UN ESTRANEO AL MIO FIANCO di Ann Rule a cura di Miriam Ballerini
UN
ESTRANEO AL MIO FIANCO
di
Ann Rule
©
2002 Longanesi & C. Milano
Pag.
557 € 18,00
ISBN
10:
8830420042
In
questo libro si narra di una storia realmente accaduta, la vicenda di
uno dei serial killer americani più noti:Theodore Robert Bundy. Ann
Rule, giornalista, ex poliziotta, scrisse questo libro sei anni prima
di venire a conoscenza di chi fosse il colpevole. Doveva essere,
infatti, il resoconto di diversi omicidi irrisolti di ragazze; uno
dei tanti libri scritti da una giornalista di cronaca nera. La Rule,
invece, si trovò ad affrontare una tremenda verità: l’individuo
al centro delle indagini della polizia, non era affatto un estraneo,
ma un suo caro amico. Nonostante questo, è da ammirare il suo modo
di scrivere che, pur sfiorando di continuo la sua vita privata, non è
mai inciampato in giudizi di carattere personale. Ha saputo riportare
tutti i fatti così come sono accaduti, parlando delle persone
coinvolte dalla follia omicida di Bundy. Ha descritto la vita di Ted,
i suoi rapporti con lui, ricordandolo come un caro amico, riuscendo a
de-scrivere la sua incredulità, la sua fatica ad accettare che Bundy
fosse quel
Ted. Lo ha fatto restando un gradino più in alto, dal quale
descrivere e guardare a quella storia da un punto di vista
distaccato. La vicenda di Ted Bundy è durata anni: dal 1974, al
1980. Conclusasi per sempre nel 24 gennaio 1989, con l’esecuzione
di Ted. Leggendo le pagine scritte dalla Rule, si comprende che non
può esserci una fine per le persone coinvolte: per i parenti delle
vittime, i mariti, chi ha creduto nell’innocenza di Bundy, lei
stessa. Ancora oggi, infatti, nonostan-te siano passati anni dalla
morte di Ted, c’è ancora chi le chiede come fosse, impedendole di
dimenticare. Così lo descrive Ann Rule: “Ted
Bundy appariva agli occhi del mondo come un uomo affascinante, con un
corpo curato nei minimi dettagli, una barriera di forza per impedire
di vedere il terrore che vi regnava dentro. Era brillante, uno
studente capace di distinguersi, spiritoso, loquace e convincente.
Adorava sciare, andare in barca a vela e fare camminate. Prediligeva
la cucina francese, il buon vino bianco ed era un buongustaio. Amava
Mozart e i film che nessuno conosceva. Sapeva esattamente qual era il
momento più adatto per spedire fiori e biglietti sentimentali. Le
sue poesie d’amore erano tenere e romantiche. Eppure, in realtà,
Ted teneva di più agli oggetti che alle persone. In realtà, era
sempre stato pesantemente svantaggiato, proprio come una persona
sorda, cieca o paralizzata. Ted era privo di coscienza”.
Una
persona che avrebbe potuto essere come chiunque di noi se … Per
scoprirlo, vi consiglio di leggere questo libro scritto con
sensibilità e perizia e che, soprattutto, non giudica.
Dopo
l’esecuzione del suo amico, Ann scrisse: “ Il Ted che avrebbe
potuto vivere e il Ted che era vissuto morirono
entrambi il 24 gennaio 1989”.
©
Miriam Ballerini

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