La dottrina del fascismo a cura di Marco Salvario
La
Dottrina del Fascismo
Di
Marco Salvario
Questo
articolo prende spunto dall’appendice “Dottrina del Fascismo”
che chiude il libretto “L’esame di storia della filosofia”,
scritto dal professor Ernesto Bignami e stampato nel maggio 1943. Per
i pochi che non le conoscono, le edizioni Bignami fornivano, allora
come adesso, riassunti molto ben curati per gli studenti di tutte le
materie didattiche, un’ancora di salvezza per chi cercava di
recuperare un anno di scuola seguito svogliatamente o sentiva la
necessità di un ripasso condensato.
L’inizio
del 1943 è decisivo per le sorti della seconda guerra mondiale. La
grande offensiva tedesca contro la Russia di Stalin si è infranta a
Stalingrado e su tutti i fronti, l’iniziativa è passata nelle mani
degli alleati, che bombardano sistematicamente le città tedesche e
italiane.
Nel
mese di marzo le industrie dell’Italia settentrionale sono
paralizzate da scioperi con motivazioni economiche e politiche.
In
questo momento storico l’opera citata è data alle stampe; ha
superato l’arcigno esame della censura fascista e quindi
corrisponde ai dettami del regime.
Una
domanda che mi faccio spesso, è quale distanza ci sia tra i fascisti
di ieri, di oggi e che fedeltà abbiano entrambi alle dottrine del
fascismo, domanda non secondaria perché si sa, ad esempio, quanta
differenza ci sia tra la dottrina del cristianesimo e le azioni dei
cristiani di oggi e di ieri.
Quando
si parla di fascismo, il mio pensiero evoca un movimento violento,
razzista, classista, populista e statalista. Il fascismo per il
nostro attuale ordinamento democratico è un reato. Sono stato quindi
molto curioso di gettare uno sguardo su come tale movimento fosse
presentato agli studenti liceali, nel momento critico in cui aveva
completato il suo processo di maturazione e si avviava verso il suo
tragico epilogo.
Prima
di affrontare l’appendice di nove paginette dedicata alla Dottrina
del Fascismo, velocemente permettetemi di commentare il resto
dell’opera.
Nelle
avvertenze iniziali, il prof. Bignami segnala di avere fatto
riferimento ai “migliori libri di testo” ed elenca dodici opere,
tutte edite tra il 1924 e il 1936.
Nel
volume si nota subito quanto spazio i filosofi italiani abbiano e
dopo di loro quelli tedeschi, ma non si percepisce nessun
atteggiamento di censura o denigrazione verso i pensatori di altre
nazioni nemiche in guerra, ad esempio inglesi come Bacone, o di
religione ebraica come Spinoza, eppure le leggi razziali erano in
Italia una vergognosa realtà da quasi quattro anni. Anche il
pensiero dell’antifascista Benedetto Croce ha una presentazione
chiara e rispettosa, in niente inferiore a quella del “rivale”
Giovanni Gentile, che nel 1944 sarà assassinato dai partigiani del
GAP.
Nel
Bignami le pagine che si riferiscono alla Dottrina del Fascismo sono
precedute da un’appendice in tre punti: la posizione del Pensiero
di fronte al Problema morale, il concetto di Bene e la Dottrina dello
Stato, la giustificazione della Vita e dell’Autorità dello Stato.
Questa parte riprende quanto scritto sull’argomento da Mussolini
per l’Enciclopedia Italiana Treccani nel 1932.
I
punti cardine sono:
1)
Il
fine dell’azione umana è universale (Legge morale).
Per
l’azione umana raggiungere il fine universale è un obbligo.
2)
Il
fine dell’azione umana, che è universale, è il Bene e trascende
gli individui.
Il
concetto di Bene e la dottrina dello Stato coincidono.
Lo
Stato è per necessità Stato etico.
3)
La
vita dell’uomo e dello Stato si giustifica nella superiore realtà
dello spirito. Più l’autorità dello Stato è elevata, più
spiritualità saprà realizzare.
Lo
Stato forte deve essere Stato etico, quindi educare i cittadini alla
loro missione, elevandoli dalla vita della tribù a quella
dell’Impero.
Siamo
di fronte ad assiomi, il filo di sviluppo del ragionamento è quasi
impercettibile.
Le
idee fondamentali della dottrina del fascismo sono:
Il
fascismo è azione e pensiero.
L’individuo
è governato da una legge morale che unisce gli uomini in una
tradizione e in una missione.
La
concezione fascista della Vita è:
A)
Antipositivistica ma Positiva perché concepisce l’individuo come
realtà attiva e dinamica.
B)
Etica perché concepisce l’individuo come soggetto di doveri e non
fonte di diritti.
C)
Religiosa perché concepisce l’individuo come subordinato a una
legge superiore che lo trascende.
D)
Storica perché concepisce l’individuo nella storia e nella
società. L’uomo fuori dalla storia e dalla società è nulla.
La
dottrina fascista culmina nell’idea dello Stato. Lo
Stato è coscienza e volontà universale dell’uomo nella storia.
A
questo punto le definizioni cercano di fissarsi come negazioni e
opposizioni.
Lo
Stato fascista è contro:
Il
Liberalismo classico.
Il
Socialismo (no alla lotta di classe).
La
Democrazia (il popolo è uno, non una somma di individui “numero”).
Il
Nazionalismo del XIX secolo (che afferma che la nazione crea lo Stato
mentre per il fascismo è lo Stato che crea la nazione e può
inglobale al suo interno colonie e conquiste).
Il
paragrafo del Bignami dedicato alla “Dottrina politica e sociale”,
definita “Dottrina dell’azione”, è caratterizzato da una breve
storia del fascismo dall’adunata di Piazza San Sepolcro del 1919 e
dall’ammissione che al fascismo delle origini mancò una vera
conoscenza dei propri obiettivi.
Anche
qui si procede per negazioni: la Dottrina dell’azione è contro
socialismo, democrazia e liberalismo.
Il
fascismo non crede al pacifismo: solo la guerra porta al massimo le
energie umane e questa frase, rivolta a un popolo stremato dallo
sforzo bellico, sfiduciato e prossimo al tracollo, suona beffarda e
grottesca.
Tale
visione “culmina nell’idea dello Stato”, che è un assoluto
mentre gli individui sono il relativo.
Lo
Stato è:
Etico,
perché educa i cittadini alla virtù civile.
Corporativo,
rivendicando a sé l’economia.
Impero,
perché teso all’espansione come manifestazione di vitalità.
Un’espansione che deve essere territoriale, militare o mercantile,
ma soprattutto spirituale e morale, fungendo da faro alle altre
nazioni.
Riassumo
le conclusioni del Bignami:
“Il
fascismo è la dottrina più adeguata a rappresentare un popolo come
l’italiano, che risorge dopo secoli di abbandono e servitù
straniera, e quei popoli che hanno sete di autorità, di direttive di
ordine.”
Non
voglio aggiungere giudizi personali e lascio al lettore la propria
analisi. Voglio solo porre l’accento sul contesto nel quale il
fascismo attecchisce secondo l’autore e con il quale non posso che
concordare: presso quei popoli che hanno sete
di autorità, di direttive di ordine e che
quindi sono pronti, sciaguratamente, a cedere parte della loro
libertà per un illusorio senso di sicurezza.


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