Il TRACTATUS PSYCHO-PHAENOMENOLOGICUS Dalla “Selva oscura” – anima materiale – al “Castello interiore” – anima spirituale di Vincenzo Capodiferro
Il
TRACTATUS
PSYCHO-PHAENOMENOLOGICUS
Dalla
“Selva oscura” – anima materiale – al “Castello interiore”
– anima spirituale
di
Vincenzo
Capodiferro
È
stato pubblicato da poco il “Tractatus
Psycho-Phaenomenologicus, Dalla “Selva oscura” - anima materiale
- al “Castello Interiore” - anima spirituale”
dell’autore Vincenzo Capodiferro dall’editore GDS di Vaprio
D’Adda di Iolanda Massa.
Il
libro, che è una vera e propria “Fenomenologia dell’anima”, è
un testo unico nel suo genere. Tenta di coniugare la fenomenologia
husserliana con la psicologia razionale, pur non trascurando marcati
riferimenti alla psicologia moderna, in particolare all’approccio
freudiano, sebbene in chiave critica. Il testo si divide in quattro
parti, dedicate ognuno all’anima materiale, all’anima psichica,
all’anima pratica ed all’anima spirituale. L’impianto è
squisitamente filosofico, ma non mancano tagli metafisici di recupero
dell’antica psicologia, la “scientia sui”, che faceva capo alla
ricerca interiore, inaugurata da Socrate e proseguita nel Redi
agostiniano. In questo contesto si inserisce anche una dissertazione
sull’immortalità dell’anima, la quale riparte dalle prove
platoniche e prosegue attraverso il Cogito
cartesiano fino alle ultime effusioni moderne. Un forte richiamo
naturalmente va al romanzo filosofico hegeliano de La
Fenomenologia dello Spirito. Il
Tractatus
Psycho-phaenomenologicus in
realtà fa parte di una grande trilogia, di cui il primo tassello è
già uscito alle stampe nel 2015 per l’editore Bibliotheka di Roma,
dal titolo Noetica.
Ricerca sull’infinita mente. Il
secondo tassello all’inizio era nato come la Psichica,
cioè
la ricerca sulla mente finita o anima razionale, ma poi è stato
completato con una trattazione completa sugli “strati”
dell’anima, confluita interamente nel Tractatus.
Il
terzo tassello, invece, ancora in via di elaborazione, riguarda la
Filosofia della Natura ed aveva come titolo iniziale Perifisica,
in
omaggio alla tradizione presocratica. Ma questa è ancora un’altra
storia infinita. Si tratta di tre grandi parti della ricerca
filosofica inerenti in ordine alla Filosofia
dello Spirito Infinito
o Nous,
ed al suo oggetto, la Res,
o Cosa, alla Filosofia
dello Spirito Finito,
o Anima ed alle sue diverse stratificazioni, a partire appunto
dall’immagine dantesca della “Selva Oscura”, che sta per
l’antica Yle,
o materia prima, fino a giungere all’immagine teresiana del
“Castello Interiore”, che sta per anima razionale. Infine la
Filosofia
della Natura
riprende le antiche considerazioni dei presocratici per giungere ad
una rilettura moderna in chiave creazionistica del problema della
Prima Antinomia kantiana del cominciamento cosmico. Vediamo
velocemente le parti:
PARTE
A - L’ANIMA MATERIALE. Studiata dall’ILICA. Si discute della
possibilità che la materia tout court, cioè non solo quella
organica, ma anche quella inorganica possa essere dotata di una certa
“anima”, cioè della tesi animista o panpsichista. Il tentativo
di risolvere il problema porta all’elaborazione di una teoria
intermedia tra l’atomismo materialistico democriteo e il monadismo
spiritualistico pitagorico-leibniziano.
PARTE
B - ANIMA PSICHICA. Studiata dalla PSICHICA. Si tratta naturalmente
non della psicologia, ma in senso stretto della gnoseologia,
riprendendo la discussione delle facoltà noetiche – senso,
intelletto, ragione – già ampiamente trattate nella “Noetica”,
però applicati all’intelletto finito e non a quello infinito o
Nous ed al suo perenne oggetto, cioè la Cosa, il “Tì” o Res.
