TICINO, ELDORADO ITALIANO? di Antonio Laurenzano
di Antonio Laurenzano
“Lugano
addio”. La bella canzone di Ivan Graziani è l’ideale colonna
sonora del libro del giornalista della RSI Francesco Lepori “Il
Ticino dei colletti sporchi”, Dadò Editore, di recente
pubblicazione. Un lungo viaggio attraverso le vicende giudiziarie
degli anni ’70 e ‘80 legate ai reati finanziari quando il Ticino
era l’Eldorado italiano. Sulla piazza finanziaria di Lugano si
riversarono “tonnellate di soldi”, perché “a un certo momento,
scrive l’autore, i soldi non si contavano, si pesavano!” Il
Ticino subì una “invasione” di capitali che gli italiani,
attraverso anche i valichi del varesotto, trasportavano in Svizzera
con grandi borsoni. Da un lato un Paese, l’Italia , che diventa
sempre più ricco ma politicamente instabile, con smagliature nel
sistema fiscale di controllo, dall’altro le banche svizzere che non
chiedono la provenienza dei soldi. Una crescita incontrollata del
settore bancario ticinese, causa di truffe, malversazioni,
fallimenti. Un malaffare generalizzato.
L’Eldorado
della finanza si trasformò presto in un vero Far West: tutto era
possibile, anche azzerare conti correnti attraverso operazioni
spregiudicate, complici gli stessi operatori bancari. Ne sa qualcosa
un facoltoso faccendiere di casa nostra che vide il suo tesoretto
volatilizzarsi ad opera di “fiduciari” e “bracconieri” senza
scrupoli. Ci sono nel libro storie di truffe milionarie: un
“furbetto” lombardo riuscì a farsi prestare dal Banco di Roma di
Lugano senza alcuna garanzia 120 milioni di franchi utilizzati per
fare bella vita: villa a Portofino, attico di lusso a Milano, auto da
corsa. Ma il caso più clamoroso resta quello della Texon, società
costituita dal Credit Suisse di Chiasso nel Liechtenstein. Sui conti
della Texon furono fatti confluire in maniera subdola soldi di
numerosi imprenditori e risparmiatori italiani rimasti poi vittime di
disastrosi investimenti, non coperti da garanzia bancaria. Nel 1977
scoppiò lo scandalo con un buco finanziario di 1380 miliardi di
franchi! Il Credit Suisse finì sull’orlo del fallimento.
Una finanza
malata proliferata per decenni nel silenzio di leggi e in assenza di
vigilanza. A farne le spese tanti italiani, ricorda l’ex
Procuratore capo della città ticinese, Paolo Bernasconi, uno dei
protagonisti di quella stagione giudiziaria. “La stragrande
maggioranza delle vittime degli operatori bancari, con patrimoni
dilapidati, era italiana. Patrimoni non dichiarati al fisco e quindi
rinuncia degli interessati a ogni processo per il timore di ricadute
fiscali negative”. Il danno e la beffa!
Evasione e
truffe, storia del passato. La Svizzera e gli altri paradisi fiscali
europei hanno ormai aderito allo scambio automatico di informazioni
finanziarie a fini fiscali. Lugano addio!
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