Lev Nikolaevic Tolstoj – La morte di Ivan I’lic a cura di Marcello Sgarbi


Lev Nikolaevic Tolstoj
La morte di Ivan I’lic - (I Grandi Romanzi – Edizioni Rizzoli)

Collana: Pillole BUR
Pagine: 97
Formato: Brossura
EAN 9788817020855


La morte: pensarci molto e parlarne poco”. Non ricordo chi lo scriveva, ma è un’altra conferma di quanto l’argomento sia scomodo. Tanto più oggi, tempo in cui prevale la cultura dell’apparire, sempre e comunque, sani, belli e sicuri di sé. Tempo in cui l’importante è essere upgradati, downloadare e customizzare le più varie esigenze (quando non ci si riesce è questione di attimini). Proprio per questo, ho scelto un classico per parlare di morte. Perché è sempre uguale e sempre diversa. Quella di Ivan I’lic chiede rispetto.
Ivan Il’jc Golovin, consigliere di Corte d’Appello, uomo “in carriera” dalla brillante vita sociale, cade da uno sgabello e prende un colpo al fianco.
Una piccola banalità che, però, con l’andar del tempo, fa crescere parallelamente il dolore fisico e insieme l’intima angoscia del magistrato: nella coscienza di Ivan Il’jc si insinua l’idea della morte, nella realtà di tutti i giorni viene allo scoperto la falsità di chi vive vicino a lui e lo sopporta. Romanzo crepuscolare?
Forse, ma potrebbe anche essere uno degli articoli dei quotidiani di oggi, uno di quelli che non leggiamo mai, da ultima pagina. Oppure, uno di quelli firmati da Cesare Fiumi, così ricchi di storie borderline. Perché l’impressione che rimane, dopo aver letto questo lungo racconto, è che niente è più semplicemente attuale di così.

Il tormento maggiore di Ivan Il’ic era la menzogna, quella menzogna da tutti accettata, secondo la quale egli era soltanto ammalato e non moribondo ed era sufficiente ch’egli se ne stesse tranquillo e si curasse, perché tutto tornasse come prima. Mentre egli sapeva benissimo che qualunque cosa facessero, non ne sarebbe venuto fuori nulla, tranne sofferenze ancora maggiori e morte. Questa menzogna lo tormentava, come pure l’ostinazione con cui gli altri non volevano ammettere ciò che sapevano, ciò ch’egli sapeva. Volevano continuare a mentire sulla sua orribile condizione e volevano costringerlo a partecipare a questa menzogna. Una menzogna ai suoi danni, alla vigilia della sua morte, una menzogna finalizzata a ridurre l’atto terribile e solenne della sua morte al livello delle loro visite, delle loro tende, degli storioni per il pranzo. Questo era ciò che affliggeva Ivan I’lic.
E di frequente gli era capitato, mentre loro arrivavano a recitare la loro parte,
di essere stato sul punto di gridare: smettetela di mentire, voi sapete bene, come lo so io, che sto morendo, smettetela dunque. Ma non aveva mai trovato il coraggio di farlo”.

© Marcello Sgarbi

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