Ferruccio Parazzoli – Per queste strade familiari e feroci (risorgerò) a cura di Marcello Sgarbi



Ferruccio Parazzoli
Per queste strade familiari e feroci (risorgerò) – (Edizioni Mondadori)

Collana: Scrittori italiani e stranieri
Pagine: 271
Formato: Brossura
ISBN 8804527307

"Cristiani, non tutti possono esserlo: è questione di fede, e diciamo anche, di grazia. Cattolici, tutti possono esserlo: è questione di volontà, di convenienza, di interesse". Sono parole di Giuseppe Prezzolini: un grande scrittore, traduttore e consulente editoriale ma, soprattutto negli ultimi anni della sua lunga, agitata vita, un’anima all’incessante ricerca di Dio. Sarebbero le più adatte a introdurre un romanzo come questo: il diario di don Ennio, un semplice prete di città, una vicenda dove sembra di sentire riecheggiare Bernanos e Silone.
In definitiva un libro scomodo perché, come succede al suo protagonista, ci interroga sul nostro modo di vivere la fede e di testimoniarla.
Dalla cronaca quotidiana di don Ennio escono ritratti e storie di persone comuni, le stesse che anche noi incontriamo ogni giorno sulle scale di casa, in metrò, in negozio. Le vediamo senza osservarle, le sentiamo senza ascoltarle perché, come ha detto qualcuno, “ci stiamo anestetizzando”. Allora, per ravvivare il nostro spirito, dovremmo tenere questo libro sempre aperto e appena svegli leggere ogni giorno una nuova pagina. E poi andare incontro alla vita da cristiani e capire che non siamo soli. Mai.

Spesso, infatti, la vita sembra trascinarsi in un tunnel senza vie di uscita e tanto più ci si dibatte tanto più ci sembra di restare immobili, prigionieri di invisibili legami. Allora ci si aggrappa a ogni più piccola novità come a una parvenza di luce che indichi la strada da seguire per uscire dalla gabbia che noi stessi ci siamo stretta addosso”.

Forse sbaglio, ma penso che il Vangelo non sia eguale per tutti né, tanto meno, come invece spesso si crede, così tranquillizzante”.

Al di là del dolore e dell’angoscia” credo di aver detto, “oltre i nostri dubbi e la nostra indegnità, ecco giungerci la parola di verità e di promessa, ecco la mano che, dalla Croce, ci è tesa da Cristo come da un fratello, come se Cristo la schiodasse per noi da quella sua Croce e ce la tendesse attraverso lo spazio e il tempo per attrarci a sé, per darci la sua gloria e la sua pace. ‘Oggi sarai con me in paradiso’. Sono le parole di un re, ma di un re che soffre con noi e per noi. È la promessa che il suo Regno è già qui, pronto. Da subito, da oggi stesso. Ogni giorno ci troviamo indegni di far parte di questo Regno, eppure ogni giorno dalla Croce ci giungono il perdono e la promessa. Nessuno si scoraggi della propria vita”.

Nulla, dunque, andrà perduto, non ci sarà spreco, neppure di una briciola.
Questa nostra umanità affaticata, questi nostri corpi stanchi che si esauriscono in una ininterrotta e pesante catena di azioni quotidiane non saranno gettati via nell’ora della nostra morte, quando sembrerà che tutto sia stato inutile: bontà, pazienza, onestà, sofferenza, pietà. La morte, il nemico entrato nella storia dell’uomo con la spaccatura del peccato, sembra gettare tutto in un mucchio senza distinzione, sembra irridere e rendere vano lo sforzo quotidiano dell’uomo, annichilire la più modesta speranza. Se davvero la morte vincesse e davvero spazzasse via ogni cosa, come un ubriaco si tira dietro stramazzando la tovaglia imbandita, davvero le nostre azioni non avrebbero senso.
Parlo di quelle piccole azioni ignote a tutti tranne a chi le compie e a Dio, che costituiscono il vero tessuto della vita, ma che non hanno né ricompensa né merito di fronte al mondo, quelle briciole, quel pulviscolo, quella Via Lattea, la grande nebulosa dell’uomo comune, voglio dire, di colui che non farà mai parlare di sé, né giornali né televisione, che non verrà mai neppure menzionato nel più modesto ordine di servizio”.

(c) Marcello Sgarbi


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