NAZIONAL-POPULISMO, IL MALE DELL’EUROPA di Antonio Laurenzano
NAZIONAL-POPULISMO, IL MALE DELL’EUROPA
di Antonio Laurenzano
E’ profonda la crisi di
fiducia dei cittadini europei nelle istituzioni comunitarie. Una
delusione per l’Unione, giudicata invadente e lontana dai bisogni
della gente, soprattutto nei processi decisionali relativi ai temi di
impatto diretto sulla vita di ogni giorno. E si parla di deficit
democratico per censurare la carenza di rappresentatività delle
istituzioni di Bruxelles. Questa
Europa provoca sentimenti di ostilità, viene vissuta come l’Europa
dei poteri finanziari
e dei governi succubi, non certo della
sovranità popolare. Negli
ultimi decenni, una galassia eterogenea di partiti e movimenti
nazional-populisti si stanno imponendo in molti Paesi. Un fenomeno
nuovo che pone interrogativi sul futuro delle democrazie europee e
richiede una riflessione ampia e articolata sugli effetti dei
cambiamenti globali in atto. L’avanzata del populismo e del
nazionalismo insidia il sogno europeista e fa vacillare le nostre
democrazie sotto la spinta degli estremismi. Il nazionalismo, padre
di tutte le guerre, torna ad alzare la testa in maniera preoccupante,
proponendo un presente che ha perso la memoria del passato! In
un’Europa segnata da una lunga crisi economica e da politiche di
austerità, populismo e nazionalismo rischiano di prendere il
sopravvento veicolando l’opinione pubblica verso pericolose forme
politiche di anti-sistema.
Lo
Stato-nazione è ancora il riferimento principale per l’identità
politica per la maggior parte degli europei che manifestano un
rigetto crescente verso i partiti tradizionali colpevoli di aver
tradito l’integrità nazionale. Gli elettori, spaventati dal
futuro perché vedono il loro modello di vita messo in dubbio dalle
migrazioni e dalla ripresa che non decolla, votano contro
l’establishment, ritenuto non più credibile. Il malessere è nello
smarrimento del ceto medio, della vecchia classe operaia e dei
giovani arrivati sul mercato del lavoro dopo il crack del 2008,
terrorizzati di perdere il benessere di padri e nonni. E’ in questo
spazio di forte disagio sociale che nascono e crescono i movimenti
nazional-populisti che di fatto azzerano quella solidarietà che in
Europa aveva accomunato tutte le forze politiche alla fine della
seconda guerra mondiale e su cui era stato edificato il sogno
dell’Unione europea.
Si era
provato a dare all’Europa una sua Costituzione, nella speranza che
potesse divenire una carta federatrice. Ma i problemi si sono invece
moltiplicati e il progetto di un patto costituzionale (bocciato da
Francia e Olanda) è diventato un fattore di disunione a conferma che
la politica europea è sempre più avvolta in una fitta cortina di
incertezze e contraddizioni. Una politica che alimenta inquietudini,
crea insicurezze, genera paure, crisi di identità nazionali. Si
pagano a caro prezzo i tanti compromessi al ribasso di un’Europa
intergovernativa priva di un vero governo capace di rispondere alle
attese dei cittadini. Si sta miseramente sgretolando il tasso di
unità che ha tenuto finora in vita le tante diversità dell’
Unione, ma soprattutto si sta dissolvendo l’originario spirito
comunitario dei Padri fondatori. La cattiva gestione dei flussi
migratori con paure crescenti, incertezza economica, incubo del
terrorismo islamico aumento delle tasse, welfare precario sono alla
base del diffuso nazional-populismo. Ognuno è preoccupato del
proprio orticello e per questo assistiamo alla costruzione di muri e
barriere, in contrasto con i principi ispiratori dell’Europa unita.
L’unione europea non è ancora un’Unione: manca un patto fondante
in forza del quale lo stare insieme, il decidere insieme, l’agire
insieme siano un autentico collante. Per superare con equilibrio e
lungimiranza le sfide mondiali con soggetti politici nuovi, per
trovare cioè la via del futuro, non basta l’unità delle monete,
dei mercati, delle banche centrali. L’Europa deve valorizzare la
propria identità culturale e quella economica con il rilancio di
politiche espansive e di crescita. Occorre ridurre le differenze fra
le classi sociali, accentuate da politiche poco inclusive e dal
dominio della finanza. Occorre agire sulla sicurezza, riducendo le
aree di conflitto ai confini europei e controllando i flussi
migratori, senza abdicare all’’accoglienza e alla solidarietà.
Ma la
partita più importante per fermare le fughe in avanti è quella che
si dovrà giocare sul piano del rapporto fra cittadini e istituzioni
comunitarie per la nascita di una coscienza europea mobilitando
l’opinione pubblica. Obiettivo di fondo è rompere il luogo comune
che da anni associa l’Europa alla tecnocrazia e alla burocrazia di
Bruxelles, un’Europa troppo debole, lenta e inefficace. Il mondo
ci propone sfide che si vincono solo con un’ Europa unita, ben
consapevoli che “la logica della storia è più forte delle
difficoltà contingenti”. Riaprire dunque il cantiere dell’Unione
per un rilancio dell’Europa in un momento di grandi tensioni sullo
scacchiere politico internazionale. E’ in gioco la millenaria
civiltà del Vecchio Continente e il suo ruolo nei precari equilibri
mondiali.
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