MACULAE Una profonda raccolta di poesie di Capodiferro Egidio a cura di Vincenzo Capodiferro
MACULAE
Una
profonda raccolta di poesie di Capodiferro Egidio, in cui si rivela
il mistero dell’Uomo-Natura
“Maculae”
è una raccolta di poesie di Capodiferro Egidio, pubblicata da Iemme,
Napoli 2018. L’opera consta in tre sezioni ed è inframezzata da
schizzi, disegni e canovacci dell’autore. Egidio Capodiferro, di
origine lucana, insegna nella scuola dell’infanzia e quando non è
impegnato coi suoi meravigliosi alunni si dedica alla scrittura. Ha
pubblicato romanzi, testi teatrali, raccolte di racconti e poesie.
“Maculae” indica appunto le macchie d’inchiostro, che cadute
sul foglio prendono corpo in svariate forme, di disegni, di schizzi e
di versi … Vi si esprimono paesaggi luminosi e naturalistici, già
propri della poetica del Capodiferro, e che si ricollegano a
“Modulazioni sul verde”, Eracle 2017, come in “Cuore verde”:
«Raggiunta l’antica boscaglia,/ m’inoltro calpestando boccoli di
sole … Adesso io e te siamo soli:/ il cuore mio al tuo verde
s’incaglia». Vi si nota quell’esperienza panica di fusione
mistica con lo Spirito della Natura. Schelling esclamava: la
Natura è lo Spirito visibile, lo Spirito è la Natura invisibile.
Non
mancano quei tocchi d’ironia, quasi surrealista, come in “Sole”:
«(Dei pianeti sei l’abat-jour/ nell’universo buio)»; o in “Luce
e tenebre”: «Mi ricorda il vello delle zebre …» e c’è il
disegno di un uomo zebrato! Egidio riesce ad usare in maniera
eccentrica il sottofondo simbolista per esprimere inverosimilmente i
“paesaggi dell’anima”. Nelle altre sezioni poi il fluire dei
versi da ermetico diviene più riflessivo, meditativo, fino a
trasfigurarsi in esperimenti di prosa poetica. È come un fiume che
all’inizio scorre dalle montagne più “rapido e violento”
(proprio come il tempo, di cui diremo in seguito) e poi scendendo a
valle, man mano rallenta in sinuose curve, fino a spargersi nel mare.
La poesia dal Novecento in poi – come sappiamo – si è liberata
dai canoni metrici, che conservava, anche fino a Leopardi, sebbene
non lo schema delle rime. La poesia diviene espressione di uno stato
esistenziale, diviene voce del profondo, quasi un effluvio di
freudiane “libere associazioni”. Anche gli schizzi che sono
inframezzati nel testo rispondono a questa profonda esigenza: essere
espressione dei più reconditi meandri dell’anima. Sotto il “velo
di Maya” – tanto per usare una figura schopenhaueriana – vi
sono infiniti altri veli, tanti che mai s’arriva a quel fatidico
“fondo dell’anima” che affascinò così i mistici del medioevo
ed anche i Romantici. Il fondo dell’Anima è l’Assoluto interiore
che si riflette nell’Assoluto esteriore che si estrania quasi nella
Natura e si ricongiunge nel mistero. Questo è il profondo messaggio
che la poesia del Capodiferro vuole esprimerci. Vediamo alcuni
esempi: «Vieni,/ andremo per deserti sopra seni/ di sabbia,
giocattolo del vento bambino;/ …». O ancora: «Vieni,/ andremo
sopra rotaie di foglie,/ treni dentro il bosco più folto, caverna
verde,/ a remare con le orecchie sul pentagramma …». O «Vieni,
andremo nelle cave della gioia a rubare qualche spicciolo di felicità
… ». O ascoltate ancora questo piccolo ricordo dannunziano:
«Silenzio! E forse tacendo si ode un qualche sussurro/ del tempo
dove io scorro!». Solo che quel dannunziano -Taci!
- Odi!
Odo!
Qui racchiude non tanto un esperimento estetico, ma quasi mistico,
riflessivo, religioso, misterico, per così dire. Il silenzio cosmico
è lo sfondo ove auscultare le vibrazioni dell’Assoluto che si
dispiegano nell’immenso mare della temporalità, in quel lapsus
universale che possiamo esprimere forse con due drastiche parole
eraclitee: Panta
Rei! Tutto Scorre!
e noi scorriamo insieme a questo immenso fiume che è il tempo. Noi
siamo tempo. Il tempo non è qualcosa fuori di noi, anche se viene
proiettato in un’estensione spazializzata. Ma come ci ricorda
Bergson il tempo spazializzato non è il vero tempo, ma è quello
agostiniano della durata e quello che esplode nelle estasi – uscite
fuori di sé – del passato-presente-futuro, cioè
memoria-intuizione-attesa. «Noi siamo gli ingredienti del tempo
rapido e violento …». “Maculae” è uno scrigno di effusioni
amorose e passionali, che rivelano l’ancestrale amplesso dell’Uomo
con la grande Madre, la Natura vivente in noi, con noi e per noi.
Vincenzo
Capodiferro
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