FEDRA E OCNA Due tragedie di Capodiferro Egidio a cura di Vincenzo Capodiferro
FEDRA
E OCNA
Due
tragedie di Capodiferro Egidio
Fedra
e Ocna. Due tragedie. Scritture verticali, è
l’ultima opera di Capodiferro Egidio, edita da Ibiskos, nel 2016.
Egidio Capodiferro vive in Basilicata, dove insegna nella scuola
dell’infanzia. Sin dall’infanzia è stato un “ispirato” in
letteratura. Si è dedicato alle passioni del verso, della rima e
della prosa. Ha scritto molto. Nel solo 2016 ha pubblicato con Italic
Pequod una raccolta di racconti, con Puntoacapo una raccolta di prose
poetiche, dal titolo “Acquerelli”, con Limina Mentis “Incastri
Lirici”. Le protagoniste di queste due tragedie sono due giovani
donne: Fedra e Ocna, vittime dell’amore. Mentre la tragedia “Fedra”
è un’ambientazione del passato e si inquadra nel contesto
classico, la tragedia “Ocna”, invece, si inquadra nel presente.
Passato, presente e futuro, le tre estasi del tempo, vengono
intrecciati nello spirito tragico. Pur cambiando le epoche non cambia
il cuore dell’uomo e le sue passioni, mentre cambia solo la parte
superficiale, quella razionale. In termini nietzschiani diremmo che
lo spirito dionisiaco rimane immutabile, mentre quello apollineo
cambia col tempo: veritas
filia temporis.
Le tragedie del Capodiferro riprendono i miti greci. Il mondo greco,
d'altronde, è la culla del teatro universale. Fedra ama Ippolito, il
suo figliastro, che Teseo aveva avuto da un’amazzone, Ocna, invece,
si è perdutamente innamorata di Eunosto, un amico di suo fratello.
Entrambe queste donne soffrono per amore. L’amore non corrisposto
le porta alla rovina, al suicidio. E torna il tema classico e
funesto: si
può morir d’Amor!
Questi due piccoli gioielli del Capodiferro riprendono questo forte
tema dell’amore con intenso introspettivismo psicologico e di
escavazione dell’animo umano. Dall’amore provengono tutti i beni
e tutti i mali. Come direbbe Scheler, non si può odiare senza prima
aver amato. L’amore è un atto originario: ogni
atto di odio è fondato su di un atto di amore
(Ordo
Amoris,
p. 99). Tutte le malattie mentali hanno origine venerea: questo
principio aveva compreso bene Freud. Tra l’altro possiamo rileggere
il mito di Fedra come un correlativo indiretto del complesso di
Edipo. Come il figlio ama la madre, la madre ama il figlio. E come la
figlia ama il padre, il padre la figlia. Il superamento dei complessi
incestuosi reciproci segna la formazione delle personalità. Ma
l’infrangere le leggi dell’amore comporta spesso la disperazione
e la morte. È questa la punizione che provoca il dolore. E amore è
dolore e dolore è amore. Quest’opera in fin dei conti costituisce
una celebrazione del senso tragico della vita. E come afferma
Aristotele, la tragedia è catarsi: «La tragedia è l’imitazione
di un’azione seria e completa, avente una certa ampiezza di
svolgimento, espresso in bella lingua, che, suscitando la pietà e il
terrore, giunge a placare questi due sentimenti, sublimandoli»
(Poetica
IV).
Vincenzo
Capodiferro
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