Il tempo che si attende divora Mostra personale di Enrico Minguzzi a cura di Marco Salvario
Il
tempo che si attende divora
Mostra
personale di Enrico Minguzzi
a
cura di Marco Salvario
Chiono
Reisova Art Gallery - CRAG – Via Giolitti 51, Torino
24
ottobre – 16 novembre 2019
Non
so se le mie saltuarie recensioni abbiano offerto ai lettori un’idea
anche solo approssimativa di quanto dinamismo ci sia nel mondo
dell’arte torinese. Ci sono rioni e vie, dove bastano pochi passi
per trovare vetrine illuminate di artisti o espositori, e quasi ogni
portone ha sul citofono la targhetta di una galleria d’arte. Molte
di queste iniziative sono purtroppo meteore destinate a scomparire in
pochi mesi, ma altre si sono create o si creeranno un proprio spazio
espressivo; serve perseveranza, intuito, coraggio e anche un briciolo
di fortuna, ma una vita troppo facile non interessa a nessuno.
Uscito
di casa con due indirizzi da visitare, avevo trovato chiuso il primo
perché i giorni di apertura non coincidevano con quelli indicati su
internet e, stranamente e senza apparente motivo, chiuso anche il
secondo. Attenzione! Non che la mia mancata visita possa influire sul
destino di questi due posti che non cito, ma quando uno perde invano
il suo tempo e i suoi passi per fermarsi davanti a una porta chiusa,
difficilmente tornerà una seconda, anche perché, a quel punto si
continua come ho fatto io, si volge lo sguardo in un’altra via e si
viene a incontrare una nuova galleria e un nuovo artista. Così è
successo a me con la Chiono Reisova Art Gallery, CRAG per gli amici,
e con le opere di Enrico Minguzzi.
La
CRAG è una galleria d’arte che espone artisti emergenti dal 2016 a
Torino e, da pochi giorni, a Praga.
Trentottenne,
romagnolo della provincia di Ravenna, Enrico Minguzzi espone alla
CRAG per la seconda volta, la prima nel 2017, ha al suo attivo una
dozzina di mostre personali e moltissime collettive.
L’artista
realizza le sue opere a olio su resine fluorescenti; questa tecnica
gli permette di creare paesaggi che possiedono una luminosità
particolare e regalano cangianti sensazioni di tridimensionalità.
Scenari possibili ma immaginari, ipotetici, percepiti più che visti,
spopolati sia dalla presenza umana che animale.
I
suoi lavori si possono distinguere secondo il colore di base
utilizzato: verde, rosso e blu.
Il
blu ci comunica sensazioni notturne, fredde, umide.
Il
rosso parla di terre aride, bruciate, in lotta con il cielo. Forse
aliene.
Il
verde ha tonalità liquide che sembrano trascinarci nelle acque
limacciose e dense di uno stagno, completamente immersi, avvolti
dalle alghe.
Facce
diverse dunque, ma che riflettono l’unica volontà espressiva di
catturare la voce dalla natura nella sua condizione di energia capace
di resistere nei nuovi deserti che l’uomo sta creando e di
rinascere anche nelle condizioni più estreme.
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