IL GARIBALDINO RAFFAELE SCHETTINI a cura di Vincenzo Capodiferro
IL
GARIBALDINO RAFFAELE SCHETTINI
Scrittore
morto in carcere e giovanissimo, come Rocco Scotellaro
Tra
le figure che non spiccano nel nostro mancato Risorgimento nazionale,
vi è quella soffusa e nascosta del garibaldino lagonegrese,
professore di lettere, scrittore e poeta Raffaele Schettini.
Insegnava letteratura presso l’Istituto Magistrale di Lagonegro, il
quale oggi è intestato a Francesco De Sarlo. Di quell’Istituto poi
ne divenne direttore. Di qui fino all’Aspromonte la vita del
giovane Schettini era stata brillante: poi la rovina, il carcere e la
morte trai tormenti. Raffaele insieme al fratello Francesco erano
membri attivi del comitato garibaldino di Trecchina. Come riporta la
“Rassegna storica del Risorgimento 1861-1862 – Le attività del
movimento garibaldino 1861-1862” a. 1954, p. 511, il Partito
d’Azione era strutturato in due diversi tipi di sezioni: i Comitati
di Provvedimento, che avevano come scopo il reclutamento di volontari
per le campagne garibaldine ed i Comitati Operai, che erano vere e
proprie sezioni socialiste che operavano a difesa dei lavoratori.
Come sottolineava una lettera indirizzata alla sottoprefettura di
Lagonegro il 17 gennaio del 1862, questi comitati, insieme al partito
“clericale-borbonico” erano considerati nemici dello Stato.
Raffaele Schettini, direttore della Scuola Magistrale di Lagonegro,
aveva fondato un Comitato di Provvedimento a Trecchina, perciò era
tenuto sotto controllo dalla prefettura. Nel gennaio del 1862 i
prefetti diramavano nelle province una circolare riservata che
metteva in guardia proprio da tali comitati. Il 2 febbraio del 1862
addirittura il viceprefetto di Lagonegro comunicava l’arrivo di
emissari garibaldini a Sapri. Intanto, il giorno successivo,
Francesco Schettini, fratello di Raffaele, in qualità di “Ufficiale
Garibaldino e delegato speciale del generale Garibaldi”, si recava
a Trecchina, dove fu accolto trionfalmente dalla popolazione. Lo
Schettini tenne un discorso veemente contro la politica francese e
contro il Governo torinese. Il malcontento delle masse popolari
d'altronde era molto forte ed esplodeva nel brigantaggio, nonché nei
moti del pane, per non ricordare i manzoniani assalti ai forni, in
seguito alla legge sul macinato. Garibaldi, fidando sul tacito
consenso di Urbano Rattazzi, con un manipolo di volontari, lanciava
da Palermo una campagna per liberare Roma. Il motto era: o Roma, o
morte! Dietro pressione di Napoleone III Garibaldi venne fermato
sull’Aspromonte il 29 agosto del 1862. Ferito fu imprigionato e poi
rilasciato per amnistia. La questione romana rimaneva irrisolta. Dopo
i fatti dell’Aspromonte Raffaele Schettini venne destituito
dall’Ufficio di direttore della Scuola e tradotto in carcere a
Napoli vi morì a soli 32 anni, dopo atroci tormenti. Sicuramente il
giovane intellettuale venne torturato e maltrattato e perì di
crepacuore. La figura di Raffaele Schettini non è stata celebrata
negli annali della storia Risorgimentale, perché scomoda. Aspromonte
significava pericolo! Non era solo la questione romana. La Roma dei
papi era protetta da Napoleone III, almeno fino a Sedan, dopodiché
anche Roma cadde, con la breccia di Porta Pia, nelle mani dei
piemontesi. Aspromonte poteva significare una seconda spedizione dei
Mille, anche se si rivelò come una seconda spedizione di Sapri. Dopo
l’incontro, che sarebbe meglio definire “scontro” di Teano, tra
Garibaldi e Vittorio Emanuele, vi poteva essere la possibilità di
una rifondazione dello Stato del Sud sotto i democratici, con a capo
il Garibaldi. Questa è la verità dell’Aspromonte: è stato fatto
passare per un fatto riguardante la questione romana, ma la questione
romana non c’entrava proprio niente! Ma vi pare che un generale
come Garibaldi per conquistare Roma, niente di mano sarebbe dovuto
partire da Palermo? Da così lontano? Ci poteva essere anche in
Italia una guerra di secessione, come negli stessi anni già
succedeva in America (1861-1865). La questione romana poi riprendeva
nel 1867. Dopo la III Guerra d’Indipendenza il Partito d’Azione
di nuovo riprese l’iniziativa. Garibaldi, fermato a Sinalunga, fu
esiliato a Caprera. Il 22 ottobre del 1867, nello scontro tra truppe
pontificie e garibaldini a Villa Glori, morivano, tra gli altri,
eroicamente i fratelli Giovanni ed Enrico Cairoli. Questa altra fase
si concluse il 3 novembre con la sconfitta di Mentana. Solo dopo la
caduta di Napoleone III, nel 1870, il 20 settembre con la breccia di
Porta Pia, Roma venne presa e passò al Regno d’Italia. Raffaele
Schettini era un intellettuale democratico seguace di Garibaldi, ma
profondo mazziniano. Garibaldi fu amnistiato. Perché Raffaele
Schettini fu lasciato morire nelle prigioni di Napoli a soli 32 anni?
Perché non fu amnistiato? Gli intellettuali sono sempre considerati
pericolosi dai regimi di ogni tipo. Il regime piemontese aveva
conquistato il Sud. Lo Schettini era un pericolo! Fu trattato alla
stregua di un qualsiasi brigante. D'altronde i briganti chi erano?
Oppositori al regime, poveri contadini! E i democratici? Sempre
oppositori al regime, intellettuali e borghesi. E i borbonici e i
preti? Oppositori al regime. Garibaldi fu solo usato dal sistema per
conquistare il Sud. Poi divenne scomodo e fu esiliato. È stata solo
una pedina dei poteri forti! Anche un altro intellettuale era stato
perseguitato dal sistema: Rocco Scotellaro. Anche egli, dopo essere
stato carcerato, morì di crepacuore a Portici il 15 dicembre del
1953. Come somiglia la sua sorte a quella dello Schettini! Entrambi
morirono giovanissimi a Napoli.
Vincenzo
Capodiferro
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