IT di Stephen King recensito da Miriam Ballerini
IT di
Stephen King
(c)
Sperling & Kupfer editori spa 1990- super best seller
ISBN
88-7824-081-8 86-I-93 Pag. 1238
€8,00
Per la terza volta ho riletto questo libro che è uno dei
capolavori assoluti di King. Ho voluto rileggerlo dopo aver visto il nuovo film
appena uscito, dopo la ristampa del romanzo avvenuta lo scorso 2017.
Anni fa fu fatta una prima
versione, divisa in due puntate, del film che narrava le vicende di IT. Non
spaventava particolarmente, ma aveva una grande attenzione a tenerezza nei
confronti dei personaggi.
Il nuovo film, sicuramente più
ricco di effetti speciali e con un clown più spaventoso, avrà maggior effetto
su un pubblico sensibile, ma manca totalmente di tutto quanto troviamo nel
romanzo. Da qui la mia decisione di riprenderlo in mano e di rituffarmi nella
Derry, città del Maine, dove avvengono le avventure di questi sette ragazzini,
e della loro lotta contro il male.
IT è un clown, o perlomeno così
si presenta a chi ha la sfortuna di incontrarlo. Adesca bambini, li uccide, li
mangia. Poi si addormenta per circa 27 anni, prima di ricominciare un nuovo
ciclo di omicidi.
Ma IT è ben più di questo: è il
male che si annida nelle fogne, sotto la città. Che s’impossessa delle persone,
rendendole cattive, sue complici.
Raccontare in poche righe quanto
è descritto in un libro di oltre mille pagine, come ben potrete capire, non è
semplice, forse nemmeno giusto; ma di certo impossibile.
Troviamo sette ragazzini di
undici anni che, per una serie di motivi, si ritrovano a unirsi per combattere
il male e, oltre questo, difendersi anche dai ragazzi più grandi, i bulli che
sempre più si spingono verso una via di non ritorno, completamente al servizio
di IT.
Bill, balbuziente, al quale IT
uccide il fratellino Gerorgie. Il più motivato nel volerlo morto. I suoi
genitori, dopo la morte del figlio più piccolo, è come se non ci fossero più
nemmeno per lui.
Ben, obeso, orfano di padre.
Beverly, il cui padre la picchia
e che finirà per sposare un uomo violento.
Stanley, ebreo.
Richie, il buffone della
compagnia.
Mike, un ragazzo di colore, per
questo continuamente vessato da Herry e dalla sua banda di bulli, anche se, in
realtà, tutti loro sono le sue vittime preferite, chi per un motivo, chi per
l’altro.
Infine Eddie, con una madre che
lo convince che lui sia malaticcio, per meglio poterlo legare a sé. Un problema
che si porterà anche nella vita adulta, sposando una donna tale e quale alla
madre.
Uniti, loro sette, il numero
fortunato, feriscono gravemente IT, pensandolo morto. Si ripromettono a
vicenda che, qualora non fosse
morto, sarebbero tornati.
La vita li porta altrove, facendo
loro scordare tutto ciò che è accaduto a Derry. Solo Mike rimane nello stesso
posto, quasi che sia lui il guardiano predestinato rimasto di vedetta.
Infatti, il ciclo ricomincia e
lui si vede costretto a richiamare i vecchi amici perché: IT è tornato.
Solo Stanley non si presenterà,
perché, subito dopo la telefonata dell’amico, si suicida.
Adulti, senza più la magia della
loro infanzia, un poco spaesati e impauriti, riscenderanno nelle fogne per
ingaggiare la lotta definitiva contro il mostro.
Il romanzo si alterna fra scene
del 1958 quando i sette erano solo ragazzini, e il 1985, quando adulti
rivivranno e ricorderanno tutto quanto è accaduto, preparandosi ad affrontare
ancora una volta il volto senza maschera di IT.
Al di là del racconto horror che
King dice, in una intervista recente, aver immaginato durante il tragitto a
piedi di cinque chilometri che aveva dovuto affrontare una volta che era
rimasto in panne; troviamo l’amicizia, quella vera. Tante e tante scene di una
infanzia che, proprio con la sua caratteristica di superare anche il male
peggiore, fa diventare cose serie che un adulto non saprebbe affrontare, delle
avventure che quasi non lasciano il segno.
Un libro che è assolutamente da
leggere, perché ricco. Genialmente ricco.
Commenti
Posta un commento
I commenti sono moderati e controllati quotidianamente.
Tutte le opinioni sono benvenute. E' gradita la pacatezza.