di Arti Decorative Accorsi-Ometto,
che non possono non affascinare gli amanti del bello.
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