Isabel Allende Evaluna racconta a cura di Marcello Sgarbi
Isabel
Allende
Evaluna
racconta
– (Edizioni Feltrinelli)
Collana:
Universale economica
Pagine:
272
Formato:
Tascabile
EAN
9788807812064
Isabel
Allende è l’ulteriore conferma della particolare vivacità della
tradizione narrativa sudamericana, espressa anche da altri nomi
celebri fra cui Gabriel Garcia Marquez, Luis Sepùlveda e Francisco
Coloane: uno stile dove la facilità di scrittura diventa
quasi affabulazione mescolandosi al ricordo, alla metafora, alla
capacità di
evocare situazioni improbabili e immagini inedite e si stempera in un
racconto caleidoscopico, ricco di toni e sfumature. Basta sfogliare
le pagine di questa
piccola raccolta per vedere scorrere fra le righe una variopinta
galleria di
ritratti femminili, uno più interessante dell’altro e tutti di
grande originalità.
“A
undici anni Elena Mejìas era ancora un cucciolo denutrito, con la
pelle opaca
dei
bambini solitari, la bocca che mostrava qualche vuoto di dentizione
tardiva, i capelli color topo e uno scheletro visibile che pareva
troppo contundente per la sua taglia e
minacciava di sbucar fuori dalle ginocchia e dai gomiti. Nulla nel
suo aspetto tradiva i
suoi sogni torridi o annunciava la creatura appassionata che in
realtà era.
Passava
inavvertita tra i mobili ordinari e le tende stinte della pensione di
sua madre. Era solo una gatta malinconica che giocava tra i gerani
polverosi e le grandi felci del
patio o transitava tra il focolare della cucina e i tavoli della sala
da pranzo con
i piatti della cena”.
“Era
Hortensia, che brillava con una fosforescenza da madreperla sotto le
lanterne implacabili dei pompieri, quasi cieca, con i denti guasti e
le gambe tanto deboli che
quasi non poteva reggersi in piedi”.
“Per
tanti anni ballarono insieme il Capitano e la Bimba Eloisa, che
raggiunsero
la
perfezione. Ciascuno sapeva intuire il movimento susseguente
dell’altro, indovinare l’istante esatto della prossima giravolta,
interpretare la più impercettibile pressione della
mano o deviazione di un piede. Non avevano perso il passo una sola
volta in
quarant’anni, si muovevano con la precisione di una coppia abituata
a far l’amore e
a dormire abbracciati stretti, perciò risultava così difficile
immaginare che
non si erano mai scambiati nemmeno una parola”.
“Marcia
Lieberman sentì lo sguardo dell’uomo incollato alla sua pelle,
come
una carezza indecente”.
(c) Marcello Sgarbi
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