IL GIARDINIERE CIECO di Guglielmo Aprile a cura di Miriam Ballerini
IL GIARDINIERE CIECO di
Guglielmo Aprile
©
2019 Transeuropa – Nuova poetica 3.0
isbn 9788898716xxx Pag.
64 € 15,00
Guglielmo Aprile ci
offre, con questa sua raccolta poetica, dei testi che non sono di
facile comprensione. Non sono poesie fruibili, subito assimilabili.
Contengono immagini interessanti, che fanno riflettere, da leggere
con attenzione.
Il suo modo di scrivere
non è per niente poetico, non nel senso proprio del termine, ma
scavato, duro, quasi le parole vengano estratte a mani nude dalla
terra.
È
un modo di comporre descrittivo, duro, asciutto.
I protagonisti dei testi
sono alquanto originali: sono infatti oggetti meccanici, animali,
cose … Ovviamente troviamo anche il sentire del poeta, ma le sue
sensazioni sono descritte in modo personale e con uno stile
assolutamente suo, ad esempio: “Non ho più notizie di me
neanche io so da quanto”.
La raccolta è suddivisa
in 5 parti: Cozze da allevamento – Sindrome di Cotard (in
psichiatria equivale al delirio di negazione assoluta), Fitta sotto
lo sterno – Le cateratte insonni – La scoperta del cinematografo.
Già da questi titoli
possiamo vedere l'immaginazione e l'originalità dei testi.
Ci sono molte frasi che
ho estrapolato dalle varie poesie, che mi hanno colpita, che mi hanno
fatto riflettere.
Ne riporto una per ogni
parte:
Da Plancton: “Ci
sarà mai, da qualche parte, un mare che non si beffa di chi tiene a
galla?”
Da
Movente: “Se vivere è delitto siamo tutti innocenti per
mancanza di un movente credibile”
Da
Sordina: “Siamo tirocinanti a tempo perso di un mestiere
che appare più complesso quanto più a fondo conosciuto”.
Da
Taccuino di viaggio: “lo zucchero spensierato del vento
fa da mediatore fra l’uomo e la sua morte”.
Da
Epitaffio: “Morire è scrivere l’ultimo verso, l’ultima
parola in fondo alla pagina conclusiva, di un best-seller mancato”.
L'autore
prende ispirazione da quello che vede, da ciò che i suoi occhi
attenti notano. So per certo che ha uno sguardo acuto, proprio per
quanto riesce a raccogliere e a infilare nei suoi testi.
©
Miriam Ballerini
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