Parlare
di Tex Willer è un po’ come parlare della storia del fumetto
italiano, perché non c’è stato, molto probabilmente, nessun
personaggio delle strisce a cui gli italiani hanno tributato un così
massiccio e ininterrotto successo. Tex è il personaggio, quindi,
che più di tutti è riuscito ad entrare nella storia d’Italia,
nel suo costume, nel suo vocabolario. Fumettisticamente parlando,
Tex nasce dalla penna di Gianluigi Bonelli, patron della
italianissima editrice Bonelli, e dalla matita di uno dei maestri
assoluti del fumetto italiano, ovvero quella di Aurelio Galleppini,
in arte Galep, nel fatidico e, per molti versi, famigerato 1948. La
sua entrata in scena è dirompente e sconvolgente ad un tempo. Viene
infatti presentato come un fuorilegge nell’ormai mitico primo
numero, dal titolo “La mano rossa”. Quello che diventerà poi il
mitico Tex Willer rischia persino di chiamarsi all’inizio Tex
Killer, in virtù dei suoi albori da fuorilegge. Invece,
fortunatamente per il nostro eroe, viene scelto il cognome di
Willer. Tex, ai suoi esordi, è un criminale di fama ma non
nell’animo, poiché gli bastano poche pagine per dimostrare un
impegno continuo e limpido in favore della giustizia . Il suo primo
incontro fatale, infatti, lo vede alle prese con Kit Carson, dal
quale riceve la stella di ranger che in seguito lo accompagnerà per
sempre. Di tutti i personaggi di primo piano dell’epopea texiana,
proprio Kit Carson è l’unico storicamente vissuto. Nella realtà,
infatti, Kit Carson, al secolo Christopher Carson, fu un esploratore
statunitense del XIX secolo, che per il suo curriculum di
esploratore, uomo di frontiera, guida, agente indiano, cacciatore e
soldato, divenne una figura leggendaria e rappresentativa del Far
West. Abbiamo visto, quindi, come il personaggio di Tex sia
ovviamente in evoluzione e in formazione durante questi primi
episodi, un’evoluzione e una formazione che comunque continueranno
ad avanzare nel protagonista del fumetto, anche una volta giunto a
una sua più concreta maturazione. Difatti, c’è una continuità
nella novità di Tex: quella di essersi saputo adeguare ai mutevoli
gusti del popolo e della società italiana, che dal lontano 1948
sono indiscutibilmente cambiati. Questa è una delle ragioni, se non
la principale, che spiega e illumina il segreto del suo successo e
della sua continuità. Tex è stato il fumetto dei nostri nonni,
protagonisti del dopoguerra prima e del boom economico, poi. La sua
figura di eroe ribelle, rivoluzionario, fuorilegge e alle prese con
una realtà estrema è facilmente accostabile a quella di un eroe
partigiano, tanto cara alla generazione dei nostri nonni e in cui
molti di loro si riconoscevano. Questo è dimostrabile per via del
successo immediato che il fumetto riscontra sin dalla sua nascita,
nel lontano 1948 e per il facile accostamento di Tex quale bandito,
ma dalla parte della giustizia. Banditi, infatti, erano chiamati,
non a caso, gli stessi partigiani dalla propaganda nazi-fascista ed
è indubitabile che in Tex siano rimasti i caratteri tipici di un
eroe ribelle che lotta in difesa dei più deboli, specie degli
indiani, e che cerca di riportare una pace sociale nella sua terra,
temi fortissimamente sentiti dalla generazione della Resistenza. Il
modo di combattere di Tex fatto di guerriglia e di piccoli scontri a
fuoco è identico, poi, a quello dei partigiani che si muovevano
quasi con lo stesso ritmo sincopato e astuto del Nostro, nelle
azioni di guerra guerreggiata. L’eroe bonelliano è stato anche il
campione della generazione dei nostri padri, protagonisti dell’ormai
ultrapubblicizzato ’68. Questo accade perché durante questa
stagione viene messo nuovamente l’accento sul carattere
ribellistico del personaggio che va oltre il potere costituito, come
in effetti accadrà con i fautori del movimento studentesco
sessantottino che talvolta andranno talmente oltre da sconfinare
nell’aperto terrorismo. Non è un caso, infatti, che proprio
durante questa stagione le vendite di Tex arriveranno a toccare lo
zenit. Il Tex che sfida la società americana nel suo stolido e
stupido razzismo, proprio del Far West, divenendo prima marito di
un’indiana, tale Lilyth, da cui avrà poi un figlio, Kit Willer
chiamato così in onore di Carson, e, in seguito, addirittura capo
della tribù indiana dei Navajos alla quale apparteneva sua moglie
con il nome di Aquila della Notte, fa proprie le tematiche di
internazionalismo e di terzomondismo e di sguardo aperto verso gli
ultimi, verso i dimenticati, verso i sopraffatti, tanto cari
all’ideologia sessantottina e, purtroppo, anche alla sua retorica.
