Carmelo Musumeci da Papa Francesco
Finalmente Carmelo Musumeci ha avuto modo di incontrare Papa Francesco e gli ha domandato se poteva abbracciarlo a nome di tutti gli ergastolani.
ECCO ALCUNI BRANI DI UNA LETTERA CHE AVEVO SCRITTO A PAPA FRANCESCO
QUANDO PENSAVO CHE DI ME SAREBBE DAL CARCERE USCITO SOLO IL MIO CADAVERE:
Papa Francesco, penso di non conoscere a fondo l’amore di Dio, ma conosco
bene l’odio degli uomini che mi tengono prigioniero come un animale in gabbia.
Le prigioni, così come sono, sono fabbriche di odio ed è difficile migliorare le
persone con la violenza e la sofferenza. Il carcere in questo modo ci trasforma
in mostri perché qui non esiste l’amore, esistono solo i disvalori. Se siamo
uomini non possiamo stare solo anni e anni chiusi in una cella, dovremmo stare
insieme ad altri uomini migliori di noi. Sono fortemente convinto che perdonare
è più facile di essere perdonato. Il perdono ti fa amare il mondo, la vendetta
te lo fa odiare. Il perdono è la migliore vendetta che una società può dare,
perché fa incredibilmente tirare fuori il senso di colpa per il male fatto.
Molti non sanno amare perché non sono amati, altri hanno l’amore nel cuore e non
lo sanno. Una persona che ha infranto la legge di Dio e degli uomini per essere
recuperato non dovrebbe avere bisogno di sbarre, ma di essere amato come una
persona libera, se non di più. E una persona perbene per smettere di essere
disonesta deve imparare ad amare tutto e tutti, perché chi ama fa innanzi tutto
bene a se stesso, perché solo l’amore ti fa diventare felice.
Papa Francesco, l’ergastolo è una pena di morte a gocce. È sbagliato dire che
assomiglia alla pena di morte perché è molto peggio, dato che la pena di morte
si sconta da morto e la pena dell’ergastolo si sconta da vivo. Con la pena di
morte finisce la punizione e la vita… invece con la pena dell’ergastolo inizia
un’agonia che durerà per tutta la vita. Gli ergastolani vivono distaccati ed
estraniati da tutti gli altri prigionieri, nel nostro mondo di solitudine e
ombra. Per noi morire è la cosa più facile, invece vivere è la cosa più
difficile. Sogno spesso di avere un fine pena per avere un calendario in cella
per segnare i giorni, i mesi e gli anni che passano. Spesso sono stanco di fare
battere il mio cuore fra quattro mura… prigioniero in fondo agli abissi, ferito
da uomini dal cuore sporco e la fedina penale pulita. Sono stanco di essere
chiuso e solo senza speranza… seguendo sogni con occhi aperti e spenti. Sono
stanco di essere solo un’ombra che vive al buio e spera nella morte ma continua
a cercare la vita e la luce. Sono stanco di esistere… di ascoltare i miei
lamenti… che mi penetrano… mi lacerano… mi distruggono.
Papa Francesco, spesso i buoni si sentono cattivi per cercare di diventare
buoni. Invece i cattivi fingono di essere buoni per cercare di diventare ancora
più cattivi. Il carcere è l’inferno, una terra di nessuno dove spesso sei da
solo contro tutti. Un luogo pieno di conflitti, di odio, silenzi, delatori,
sofferenza e ingiustizia, ma anche di tanta umanità, forse molto di più di
quella che c’è fuori o che un giorno potrai trovare in paradiso. E quando un
detenuto si suicida, è un po’ come se morissi anch’io. Molti dicono che
togliersi la vita è una scelta sbagliata, ma io non sarò sicuro fin quando non
ci proverò. Spesso in carcere ci si toglie la vita solo per smettere di soffrire
perché per molti la vita in carcere è peggiore della morte. Papa Francesco,
presto, se non l’hanno già fatto, i nostri politici, governanti e le persone con
la fedina penale pulita che vanno a messa alla domenica ingannando Dio e se
stessi, si dimenticheranno delle tue umane e illuminate parole, del tuo
bellissimo intervento, ma non le dimenticheranno mai gli uomini ombra e i
detenuti di tutto il mondo.
Carmelo Musumeci
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