Vinella e Don Pezzotta (1976) di Mino Guerrini a cura di Gordiano Lupi
Vinella e Don Pezzotta (1976)
di Mino Guerrini
Regia: Mino Guerrini. Soggetto: Giorgio Bracardi, Dante
Matelli. Sceneggiatura: Castellano e Pipolo. Scenografia: Francesco
Vanozio. Costumi: Luciana Marinucci. Fotografia: Roberto Girometti.
Colore. Techincolor. Musica: Bracardi e Mancini. Montaggio: Antonio
Siciliano. Produzione: F.P. Cinematografica, Cinematografica
Sagittarius. Realizzazione: Lillo Capoano, Roberto Mannoni. Aiuto
Regista: Gilberto Colucci. Operatore alla Macchina. Pasquale Rachini.
Interpreti: Giorgio Bracardi (Vinella), Armando Brancia (Don
Pezzotta, doppiato da Riccardo Garrone), West Buchanan (prete
rivale), Marcello Di Falco, Lia Tomas (Sora Camilla), Mirella D’Auria
(Maria la Brutalona), Alberto Pudia, Costantino Carrozza (Procacci
Duilio), Aldo Allori, Massimo Francioni, Massimo Stazzi, Maria
Tedeschi.
Intendiamoci bene, Vinella e Don
Pezzotta non è certo un capolavoro, non è
uno di quei film che se non li vedi ti manca qualcosa della storia
del cinema italiano. No davvero. Ma è un film che per la generazione
nata negli anni Sessanta ricorda lo strampalato umorismo diffuso
dalle frequenze radio, alle 12 e 40 di ogni giorno feriale: Alto
Gradimento condotto da Arbore e Boncompagni.
Ora che amici bene informati mi dicono che tra Bracardi e Arbore si è
incrinata l’amicizia d’un tempo, la cosa mi fa uno strano
effetto, a metà tra nostalgia e rimpianto. Ma rivedere Bracardi
interpretare Marx Vinella alle prese con l’arcigno quanto taccagno
Don Pezzotta e con gli involontari tiri mancini giocati al buon
Procaci Duilio, fa bene al cuore. Bracardi e Marenco sono stati la
colonna sonora della mia adolescenza - grazie ad Arbore! - e i loro
assurdi personaggi mi hanno fatto passare ore spensierate. Ricordo
l’animale misterioso chiamato Scarpantibus, il fascista da operetta
Catenacci, l’alunno Riccardino, il soldato Patroclo, il professor
Aristogitone… e chi più ne ha più ne metta. Ricordo la magia di
quella trasmissione a base di umorismo grottesco che profumava
d’improvvisazione e genialità. Inutile dire che oggi riscoprire
Giorgio Bracardi è come addentare una vecchia madeleine
che mi permette di riassaporare con la memoria il mio tempo perduto.
Veniamo al film, che dopo tutto questo preambolo pare la cosa meno
importante.
Vinella (Bracardi) è un orrendo orfanello gettato nel
secchio della spazzatura, adottato da Don Pezzotta (Brancia, doppiato
da Garrone), il parroco di Santa Zitta, sobborgo romano più che
inventato, e dalla perpetua Sora Camilla (Tomas), doppiata con una
voce da baritono e vittima di assurdi scherzi. Ricordiamo Bracardi
vestito da King Kong, Mummia, leone del Colosseo, bandito mascherato…
Vinella cresce devoto del fantasioso San Pentolino, subito presentato
in un sogno ambientato tra le storiche (per il cinema
bis) cascate dei colli romani come santo
laido e gretto. Infatti compie il miracolo di far apparire una
pentola di spaghetti ma pretende di mangiarseli e non si sogna di
condividerli.
Vinella e Don Pezzotta si
basa su un umorismo surreale ai limiti del blasfemo, irriverente e a
tratti metaforico, quando nel finale mette in scena una rivolta degli
umili contro i potenti, con tanto di miracolo di San Pentolino che
spinge le scavatrici contro il potere e salva la parrocchia da sicura
distruzione. Bracardi fa tutto da solo, scrive persino il soggetto
con l’aiuto di Matelli e degli esperti sceneggiatori Castellano e
Pipolo. Ne vien fuori una sorta di barzelletta
movie, un film che
anticipa in maniera originale il Pierino
di Alvaro Vitali e Marino Girolami. Comicità slapstick
dispensata a piene mani, torte in faccia, farsa sboccata, momenti
esilaranti da cartone animato. Il film è composto da una serie di
vignette comiche e diversi tormentoni: la bicicletta che cade o resta
attaccata da qualche parte, le apparizioni di San Pentolino, le gare
tra ragazzi (memorabili la partita di calcio, la gara di pernacchie e
la pisciata più lunga). Il leitmotiv
è la rivalità tra due parrocchie: quella povera di Don Pezzotta e
quella ricca di un prete americano che vuole modernizzare la chiesa.
Molte gare atletiche e di vario tipo tra le due parrocchie
costituiscono la spina dorsale della pellicola, che vive di momenti
esilaranti nel rapporto tra Vinella e il prete, ma anche nei
contrasti rituali con Procacci Duilio. Musiche bizzarre sempre a cura
di Bracardi che fa proprio tutto da solo e forse avrebbe avuto
bisogno di un’adeguata spalla comica, che non si rintraccia tra gli
altri personaggi. La vocina stridula di Vinella riecheggia con il
suo: chiapala! chiapala! pa! pa!
seguita dal classico gesticolare. Originale il finale teatrale con
la presentazione degli attori che sfilano davanti alla macchina da
presa. Mino Guerrini se la cava con diligenza, come tradizione nei
film comici dove a decidere non è mai il regista ma il protagonista
della pellicola, che in questo caso è persino autore di soggetto e
musiche. Da riscoprire.
(c) Gordiano Lupi
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