Tex, infine, pur nella nostra era globalizzata, mass-mediatica e
post-modernista, continua ad esercitare il suo fascino imperituro
sulle nuove generazioni, grazie al mito della sua personale
invincibilità e della consapevolezza di essersi fatto da solo, cioè
di essere un autentico self-made-man, rappresentante di quello che è
da sempre il sogno e il miracolo americano. La vicenda che vede Tex
innamorarsi di Lilyth e, poi, in seguito, perderla per un’epidemia
di vaiolo, scatenata ad arte da dei farabutti su cui Tex abbatterà
personalmente la sua terribile collera, segna un punto di svolta del
personaggio che poi lo porterà ad essere, come abbiamo visto, il
grande Aquila della Notte, capo di tutti i Navajos; mentre suo
figlio, Kit Willer, assumerà il nome indiano di Piccolo Falco. C’è
da sottolineare, nella struggente e romantica vicenda di Lilyth, la
morte prematura del personaggio femminile, una costante questa di
tutta la vicenda texiana, in quanto i personaggi femminili, qualora
e quando “rischieranno” di divenire preminenti, importanti o
continuativi, saranno immediatamente “giustiziati” o con un
accantonamento più o meno morbido, o in maniera violenta e, a
volte, anche in maniera drammatica e toccante, come avviene nel caso
di Lilyth. Questa caratteristica presente nell’epopea texiana non
è certo imputabile ad una presunta misoginia da parte dei creatori
del personaggio di Tex, ma si spiega con la constatazione che il
fumetto è innanzitutto una favola per adulti e, nello specifico,
Tex è da sempre orientato ad un target prettamente se non
esclusivamente maschile . Questo ha comportato anche il paradosso
che gli stessi lettori di Tex si siano scagliati contro lo scrittore
occasionale di un’avventura, quando magari vi era presente un
timido bacio scambiato tra Kit Willer, il figlio di Tex, e una
ragazza indiana, destinata a vivere e morire, fumettisticamente
parlando, nel corso di un solo numero, anche se in questo caso la
messa da parte del personaggio femminile avviene in maniera non
traumatica e attraverso un escamotage narrativo. Per quanto invece
riguarda l’uscita traumatica della donna dall’epopea texiana,
un’altra donna indiana, Taniah, analogamente a Lilyth, viene
brutalmente aggredita per mano dei cattivi di turno, ma vi è anche
un tentativo immondo di oltraggiare la donna, al quale, la squaw
risponde dandosi, piuttosto che al meretricio forzato, alla morte.
Così si spegne la vita della futura e promessa sposa di Tiger Jack,
uno dei quattro “pards”, assieme a Kit Willer e a Kit Carson di
Tex. La figura di Tiger Jack, indiano, anche lui Navajo, è
emblematica nella vicenda di Tex, perché con quest’indiano,
destinato poi a diventare una sua ombra, Tex suggella un vero e
proprio patto di sangue che rafforza e suggella il suo legame con il
mondo dei nativi d’america. Ricordiamoci che Tex, vedovo di
Lilyth, figlia del capo-tribù Navajo Nuvola Rossa, sarà destinato
in seguito a succedergli al comando della tribù indiana con il nome
di Aquila della Notte e governerà saggiamente la riserva indiana,
essendone oltre che il capo anche un agente indiano. A queste due
qualifiche, Tex assommerà quella sempiterna di ranger. Ma l’essere
diventato capo dei Navajos ci porta nel cuore dei luoghi vissuti da
Tex, che sono realmente esistenti, e, quindi, alla sua ambientazione
storica.
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