LA RIFORMA DEL FISCO di Antonio Laurenzano
di Antonio Laurenzano
Ci risiamo! Si torna a parlare di semplificazioni fiscali, il solito
tormentone di ogni Governo per rendere più trasparente il difficile
rapporto fra Fisco e contribuente nell’ottica di un ordinamento tributario
conoscibile nelle forme e comprensibile nei contenuti. Da tempo si avverte
la necessità di un fisco semplificato che, oltre a ridurne la pressione,
sostenga la crescita fronteggiando un’inflazione legislativa che
produce incertezza e confusione. Tante norme (più di centodiecimila
in vigore!) che, a volte in modo contraddittorio, regolano la stessa
materia. Una proliferazione della normativa che è causa non solo
di uno scadimento qualitativo della legislazione tributaria ma anche
della potenziale ignoranza della legge, con grave pregiudizio della
certezza del diritto, divenuta una chimera! Tanti ostacoli sulla strada
della trasparenza fiscale: problemi interpretativi, incertezze operative
e scorie burocratiche accompagnano quotidianamente contribuenti e professionisti.
Interventi spot, proroghe estemporanee, a conferma di un sistema tributario
imperfetto nei suoi meccanismi operativi, nelle sue procedure, nei suoi
strumenti di controllo. La lotta all’evasione passa attraverso un
Fisco semplice e non attraverso fastidiosi adempimenti in costante aumento
che causano spesso un dispendioso contenzioso.
Un sistema tributario da ricostruire nei suoi principi fondanti: semplicità,
certezza ed equità per l’affermazione del dovere fiscale inteso come
“dovere di solidarietà che, come ha osservato di recente Enrico De
Mita, costituisce il fondamento sul quale si regge l’organizzazione
dello Stato moderno”, il dovere cioè di concorrere alle spese pubbliche
in base alla capacità contributiva, principio sancito dall’art. 53
della Costituzione. “Senza una giustizia fiscale la democrazia muore”.
In attesa di una seria riforma che spazzi via anacronistici balzelli
(erariali, regionali e comunali) e conferisca chiarezza e credibilità
all’ordinamento tributario, l’esecutivo gialloverde prova a snellire
la burocrazia, semplificando alcuni obblighi amministrativi. In Commissione
Finanze alla Camera è stata presentata una proposta di legge che dovrebbe
azzerare alcuni adempimenti comunicativi e stravolgere il calendario
delle dichiarazioni fiscali. Un tentativo di razionalizzazione del ginepraio
fiscale, una “bonifica” sempre promessa e mai realizzata! I dubbi
sull’esito finale dell’operazione non mancano per i soliti paletti
ministeriali. Sarà il “new deal” o l’ennesimo ballon d’essai,
un misero dejavu? Sarebbe un’altra beffa per imprese e professionisti
sempre più tartassati da scadenze, moduli e adempimenti vecchi e nuovi,
ultimo dei quali la fatturazione elettronica con le infinite complicazioni
operative.
E’ particolarmente ricco il pacchetto delle modifiche fiscali proposte.
Si va dall’abolizione delle comunicazioni dei dati delle liquidazioni
Iva alla cadenza annuale dello “spesometro”, dalla eliminazione
del modello 770 dei sostituti d’imposta all’ampliamento dell’ambito
operativo del versamento con il modello F24, con l’ inclusione delle
imposte indirette (registro, successione, donazione, ipocatastale).
Dulcis in fundo il regime alternativo delle dichiarazioni d’intento
Iva per gli esportatori abituali e lo slittamento dal 31 ottobre al
31 dicembre del termine di presentazione della dichiarazione dei redditi.
Un mix di modifiche la cui approvazione è legata all’iter parlamentare
e quindi ai tempi lunghi della discussione e ai rischi di “annacquamento”.
Il buonsenso imporrebbe l’immediata cancellazione di norme e adempimenti
inutili nella consapevolezza che semplificare il fisco significa ridurre
l’impatto asfissiante della burocrazia, rispettare i contribuenti
nei loro diritti di operare in un quadro normativo chiaro e definito,
ma soprattutto significa legittimare all’interno del sistema
tributario il necessario rapporto di fiducia e collaborazione tra cittadino
e fisco, cardine del vituperato “statuto del contribuente”. Una
sfida di civiltà giuridica!
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