Giuseppe Pontiggia Nati due volte a cura di Marcello Sgarbi
Giuseppe Pontiggia
Nati due volte – (Edizioni Mondadori)
Collana:
Oscar classici moderni
Formato:
Tascabile
ISBN
9788804599975
Una volta
si chiamavano handicappati, quando si parlava di loro si diceva “quelli
meno fortunati di noi” (definizione tutta da verificare, se
pensiamo alle
cronache familiari di parecchi normotipici di oggi), si tenevano in
casa, per
vergogna. Poi hanno salito un gradino della scala sociale assumendo
lo status di
disabili: i ciechi sono diventati “non vedenti”, i sordi “non
udenti”, gli zoppi
“claudicanti” (un po’ come le donne di servizio promosse al
grado di colf o gli
spazzini, trasformati in eticissimi operatori ecologici).
Oggi li
chiamiamo diversabili (per negare comunque l’evidenza della
diversità?
Come mai,
nel mondo normale non esistono forse abilità diverse?) quando, se solo
cercassimo di conoscerli veramente, scopriremmo che sono
semplicemente persone speciali. Per entrare nella loro dimensione basta
aprire le pagine di questo libro di Pontiggia, autore ahimè
prematuramente scomparso, perché chissà quanti altri regali avrebbe
potuto fare alla letteratura italiana. Con lucido disincanto,
esattezza dello scrivere, una lieve, intermittente ironia e nessuna
concessione all’autocommiserazione, ci fa partecipi del suo
incontro personale con la disabilità mentre sembra raccontare l’esperienza
di un altro. “Qualunque cosa vogliate dire, c'è un solo nome per
esprimerla, un solo verbo per darle vita, un solo aggettivo per
descriverla” - diceva
Flaubert, uno che di parole se ne intendeva. E il vocabolario di
Pontiggia è tanto
preciso quanto essenziale, indispensabile per capire davvero qualcosa delle
persone speciali.
“Lui
procede ondeggiando come un marinaio ubriaco. No, come uno spastico. Si
volta per dirmi con la sua voce stentata: ‘Se
ti vergogni, puoi camminare a distanza. Non preoccuparti per me’”.
“Questi
bambini nascono due volte. Devono imparare a muoversi in un mondo
che
la prima nascita ha reso più difficile. La seconda dipende da voi, da
quello che saprete dare. Sono nati due volte e il percorso sarà più
tormentato.
Ma
alla fine anche per voi sarà una rinascita. Questa almeno è la mia
esperienza.
Non
posso dirvi altro”.
“Quando
Einstein, alla domanda del passaporto, risponde ‘razza umana’, non
ignora le differenze, le omette in un orizzonte più ampio, che le
include e
le supera. È questo il paesaggio che si deve aprire: sia a chi fa
della differenza una
discriminazione, sia a chi, per evitare una discriminazione, nega la
differenza”.
“Infinite
sono le ragioni con cui gli altri ci negano l’aiuto, ma la più
astuta
è
che vogliono aiutarci”.
“Le
ragioni dei deboli ci colpiscono solo quando diventano le nostre”.
“Il
diverso ci fa sentire diversi – contrariamente a quanto si pensa –
ed è questo che
non siamo disposti a perdonare”.
“Quando
diciamo che l’esperienza ci aiuta a capire l’handicap, omettiamo
la parte più
importante, e cioè che l’handicap ci aiuta a capire noi stessi”.
“Chi
ostenta pietà non sospetta di ispirarla negli altri. È anzi il suo
modo di esorcizzarla e di tenerla lontana. Mentre è la via più
breve per meritarla”.
©
Marcello Sgarbi
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