“Il CODICE DELL’AMOR DIVINO” Un testo intenso e di forte spiritualità che riprende delle antiche catechesi sul Decalogo A cura di Vincenzo Capodiferro
“Il
CODICE DELL’AMOR DIVINO”
Un
testo intenso e di forte spiritualità che riprende delle antiche
catechesi sul Decalogo
A
cura di Vincenzo Capodiferro
“Il
Codice dell’Amor divino. Le catechesi di Mademoiselle Cologne sul
Decalogo”, è un testo pubblicato da Edizioni Sant’Antonio nel
maggio del 2020. Questo Commento
al Decalogo
deriva dalle Istruzioni
catechistiche del Pensionat Mademoiselle Cologne, appartenente a San
Sulpizio, in Parigi, ove ha sede la Compagnia dei sacerdoti di San
Sulpizio, fondata da Jacques Olier (1608-1657). Il quaderno delle
istruzioni apparteneva ad una delle allieve: Céline Hérard e risale
al 1860. Tante erano belle queste esperienze dei pensionati che
vengono citate da alcuni autori dell’epoca, come E. M. Faillon,
Histoire
des Catéchismes de Saint-Sulpice,
Paris 1831 e Félix Dupanloup, Vescovo di Orleans, L’oeuvre
par excelence ou entretiens sur le catéchisme,
Paris 1868. Tra le allieve predilette di Mademoiselle Cologne vi era
Clémentine Nicolas, ragazza esemplare, la quale morì l’anno dopo
la sua prima comunione. Sulla sua tomba fu scritta la famosa frase
che troviamo anche nel nostro testo: A
Gesù e a Maria per sempre. Le
catechiste erano donne pie, preparate e venivano pagate con l’obolo
degli allievi che si iscrivevano al corso. Molto intensa questa
esperienza della Chiesa parigina che ci ricorda gli antichi tempi
degli arbori della Chiesa, quando i Padri insegnavano la dottrina
cristiana. Abbiamo aggiunto a completamento sei prediche del Padre
Francesco d’Agira, frate cappuccino, sul peccato e sull’inferno a
prosieguo delle istruzioni di Mademoiselle Cologne. Le meditazioni di
questo santo frate risalgono agli inizi del ‘900.
La
maggior parte di queste sono dedicate ad un commento ed
approfondimento sul Decalogo, il codice del divino Amore, appunto,
scolpito sul Sinai di ogni cuore. Ferventi ed elevate queste note
affettuose, rivolte a ragazzine in formazione, racchiudono uno
scrigno di tenerezza e di profonda pietà cristiana: pur appartenendo
ad un tempo che pare lontano dal nostro, che oramai è oberato dal
frastuono della post-modernità, ci devono far riflettere sul valore
immenso della legge divina, che è soprattutto una legge d’amore,
che si compendia nell’imperativo categorico: “Ama perché ama”,
e non solo, quindi, il “Devi perché devi” di kantiana memoria.
La legge dell’amor divino, l’agostiniano “ama et fac quod vis”
è la sintesi perfetta tra principio di piacere e il principio di
dovere. Mademoiselle Cologne insieme ad altre volontarie catechiste
ci hanno lasciato questo documento prezioso che testimonia
l’importanza dell’educazione cristiana. All’uomo moderno vuole
offrire uno spunto di seria riflessione sulla legge di Dio, fatta con
parole semplici, affettuose, che si rivolgono a ragazzini e
soprattutto ragazzine con fervore, amore e tenerezza. Non mancano
certo anche gli effluvi di austerità, che a noi oggi paiono
superati, come l’attenzione ai balli, ai festini, alle letture
sconce. Ma questi schiaffi d’amore servono, perché non è cambiato
nulla: la natura umana rimane sempre la stessa anche se il progresso
va avanti. È il caso di ricordare “Uomo del mio tempo” di
Salvatore Quasimodo: Sei
ancora quello della pietra e della fionda, uomo del mio tempo.
L’uomo non cambia mai e se prima c’erano i libri, i giornali
cattivi, adesso ci sono i cellulari e bisogna stare sempre attenti. I
giovani passano ore ed ore al cellulare ed anche gli adulti. Li vedo
ogni giorno persi sugli schermini. Non dialogano più. Per comunicare
anche a due passi usano le chat. È un tempo difficile. L’uomo
contemporaneo potrà assaporare questo gusto antico di bellezza
cristiana, quella bellezza sempre viva, che deriva dal più Antico e
il più Nuovo, nel contempo, che è Dio stesso, quella bellezza che
faceva esclamare ad Agostino: Tardi
ti amai, Bellezza sempre antica e sempre nuova. Tardi ti amai.
E per di più oggi che si richiede una complessiva
ri-evangelizzazione della società occidentale, già evangelizzata un
tempo, ma che ha perso il senso della fede. Abbiamo voluto dedicare
questa opera ad un nostro antico Padre Spirituale: Monsignor Domenico
Venezia, di Tolve. È stata una guida esemplare dei giovani,
amorevole, affettuosa e tenera. Ci ha sempre dato la mano nei momenti
di difficile cammino. Quando vedeva il giovane correva di lontano, lo
abbracciava, come il Padre il figliol prodigo, lo consolava. E come
potremo mai dimenticare queste premure amorose dei padri nostri? A
maggior ragione si trova proprio a chiusura del testo una bellissima
predica del Padre Francesco d’Agira sul figliol prodigo, di cui
riportiamo, per beltà alcune strofe del canto bellissimo che veniva
intonato nelle chiese un tempo:
Figlio,
deh torna, o figlio,
torna
al tuo padre amante!
Ahi,
quante volte e quante
io
sospirai per te.
Ahi,
quante volte e quante
io
sospirai per te!
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