Recensione di Manuel Vazquez Montalbàn – La solitudine del manager a cura di Marcello Sgarbi
Manuel
Vazquez Montalbàn –
La solitudine
del manager
(Edizioni
Feltrinelli)
Collana:
Universale economica
Pagine:
192
Formato:
Tascabile
EAN:
9788807813207
I
grandi esteti riescono sempre ad inventare ricette gustosissime:
barocche, come Gadda; fantasiose, come Vian; saporite, come Camilleri
e
Isabel Allende; o semplicemente geniali. Come Montalbàn,
che
imbandisce con cura e sapienza la tavola per il piacere del corpo
e
della mente. Provare per credere la lettura di questo gioiellino;
a
certe pagine mancano solo un abile regista e un maestro della
fotografia e… ciak! Si trasformano in scene da godere con
l’orecchio interno
e
da mangiare con gli occhi. Un assaggio? Confrontate i due testi:
il
primo è uno stralcio dello scrittore basco, il secondo è tratto da
Boogie
di
Paolo Conte (non a caso, un altro grande esteta). Non vi sembra già
di
sentire l’accordo degli ingredienti?
“Un
cono di luce scende sul biliardo d’angolo, dove le palle scorrono
consapevoli del loro colore, sontuosamente invecchiato in quelle
bianche, inquietante in quelle rosse. Un vecchio carambolista ingessa
con
lentezza liturgica la punta della stecca mentre con gli occhi
socchiusi studia il prossimo tiro. Ha la pancetta tipica del
giocatore di biliardo.
Quella
pancetta che va tirata dentro prima di ogni colpo per non toccare
la
sponda del tavolo, sconvolgendo cascate di birra e di caffè corretto
nei
pozzi interni del corpo. Il vecchio gira tutt’intorno al tavolo
mentre
il suo rivale sorseggia un bicchierino d’anice senza levare gli
occhi dal panno verde dove le palle interpretano la parte
assegnatagli
di
animali senza nervi”.
“Quei
due continuavano da lei saliva afrore di coloniali che giungevano a
lui come da una di quelle drogherie di una volta che tenevano la
porta aperta davanti alla primavera…”
(c) Marcello Sgarbi
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