GALANTE CI REGALA: “EMOZIONI ‘N BILICO” a cura di Vincenzo Capodiferro
GALANTE
CI REGALA: “EMOZIONI ‘N BILICO”
Versi
di alta umanità in una “silloge (quasi) amorosa”
Gianfranco
Galante, il cartolaio illuminato, poeta ed editore, ci regala questa
volta “Emozioni ‘n bilico. Tra il sentire ed una lacrima, il
confine e l’anima. In silloge (quasi) amorosa”, stampato in
proprio, novembre 2018. Gianfranco Galante nasce a Varese nel 1964.
Vive per un breve periodo in Sicilia, quella Sicilia che lascerà nel
suo animo un profondo segno (e non dimentichiamo che la Sicilia è un
triangolo e i triangoli anno le punte. Fanno male!), per poi tornare
a Varese nel 1982. Già dall’adolescenza ha la passione dello
scrivere: «Scrive di getto, riportando sensazioni del vissuto di
ieri, ma anche scrivendo emozioni avvertite nel “sentire” del
presente». Questa passione l’ha mantenuta nel tempo, nei lunghi
anni del matrimonio e della carriera in cartoleria, che è diventata
così un centro letterario e poetico. Il Prof. Giuseppe Gerbino, che
Gianfranco sentitamente ringrazia per la sua disponibilità a
presentarlo, scrive nell’introduzione a questa ultima opera:
«Possiamo contenere la rabbia, possiamo contenere un’emozione ma
non l’amore, non si può, sarebbe come cercare di contenere una
bomba atomica con una scatola di cartone». E si legge ancora nella
Praefatio:
«La persona che si accinge a leggere questa piccola silloge (quasi)
amorosa, spero lo faccia nella piena coscienza di sapere che la
nostra vita attraversa e viene scossa da stagioni che ne segnano il
ritmo vitale, cardiaco e l’andare umorale. Stagioni non di
carattere strettamente temporale e legate all’annualità, ma più
profondamente di carattere intimo. Esiste l’alternarsi di
moltissime stagioni, più comunemente intese come periodi di vita …».
Il prof. Gerbino, «Docente presso l’Istituto “U. Mursia” di Carini (PA) … Poeta,
scrittore, vincitore in molti concorsi e rassegne letterarie …»,
giustamente ha colto il senso profondo di questa raccolta. L’amore
è una forza universale che palpita in ogni cuore e raggiunge gli
infimi confini della terra. E come abbiamo letto nella Praefatio,
l’amore, ed il suo paredro, l’odio (perché come diceva Sceler,
non si può odiare senza aver prima amato), ti genera tutta
un’interiore meteorologia: mille e mille stagioni che si succedono
in noi, tempesta e assalto, “Sturm und Drang”. Gianfranco ci
regala versi classici, conosciamo già la sua poetica, che è la
rappresentante dell’antico “vatismo italico”. È piacevole
leggere i suoi versi, perché sono semplici, rispettano i criteri
metrici, racchiudono un contenuto esistenziale notevole … e poi «Da
buon siciliano Gianfranco ha dedicato una sezione anche alla poesia
in lingua siciliana, la sua lingua madre. Queste ultime sono di più
ampio spettro, dedicato ai suoi ricordi, alle sue origini e alla sua
gente, ma in definitiva anche il ricordo affettuoso di un passato
ormai lontano è una delle espressioni dell’amore». Ed è vero.
L’amore per la propria terra è un altro traino che tira dietro
appresso l’arte e la poesia. E la Trinacria è terra di passioni
sconvolgenti. L’amore è Eros, fuoco tempestoso, L’amore è
filia,
amicizia, legame eterno. L’amore è affetto che tutto lega
generazioni e generazioni, fratelli, madri, padri e figli e figlie.
Tutto l’amore trasforma in una grande famiglia, non in un
sentimentalistico “Grande Fratello”. Queste sono mistificazioni.
Leggiamo ad esempio in Amor
segreto:
«Non pensi più al mondo/ non pensi più a niente./ Il cuore
comanda/ e il cervello non sente». Freud direbbe: comanda Es, non
Io! L’amore è una forza originaria, un impulso innato che è
irrefrenabile ed irreversibile e tutto trascina con sé. Noi diremmo
che l’amore in fin dei conti è quella forza che sta alla base
dell’arte, della poesia nella fattispecie ed anche della scienza.
Perché no? Se Einstein non avesse amato la fisica non avrebbe
giammai formulato la Relatività. Leggiamo in “Emozioni ‘n
bilico”: «Scorse la vita e il tempo crescendo./ Or già datato
torno e m’accendo,/ uomo oramai, non già giovinetto;/ a’ luoghi
d’infanzia piede rimetto». I luoghi dell’infanzia sono un
substrato di questa forza d’amore, che si esprime nel ricordo. Ed
il ricordo - badate bene - è legato a cuore (cor,
cordis).
Ricordare è riportare al cuore. È diverso il ricordo dalla
reminiscenza. richiamare alla mente. Noi ricordiamo ciò che abbiamo
amato, prima abbiamo amato, poi ricordiamo e perciò riconosciamo.
Giustamente Platone diceva che la conoscenza è riconoscenza,
reminiscenza. Leggiamo, a conclusione, anche qualche verso in
vernacolo, molto bello: «Dissi ‘un’anticu omo, santu e profeta;/
“L’omo, chi picca perdono ci duni, picca ama”!/ E avìa ragioni
assai./ Amami ogno ghiornu …/ e amuri avrai!». Chi poco perdona,
poco ama. Un evangelico monito ci attrae a queste effusioni recondite
dell’anima. La poesia di Gianfranco Galante è una poesia “d’altri
tempi” forse, ma proprio per questo ci ridesta nostalgia delle cose
perdute, della nostra tradizione dei poeti vati. C’è bisogno di un
respiro d’arie antiche, in questi tempi di trionfo della tecnica,
laddove anche la poesia e le arti tutte si sono diluite e perse negli
astrattismi, nei prosaicismi, nei virtuosismi scientisti e
tecnologisti. Chi legge Gianfranco assapora gusti antichi e la
semplice poesia come pura espressione di un sentimento. Questa era
l’arte secondo benedetto Croce, senza tanti infingimenti. Ma
proprio perché si è persa questa “cucina” antica (sapere deriva
da “assaporare”), abbiamo perso anche il gusto delle cose belle.
Vincenzo
Capodiferro
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