A PROPOSITO DI AMORE di Roberto Bertazzoni
A PROPOSITO DI AMORE di Roberto
Bertazzoni
Ma che cos'è questo
amore? Che non ci dà tregua e non ci lascia in pace, che ci segue
sempre e ci fa paura? Che ci scorre dentro e non ci fa dormire e ci
fa sognare per una vita intera? Che guida le nostre mani e ci regala
gioia, che ci fa superare muri altissimi, distanze infinite e attese
impossibili?
Questo amore s'impossessa
di noi “diversi”, come un dono o come una condanna.
A volte invisibile e
fragile, a volte vivace e impaziente; eppure chiuso e scontroso,
sofferente e rassegnato, assurdo e folle.
Nei tramonti infuocati
nelle sere d'estate, nell'oscurità e nella bellezza, nel vento forte
che spazza via le foglie di questa terra dura; che protegge i suoi
fiori più belli con spine acuminate e intricati rovi.
Lui è nostro nutrimento:
necessità, essenza.
Che sia per una delicata
farfalla o per un ruvido elefante, non c'è distinzione alcuna: è
amore.
Lui è sempre lì, chiuso
dentro di noi come un piccolo tesoro in attesa di vita; colmo di
energia e fragilità, fiducia e speranza.
Ed è pronto lo scrigno
ad aprirsi al momento, perché noi “diversi” amiamo così, senza
risparmio, con forza o delusione, sconfitti, ma credenti. Sempre
pronti alla battaglia e mai completamente domi. Forse entusiasti già
del viaggio prima che della meta.
Ma cosa sarà questa
linfa vitale che ci fa piangere e tremare, sbagliare e perderci a
volte in dimensioni oscure?
E poi costruire
fantastici castelli di sabbia, con cura e attenzione per vederli
nell'attimo splendere e, subito dopo, crollare, sfatando l'illusione
che sia per sempre.
Questo amore che ci dà
emozioni come un fiore delicato e struggente, come un mare in
tempesta. Ci fa pentire per due occhi che ti guardano scuri, per
parole non dette e frasi dimenticate.
Io, “diverso”,
l'amore l'ho trovato, anche nelle lacrime che mi dissero: «Tu
mi hai illuminato la vita », stringendomi forte le mani.
L'ho trovato parlando con
Dio come al mio più vicino e sicuro amico. L'ho trovato odorando la
terra dopo un temporale, o su alte cime dove il silenzio, tutto
intorno, era come musica.
E lì, ascoltando
emozioni nascoste, ho finalmente capito che, malgrado tutto, la mia
vita di “diverso”, in ogni piccolo attimo: sconcertato, sperduto,
insignificante, tragico, spietato e fragile, è davvero un immenso
dono.
Merita assolutamente
d'essere vissuta.
Perché, noi “diversi”,
amiamo solo così.

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