STORIE DI PERSONE CHE HANNO VISSUTO LA GUERRA. Testimonianze raccolte da Martina Grossule
STORIE DI PERSONE CHE HANNO VISSUTO LA GUERRA.
Testimonianze raccolte da Martina Grossule
Riporto brevemente la testimonianza di Maria Grazia, nata nel 1945, la
quale mi ha raccontato la storia dei suoi genitori durante il periodo della
Resistenza. La madre, Tina Aiolfi, è rimasta orfana di entrambi i genitori a
dodici anni. Visse la sua adolescenza con la sorella maggiore Apollonia, che era
già sposata e alloggiava a Milano. Nell’estate del ’43, tuttavia, i
bombardamenti stavano radendo al suolo la città. La famiglia, che grazie al
matrimonio di Apollonia trovò un sostentamento economico (il marito era
benestante), decise quindi di trasferirsi lungo il lago Maggiore, a Trarego. Lo
scenario che trovarono in quella cittadina non era migliore, ma risultava
comunque più sicuro. Il lago Maggiore era infatti uno dei punti strategici che
l’Italia settentrionale vantava, e le truppe tedesche non tardarono ad arrivare.
Tina, ancora minorenne, alloggiava con la sorella e i nipoti fino al momento in
cui non conobbe Ercole Grignaschi, il padre di mia nonna. Egli era un
partigiano, ma anche un alpino, che partecipò ad una campagna in Russia e fu
colpito da un proiettile al ginocchio. Fortunatamente non si lesionò in modo
grave, e probabilmente i soccorsi valutarono che fosse meglio non estrarre la
pallottola. Questa infatti gli rimase nella gamba per tutta la vita, simbolo
della lotta per la libertà. Tina ed Ercole presto si innamorarono. I due
pensarono molto in fretta al matrimonio, anche se sussisteva un problema non
indifferente: Tina era ancora minorenne e senza genitori. Riuscirono però a
trovare un compromesso con il parroco, anche perché egli sapeva bene che Ercole
era chiamato a proteggere il territorio e non poteva aspettare. Si celebrarono
così le nozze, sfarzose ed eleganti, in quanto finanziate da Apollonia. Il
matrimonio ebbe un antefatto curioso: Tina possedeva già un bellissimo vestito
da sposa apparente alla famiglia, ma lo aveva lasciato a Milano. In quel periodo
risultava impossibile tornare nella città natale a prenderlo, così la sorella
commissionò ad una sarta che operava dall’altra parte del lago, un tubino bianco
realizzato su misura, che fu pronto in pochissimi giorni. Tina e Apollonia
percorsero chilometri in barca sul lago per andare a ritirarlo. Grazie al
matrimonio Tina ebbe il permesso di vivere autonomamente con il marito. I figli
di Apollonia soffrirono molto l’allontanamento della zia da casa, perché pur
essendo ella molto giovane si prendeva cura di loro come una madre. Ercole,
partigiano, doveva nascondersi nei boschi durante le avanzate dell’esercito
tedesco nei pressi di Trarego. Questi occupavano intere strade con i loro lunghi
cortei. Celebre in famiglia è l’episodio in cui Tina mise a punto una strategia
per avvisare il marito del via libera. Ella infatti stendeva le lenzuola bianche
solamente quando la strada su cui si affacciava la casa era sgombra dai soldati
nemici, quello era un segnale per Ercole e i compagni che potevano così tornare
a casa in sicurezza. Un altro episodio noto fu l’assalto all’albergo di Meina:
quest’ultimo era gestito da una famiglia ebrea, perciò i tedeschi lo occuparono
e fecero strage. Incuranti, colpirono tutti gli ospiti dell’hotel, senza nemmeno
preoccuparsi della loro provenienza. Gettarono poi i corpi delle vittime nel
lago. La famiglia che gestiva l’albergo riuscì però a salvarsi, perché originari
della Turchia, Paese neutrale.
Fortunatamente nessuno della nostra famiglia morì in Guerra, e nessuno dei
parenti di mia madre soffrì la fame. L’unico episodio spiacevole capitato da
quella parte della famiglia riguarda il fratello di Maria, la madre di mio
nonno. Egli era il direttore di un’azienda chimica nei pressi di Verbania, dove
negli anni successivi lavorarono alcuni dei miei parenti. Nel periodo della
Resistenza in quel luogo nascondevano gli ebrei, ma furono scoperti e accusati
di tradimento. Il fratello di Maria era già sul patibolo di esecuzione quando
una guardia che probabilmente gli doveva qualche favore lo salvò, raccontando ai
compagni che l’uomo in questione non era a conoscenza che la fabbrica venisse
usata come nascondiglio.
Al contrario, dalla parte di mio padre la situazione non fu
così fortunata. Durante la seconda Guerra Mondiale la famiglia risiedeva in
Veneto. La madre di mia nonna, Maria, era una donna molto forte e astuta.
Tuttavia aveva nove figli quindi nove bocche da sfamare, e i soldi mancavano.
Per fortuna la famiglia aveva un campo da coltivare, quindi molto spesso
facevano piatti a base di grano, come la polenta. Una delle cose che più mi ha
colpito dei racconti è che Maria spesso dovesse andare a rubare della frutta nei
boschi, ma non poteva recarsi in quei luoghi da sola, né da nessun’altra parte
senza essere accompagnata. Infatti, se un uomo vedeva una donna girare in
solitudine, quasi sicuramente abusava di lei. Maria allora si portava sempre
dietro una delle figlie, che se pur bambine erano la sua arma di protezione.
È così surreale pensare che i rumori più forti provenienti dall’esterno che
possiamo sentire oggi dalle nostre abitazioni siano le automobili o gli
aeroplani, mentre nemmeno cento anni fa era quasi normale convivere con il
frastuono delle bombe, sperando che queste non colpissero la propria dimora.
Martina Grossule
Commenti
Posta un commento
I commenti sono moderati e controllati quotidianamente.
Tutte le opinioni sono benvenute. E' gradita la pacatezza.