L'ISOLA DEL VIRUS di Bertazzoni Roberto

L'ISOLA DEL VIRUS di Bertazzoni Roberto

L'isola, il carcere, il regno dei cattivi.
E il virus? Io sono un detenuto e qui se ne parla, certo. Ora è diventata un'isola quasi deserta e la “vegetazione” è ancora più fitta, questo è sicuro.
E la gente fuori cosa ne pensa? Forse: « Ma sì, anche se prendono il virus lasciamoli morire, tanto sono carcerati e sono tutti cattivi. Buttiamo via questa chiave! Loro e il loro virus ». Non è così?
Si attendono sviluppi, ma siamo su di un'isola “in mezzo al mare” e tutto è diverso. Un mondo a parte.
Per ora non c'è nulla, ma domani …
In questi momenti si strappa via la maschera ed esce il bambino che hai dentro, cercando accanto a te una via, un senso, un rifugio.
Ma sull'isola l'energia pura non manca. Viene dell'anima, nasce dalla speranza. È la stessa energia che spinge l'erba a crescere, i fiori a sbocciare, i frutti a maturare, gli alberi a crescere, le farfalle a volare e la vita a manifestarsi.
Mi sconcerta che non sia sufficiente a contrastare la terribile forza che costringe gli uomini a uccidersi l'un l'altro, senza una ragione. Almeno non una che io possa comprendere. E improvvisamente mi vergogno. Altro che virus! Ma che sofferenza è la mia che ho ancora gambe, braccia, occhi, cervello; e le uniche ferite apparenti sono pochi graffi e lividi, frutto solamente di sbadataggine nell'usare una scopa o uno strofinaccio?
Che diritto ho io di lamentarmi? Sono vivo. Virus o no. Forse perché in me c'è passione per la vita, le emozioni, i pensieri e i progetti. E c'è passione per gli altri, comunque siano e qualsiasi cosa abbiano fatto. Passione che si espande in cerchi concentrici, come quelli creati da un sasso buttato in mezzo a uno stagno.
E allora non pensi più al virus, ma al tuo desiderio di rivalsa, di rinascita. Lo cerchi nella parola di un compagno che soffre, come te, in questa dimensione sconosciuta dove l'uomo è senza maschera e spesso senza dignità.
La cerchi negli occhi scavati di un uomo dallo sguardo perso e disorientato, in questo spazio irreale. L'isola.
E quando meno te lo aspetti arriva, d'improvviso. Ti dona vita, forza ai tuoi pensieri, alle tue azioni, ai tuoi progetti. Così non pensi già più al virus.
Non più uomini ombra e senza volto, ma persone, con i volti chiari come stelle. Così ti illumina la vita e ti fa desiderare di essere migliore di quanto sei stato sino a oggi.
Soprattutto quando, come me, ci si abitua a trovare spine sul proprio cammino, ma si continuano a ricercare sempre fiori bellissimi.

© Roberto Bertazzoni

Commenti

  1. anna buono17:17

    Bellissime parole Roberto, ma allo stesso tempo inquietanti. Noi uomini viviamo tutti in un isola deserta, dove ci siamo solo noi, tutto in funzione nostra. Eppure gli altri ci sono...ricorda molto il mito della caverna di Platone, schiavi legati a una ruota che non vogliono vedere altro di quello che offre una misera prospettiva di comodo. Ma il mondo è altro....è luce, spazio, amore, condivisione...tutto ciò che oggi viene a mancare. La morte fa paura, perchè non la si conosce e tutte le cose fuori dalla prospettiva sono nemiche ...ma allora l'anima, la spiritualità, i mondi paralleli, la quantistica, la religione..i miracoli, che esistono...i viaggi nell'infinito geografici e astrali, i poteri della mente, le autoguarigioni..tutta questa meraviglia a chi la lasciamo?
    Beato che ha occhi per vedere... grazie

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