Art.17 Ordinamento Penitenziario:
Partecipazione della comunità esterna all’azione
rieducativa. La finalità del reinserimento sociale dei condannati e degli
internati deve essere perseguita anche sollecitando ed organizzando la
partecipazione di privati e di istituzioni o associazioni pubbliche o private
all’azione rieducativa.
Con la riforma del 1975 l’apertura al
volontariato nel sistema penitenziario è stata una vera rivoluzione culturale
carceraria, che ha dato importanza alla comunità libera nel recupero del
detenuto.
È stato come se il Legislatore avesse ammesso che il
prigioniero può migliorare solo dentro la società e non certo escludendolo
totalmente da essa.
Credo che le migliaia di persone che ogni giorno
entrano in carcere e dedicano la loro energia e il loro tempo ai prigionieri
siano la parte più sana della nostra società e, di conseguenza, delle nostre
“Patrie Galere”. Ed è grazie a loro che la maggioranza della popolazione
detenuta riesce ad avere ancora un contatto con l’ambiente esterno e a sentirsi
meno emarginata. Probabilmente per questo il “nemico numero uno” per l’Assassino dei Sogni (il carcere come lo
chiamo io) non è il detenuto, ma il volontario che entra a casa sua, lavora
gratuitamente, vede, ascolta e poi va fuori.
Qualcuno
mi rimprovera che quando scrivo di carcere parlo solo dei detenuti; penso che
abbia ragione. E questa volta ho deciso di dare voce e luce a una volontaria
rendendo pubblica parte di una sua lettera che ho ricevuto in questi giorni. Per
proteggerla dall’Assassino dei Sogni
non farò il suo nome, né indicherò il carcere da lei citato; ma se, in
seguito, questa volontaria sarà d’accordo e qualche parlamentare sarà disposto a
fare un’ interrogazione parlamentare, renderemo pubblici i dettagli
.
Mio
caro Carmelo, (…) devo anche informarti che ho sospeso di andare a (…) e quindi
di fare i colloqui. È stata una decisione molto sofferta, dopo sei anni che ho
passato là dentro, scambiando parole e cuore con tutti quei ragazzi che ho
visto. È stato un periodo tosto ma che mi ha dato tanto. Ho imparato tanto, mi
ha insegnato a sbarazzare la mente da qualunque pensiero avverso, stupido, di
controllo, di pregiudizio. Ho ricevuto tanto, tanto, tanto. Mi dicono che ho
anche dato, ma è stato di sicuro reciproco. Le persone che conosco e che non
hanno contatto con il carcere non capiscono e mi hanno avversato sempre, ma
l’importante è che io sappia e loro, comunque, che piaccia loro o no, si sono
beccati i miei racconti perché credo che le coscienze vadano scosse anche quando
non vogliono! Il motivo della mia rinuncia è stato un certo “movimento” interno
al carcere (chissà che giochi ci sono dentro…), ma di sicuro le guardie (con la
direzione) hanno incominciato a ostacolare i volontari (che odiano) sempre di
più. Pensa che in una mattina mi hanno fatto 3 perquisizioni e che due dei
nostri migliori volontari sono stati privati dell’art. 17 per essere stati
trovati in possesso di buste da lettera e francobolli (che non potremmo portare,
ma che dovrebbe fornire il carcere. Cosa che non fa.) Ho “sentito” che per la
prima volta in 6 anni, era meglio avere paura. Non avrei voglia di diventare un
capro espiatorio.
Non credo che ci sia altro
da aggiungere, a parte commentare che se il carcere non rispetta neppure i
volontari che donano il loro tempo e affetto sociale a chi ha sbagliato, allora
la rieducazione è veramente difficile, il desiderio di ricominciare a vivere si
atrofizza e si trasforma in odio. Soprattutto, fa sentire innocente anche chi
non lo è.
Carmelo Musumeci
Carcere di Padova, settembre 2016
Commenti
Posta un commento
I commenti sono moderati e controllati quotidianamente.
Tutte le opinioni sono benvenute. E' gradita la pacatezza.