NATURAL-MENTE. CORSO DI PSICOGENIA FISIOFRENICA A cura di Vincenzo Capodiferro
NATURAL-MENTE.
CORSO
DI PSICOGENIA FISIOFRENICA
A
cura di Vincenzo Capodiferro
È uscito da poco
alle stampe “Natural-mente. Corso di psicogenia fisiofrenica”
presso Éditions
Croix du Salut (16.04.2019), l’ultimo
libro di Vincenzo Capodiferro. Il “Corso di Psicologia Omeofisica”
o “Psicogenia fisiofrenica”, come viene designato nel titolo, è
frutto di una serie di meditazioni sulla psicologia razionale rivolte
ad un gruppo di alunni ristretto degli allievi del Liceo di Varese,
ove insegna l’autore. Questi allievi simbolicamente sono associati
ai quattro elementi fondamentali della Natura: ARIA, ACQUA, TERRA E
FUOCO. Schiariamo subito il campo: la psicologia che si tratta, pur
ricollegandosi alla psicologia scientifica, quella sorta nell’ambito
del positivismo, ufficialmente col laboratorio wundtiano (Laboratorio
di Psicologia,
Lipsia 1879), si riferisce soprattutto ed essenzialmente
all’antichissima scienza della Psyche, alla scientia
sui
di Socrate, di Platone, di Aristotele, etc., rispondendo proprio al
monito, all’imperativo delfico: Conosci
te stesso!
Quest’opera non pretende di essere un’opera di psicologia vera e
propria, ma più che altro di un’opera di counseling filosofico.
Non pretende di dare cure, ma consigli, itinerari, sicuri del
principio: medicus
curat, Natura sanat.
E la Natura sana anche le malattie mentali. È vero! È proprio così!
E la cura proviene dalla pura naturalità, senza farmaci. La
psicologia omeopatica parte da un preciso presupposto, che noi
abbiamo più volte indicato, prendendo spunto dal titolo di un quadro
di un autore sconosciuto: L’inadempienza
dell’anima alla follia.
La follia è un processo necessario della Natura, che va riportato
all’uscita-fuori-di-sé: il processo estatico per eccellenza.
Estasi
significa
uscire fuori. La Physis
indica pertanto il divenire, contrapposto all’Einai,
cioè l’essere in sé. L’Uno, come lo definivano Platone e
Plotino, esce fuori di sé e ritorna in sé. Così l’io esce fuori
di sé e ritorna in sé e lo fa nel passaggio da ogni stadio della
vita all’altro: crisi-stabilità-crisi … L’importante è allora
non è tanto sperimentare la patologia, quanto viverla come un
processo di avveramento dell’io. Così tra normalità e anormalità
c’è sì continuità come diceva Freud, ma c’è anche un rapporto
dialettico. Il processo dell’io è sempre uscire fuori di sé e
tornare in sé: exitus
e reditus.
L’opera ci offre uno sguardo sulle pulsioni fondamentali, le
tendenze, i temperamenti, i caratteri. E soprattutto ci offre una
terapeutica legata al counseling che si rifà alla maieutica
socratica, ricollegata naturalmente alla psicoanalisi. Vi è
l’analisi precisa dei tre mondi: quello sensale,
o reale, quello immaginale,
o medio, legato al principio di intenzionalità e quello ideale,
o iperuranico, che coincide col mondo trascendentale apriori di
kantiana memoria. Vi è infine una sezione dedicata
all’interpretazione dei miti antichi in chiave psicologica. Il
messaggio fondamentale comunque resta quello: solo tornando alla
Natura, la grande madre, che non è matrigna, come credeva Leopardi,
possiamo guarire dal male di essere (il male
di vivere
di Montale ed altri) e dall’allontanamento dal vero essere. Nella
speranza di aver apportato un valido contributo alla psicologia
naturalistica, proponendo, tra l’altro, sedi di recupero in piena
natura che ci ricordano gli antichi “falansteri”, ci rimettiamo
al giudizio ed alla sensibilità del lettore.
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