SEMPLIFICAZIONE, SI VOLTA PAGINA? di Antonio Laurenzano
SEMPLIFICAZIONE, SI VOLTA PAGINA?
di Antonio
Laurenzano
Il coronavirus con la
eccezionalità dei suoi effetti ha messo a nudo la debolezza
strutturale del sistema Paese intrappolato nei lacci e lacciuoli di
un’asfissiante burocrazia e in un federalismo reso zoppo da una
rattoppata modifica del Titolo V della Costituzione che ha generato
un groviglio di norme e regolamenti, attribuzioni e competenze tra
Stato centrate e autonomie locali, non sempre chiare e univoche. La
fase 3, quella del “rilancio”, dovrebbe segnare la svolta nel
tormentato rapporto fra cittadini e Pubblica amministrazione. E’
l’impegno preso dal Presidente Conte nel corso dei lavori degli
Stati generali sull’economia svoltisi a Roma, a Villa Pamphili.
“Stiamo lavorando sulla semplificazione, con l’obiettivo di
rendere più rapidi e trasparenti i processi amministrativi”, ha
dichiarato il Premier. Si tratta di semplificare, velocizzare le
procedure e, ancora, sbloccare cantieri e investimenti pubblici con
un alleggerimento, in chiave europea, del discusso Codice degli
Appalti. Rimuovere cioè certe bardature a livello decisionale con
inutili duplicazioni di funzioni, azzerando un deleterio centralismo
amministrativo.
Ci sono rischi che il
Paese non può permettersi, è in gioco la sopravvivenza e il futuro.
Non è più tempo di semplificazioni annacquate o solo annunciate
sulla scia di quanto (non) hanno fatto i vari governi succedutisi a
Palazzo Chigi negli ultimi decenni. Semplificare la miriade di
vessazioni burocratiche a beneficio dei cittadini e delle imprese. E’
il caso della tanto attesa riforma fiscale per un fisco più equo e
più giusto. “Passare dalla semplificazione alla semplicità”, ha
ammonito Enrico De Mita, docente emerito di Diritto tributario alla
Cattolica di Milano. L’ordinamento tributario non può continuare
ad essere caratterizzato dalla casualità, dall’incertezza e
dall’arbitrio a causa di ragioni di gettito. I principi dello
Statuto del contribuente devono diventare il cardine del sistema e la
fonte di ispirazione del Legislatore. “Solo la semplicità
originaria della Legge consente di individuare agevolmente la norma
applicabile al caso concreto in termini di chiarezza e di
trasparenza.” Un appello per un’attività legislativa seria e
responsabile.
Il nostro Paese ha il non
invidiabile record della onerosità degli adempimenti fiscali con un
basso rapporto costo-beneficio in termini di lotta all’evasione.
L’assenza di una pur minima visione strategica e della reale
capacità di governare l’ordinamento tributario genera grande
confusione con palesi contraddizioni sul piano normativo. Da anni si
opera con una frantumazione della legislazione tributaria e un
proliferare di leggi e leggine che è causa non solo di uno
scadimento qualitativo della legislazione, ma anche della potenziale
ignoranza della legge, con grave pregiudizio della certezza del
diritto, divenuta una chimera! Una violazione dell’insegnamento di
Ezio Vanoni, il padre della omonima riforma tributaria degli Anni
Cinquanta, che auspicava “un ordinamento tributario conoscibile
nelle forme e comprensibile nei contenuti”.
Il contrasto all’evasione
fiscale, che in Italia ha raggiunto livelli patologici con ricadute
sull’economia del Paese, va condotto con una normativa chiara,
estremamente semplice. Più complicato è un sistema fiscale, più
facile sarà nascondere reddito nelle sue pieghe oscure, anche in
termini di elusione. Sarebbe ora di voltare pagina: mettere al
centro, sul piano legislativo, l’obiettivo di una profonda
semplificazione con un taglio netto di balzelli e inutili
adempimenti. Ciò di cui il Paese ha bisogno, soprattutto in un
periodo di forte recessione, è un fisco che oltre a ridurre la
pressione fiscale sostenga la crescita per aggredire l’ingombrante
debito pubblico, rimettendo in moto la produzione sui mercati
internazionali a difesa del made in Italy.
Basta con le infinite
proroghe, perché la necessità di prorogare si lega infatti alla
quantità eccessiva di adempimenti che continuano a gravare sui
contribuenti. E’ il tentativo estremo di rimediare a qualcosa che
in sede legislativa non ha funzionato, conseguenza ed effetto di una
inquietante estemporaneità che peggiora, se possibile, la situazione
in uno dei sistemi fiscali più complicati d’Europa. Un mix di
elementi espressione di un sistema malato che genera un fisco che
appare sempre più lontano dalle esigenze del Paese. E’ ora di un
salto di qualità per rendere efficiente e trasparente il processo
decisionale e soprattutto per dare credibilità, nella
semplificazione, all’azione di una seria lotta all’evasione
fiscale. Sarà la volta buona o la bufala da Covid-19?
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