PARTE
C – ANIMA PRATICA. Studiata dalla FRONETICA. In questa parte non si
tratta più della nota “psicologia senz’anima”. Il discorso
sulla fenomenologia dell’anima implica necessariamente la
considerazione della persona umana come soggetto universale, il “Tìs”
dei Greci, o il Qui
e non solo il Quid.
Si delinea così il regno dei fini della “Ragion Pratica”, intesa
però non in senso morale, ma puramente psicologico.
PARTE
D – ANIMA PNEUMATICA. Studiata dalla PNEUMATICA. Nell’ultima
parte si tratta dell’anima spirituale con un approccio
squisitamente fenomenologico. Naturalmente si ripercorre in parte la
teoria dello spiritualismo angloamericano a noi cara. Si espongono
diverse tesi: materialista, spiritualista, evoluzionista, … fino a
giungere al pieno riconoscimento della spiritualità ed immortalità
dell’anima pneumatica.
Questo
lavoro vuole offrire lo spunto per un cammino spirituale interiore,
che parta da dentro di noi, varcando le porte esterne corporali, per
giungere nelle più intime sale di quello che Santa Teresa d’Avila
definiva il Castello
Interiore.
E ci accorgeremo che dentro di noi c’è un altro mondo, parallelo a
quello esterno. Noi siamo, come anche gli Umanisti professavano,
viventi Microcosmi, Specchi dell’Assoluto, e della sua Eterna
Città, che è l’Universo. Il nostro Castello interiore rimanda
dunque al Re del Mondo, perché è una sua creazione, ma rimanda
anche al Castello universale. Ed ogni castello ha un fuori ed un
dentro. Sono due mondi diversi. Con ciò non si vuole affermare un
dualismo tra anima materiale ed anima spirituale, ma non possiamo non
ammetterne una distinzione. Come sosteneva Leibniz, siamo come Monadi
viventi, che guardano la stessa Città, l’Universo, da punti
diversi – il prospettivismo. La Città Eterna è la stessa, da
sempre, ma una è la Città di Dio, come sostiene Agostino, l’altra
è la Città terrena. Due amori fecero le due città: l’amore di
Dio fino al disprezzo di sé fece la città celeste, l’amore
dell’io fino al disprezzo di Dio fece la città terrestre. Ma
queste due città che cosa sono, se non l’anima materiale e l’anima
spirituale? Il Tractatus
parte dalla Materia prima, o dalla Foresta Nera, e procede in un
cammino spirituale, attraverso la guida della Ragione (la “lampada
dei miei passi”, cioè la scintilla della Luce divina), per
giungere fino alla Massima Deità, la “Latens Deitas” come la
definisce Tommaso nell’”Adoro Te devote”, «Quae
sub his figuris vere latitas».
L’ineffabile Deità si nasconde dietro le forme, le figure, il puro
fenomeno. la pura Deità è latitante. il cammino parte non a caso
dalla dantesca “Selva Oscura”, cioè dagli inferi, per giungere
al paradiso del Castello interiore, ove risiede il Re dell’anima,
che è Dio stesso in persona. D'altronde questi cammini spirituali
sono stati compiuti da Dante, ma anche da Virgilio: ricordiamo il
viaggio di Enea all’Ade, o da Omero, che si trasfigura nella figura
di Ulisse. Ma possiamo anche ricordare il cammino platonico di
risalita dalla Caverna fino al Sole di Giustizia. Così il fondo
dell’anima, riprendendo l’antica mistica tedesca, è Dio stesso.
Noi siamo Dio. Siamo la dimora vivente e santificante ove risiede
l’Altissimo. Il Tractatus
intende offrire uno stimolo alla considerazione sull’anima. Noi
siamo anime viventi, incarnate in corpi viventi, non morti, ma
mortali. L’immortale e il mortale si uniscono in una specie unica,
nella “Copula Mundi” come la definisce Marsilio Ficino,
esperimento sublime della Sacrosanta Deità: un essere unico,
irripetibile, un capolavoro dell’Assoluto. Noi, edifici viventi,
siamo il capolavoro di questo Grande Ingegnere, questo Architetto
Antichissimo, che ci ha plasmato e vivificato, come palazzi viventi.
E le moderne teorie, come quelle dell’Intelligent Design, e del
Principio Antropico, pur non essendo trattate direttamente in
quest’opera, non fanno che confermare questa tesi di fondo.
V.C.
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