“MISTERI PLASTICI” DI ENZO CAPOZZA E M. RITA FEDELI Una sperimentazione scultorea neo-avanguardista della coppia di artisti viggiutesi




MISTERI PLASTICI” DI ENZO CAPOZZA E M. RITA FEDELI
Una sperimentazione scultorea neo-avanguardista della coppia di artisti viggiutesi

Enzo Capozza e Maria Rita Fedeli nascono nel 1973 a Varese. Artisticamente cominciano a collaborare dal 1993. Si diplomano presso l’Accademia di Brera. Collaborano con Arnaldo Pomodoro ed Eliseo Mattiacci. Partecipano a diverse mostre. Le loro opere sono presenti in collezioni pubbliche e private. Vivono nell’incantevole ed incantata cittadina di Viggiù, paese di scultori. Scrive di loro Claudio Cerritelli: «È raro incontrare nel panorama artistico attuale esperienze legate al lavoro in coppia, doppio sogno vissuto in modo talmente profondo ed indissolubile da trasformare la sintonia creativa in un modello di comportamento autonomo, al di fuori di qualunque parametro conosciuto. A differenza di coppie di artisti che lavorano in simbiosi oppure sono votate ad un senso di reciproca collaborazione, non necessariamente rispondenti ad una comune tensione esistenziale, nel caso di Enzo Capozza e di Maria Rita Fedeli si avverte una persistente unità di intenti che caratterizza in modo inconfondibile le dinamiche della loro ricerca» (Tratto da “Misteri plastici”, Consorzio LVG, Azzate 2017). Questa è la prima nota inconfondibile da sottolineare: l’amore! L’Eros è fonte primordiale di arte. Enzo è l’artista-artigiano: l’operatore, il fabbro, l’umanista homo faber. Questo attivismo tipico della natura umana si denota in forme plastiche molto ruvide, dai contorni sfumati, che si confondono quasi col sottofondo. L’altro motivo molto forte è quello naturalistico, ben ricalcato dal Cerritelli: «un’idea di scultura come sperimentazione di energie ancestrali, potenzialità primordiali, fervori della materia sentita come essenza vitale». Gli Scolastici dicevano: formae educuntur e potentia materiae. La materia è una potenza viva, non morta. Enzo Capozza lavora molto sul legno. Le sculture riassumono delle figure stilizzate, dei segni ancestrali, come le antiche Rune. L’alfabeto runico era considerato il linguaggio originario della Natura. La Natura madre si comunica attraverso dei segni misteriosi: gli artisti sono gli interpreti di questo linguaggio primordiale e lo sono più degli scienziati, che l’hanno, invece, tradita, alla faccia di Bacone e del suo Natura non nisi parendo vincitur. Anche gli stessi numeri imitano la ritmicità naturale, per cui Galileo poteva dire che il gran Libro della Natura è scritto in caratteri matematici, ed i Pitagorici: tutto è numero! Capozza si ispira direttamente all’avanguardismo russo. Fu un’esperienza straordinaria: durò pochissimo. Poi venne Stalin: tutti i despoti distruggono l’arte! Vi vedono sempre sospetti dappertutto! Così Hitler e tutti gli altri! Eppure Hitler era un artista. A volte la “fantasia al potere” può essere pericolosa. Bisogna stare attenti! Non ci sono persone più insicure sulla terra che i dittatori! Gli avanguardisti, simili per certi aspetti ai nostri futuristi, per quanto accostati forzatamente la Fascismo, assumono un comportamento nuovo, provocatorio, anti-borghese per eccellenza. Nell’espressione artistica dei nostri invece troviamo un segnato naturalismo. L’arte sì diventa trasformazione, non è più la schellinghiana finestra sul mondo immaginario, complementare a quello reale, ma è una trasformazione che trasfigura l’essenza e l’ebrezza umana nel sottofondo della Natura. Anche i colori sono detonanti, calmanti … Due sono le tendenze della temporalità originaria: il passatismo ed il futurismo. Il Capozza guarda con sicurezza al naturalismo originario, a quel naturalismo che aveva confortato generazioni e generazioni di intellettuali, memori della lezione illuminista.

Vincenzo Capodiferro



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