L’ EUROPA DEI SOVRANISMI di Antonio Laurenzano
L’ EUROPA DEI SOVRANISMI
di Antonio Laurenzano
Forti venti
di euroscetticismo soffiano su tutta l’Europa, confermati dal voto
tedesco, da quello austriaco e più di recente da quello
nell’Ungheria di Orban. Il sovranismo è divenuto la stella
polare per l’identità politica per la maggior parte degli europei
che manifestano un rigetto crescente verso i partiti tradizionali. Un
rigetto che affonda le sue radici nello smarrimento del ceto medio,
della vecchia classe operaia, nelle difficoltà occupazionali dei
giovani. E’ in questo spazio di precarietà che nascono e crescono
i movimenti nazional-populisti che si alimentano delle suggestioni
sovraniste, azzerando di fatto quella solidarietà che in Europa
aveva accomunato tutte le forze politiche alla fine della seconda
guerra mondiale e su cui era stato edificato il sogno di un’ Europa
unita, disegnato nello storico Manifesto di Ventotene da Altiero
Spinelli.
Insicurezza
economica e disagio sociale rafforzano la domanda di sovranità,
quella che Luigi Einaudi defini’ il “mito funesto”. Spaventati
dalle conseguenze di una lunga crisi economica, delusi da una
politica poco protettiva e dai partiti tradizionali non più connessi
con i bisogni e le aspettative della gente, in mezza Europa si
inseguono le sirene del populismo. Un tema caldo che ha fortemente
appassionato il Presidente francese Macron intervenuto la scorsa
settimana all’Europarlamento di Strasburgo. Chiare e ferme le sue
parole: “La risposta all’euroscetticismo non è la democrazia
autoritaria del populismo, ma l’autorità della democrazia.
Dobbiamo combattere per difendere la sovranità europea condivisa
dalle pulsioni nazionaliste e dai sistemi illiberali e rilanciare il
progetto europeo.”
A un anno
dalle elezioni europee, la strada da percorrere è dunque quella
della sovranità condivisa e della interdipendenza delle politiche
che devono costituire i criteri fondamentali di una governance
responsabile per assicurare sviluppo economico, identità e
sicurezza. Nessun Paese europeo può garantire, da solo, la effettiva
indipendenza delle proprie scelte. Nessun ritorno alle antiche
sovranità, agli antichi nazionalismi potrà garantire ai cittadini
europei pace, sicurezza, e benessere. Al di là
dei demagogici proclami per catturare consensi elettorali,
l’alternativa all’integrazione fra i popoli non sarà il ritorno
alla sovranità nazionale, ma la balcanizzazione del Vecchio
Continente con il dilagare di piccole patrie regionali incapaci di
incidere sulle dinamiche continentali e ancor meno fronteggiare con
successo i guasti della globalizzazione.
Sarebbe alto
il prezzo da pagare per conquistare una “sovranità tradita” per
un populismo che, coltivando una promessa che non potrà essere
mantenuta (“le leve del potere sono altrove”), ripudia la
democrazia rappresentativa fondata sulla delega, sulla centralità
del Parlamento e sulla separazione dei poteri. Non si possono
assecondare timori e paure ricorrendo alle scorciatoie sovraniste.
Un rischio in termini storici ed economici.
L’Europa
deve valorizzare la propria identità culturale, rilanciare
politiche economiche espansive e di crescita, recuperare, in un
momento di grandi tensioni sullo scacchiere internazionale, la
centralità politica del suo ruolo. Un salto di qualità per fermare
gli egoismi nazionali e fronteggiare la miopia politica di chi,
avendo perso ogni memoria storica, dimentica i lutti e le distruzioni
dei nazionalismi del XX secolo. uale
Per
scacciare i fantasmi del sovranismo e diradare la fitta nebbia delle
incertezze e delle contraddizioni che avvolge l’Ue, serve ritrovare
in fretta l’originario spirito comunitario dei Padri fondatori e
soprattutto mettere fine ai tanti compromessi al ribasso di un’Europa
intergovernativa priva di un governo capace di rispondere alle attese
dei cittadini. Serve un’Europa forte e credibile per rispondere
alle nuove sfide mondiali con soggetti politici nuovi, per seguire
con unità dì azione la via del futuro, nel segno di una reale
integrazione politica.
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