“INCASTRI LIRICI”, POEMA MULTIFORME DI EGIDIO CAPODIFERRO Un insieme di tasselli ben incastonati in un mosaico poetico
“INCASTRI LIRICI”, POEMA MULTIFORME DI EGIDIO CAPODIFERRO
Un insieme di tasselli ben incastonati in un mosaico poetico
“Incastri
Lirici” è un’opera di Egidio Capodiferro, edita da Puntoacapo nel 2015. Si
tratta di un micro-poema multiforme, ove si susseguono in ordine diacronico
varie tematiche, le quali si intrecciano in una forma classicheggiante, con
verso metricamente libero. Nell’agile forilegio-poemetto si nota il contrasto
tra aspetto formale, quello “apollineo” ed aspetto materiale, o “dionisiaco”.
C’è un’armonia dei contrari che tende alla coincidentia
oppositorum. Ecco come vi troviamo descritta la dimensione stilistica: «I
versi poetici volano liberi e leggeri/ ma i discorsi logici stanno in groppa/
all’asino di grammatica e sintassi…». O ancora: «La rima o il verso libero,/
l’assonanza morbida/ o la consonanza ruvida/ vomita il poeta in smalti di
luce». C’è una rapida successione di quadretti agitati: sembrano degli idilli
leopardiani. Le varie situazioni vengono così incastonate dal collante lirico:
il “dicembre”, gli “alberi”, la “vetta”, il “vaso”, la “notte”, le “spiagge”,
la “tempesta”, l’”occhio”. C’è un’evoluzione creatrice che pare involvere da
immagini materiali a forme immateriali, che declinano nel romantico cielo
tempestoso, nel tuffo sull’infinito, audace nunzio dell’apocalisse. Alla fine
compare il Giudice e Padre “Io Sono”, che è anche il dedicatario dell’opera. La
poetica del Capodiferro può essere sintetizzata in un verso centrale: «Tra il
detto e il non detto, il taciuto,/ si apre uno scorcio sull’abisso». I temi
romantici del titanismo, della sehnsucht
si intrecciano con motivi crepuscolari e neoclassici, che si dimenano tra
dantismo e “innismo” rinascimentale. Il poemetto è sintesi della poesia
universale. I temi sono profondamente crepuscolari. La bellezza, bandita oramai
dalla società contemporanea, abita solamente il passato monumentale. Se il
presente non ha storia, allora alla poesia non resta che rifugiarsi nei sinuosi
domini della memoria e del sogno. È l’immaginazione che rievoca e trasfigura i
ricordi dell’esperienza vissuta. Le rappresentazioni simboliche dirimono la
dissociazione tra arte e vita. Il poeta si sente irriducibilmente estraneo al
mondo contemporaneo. Vi sono belle riprese di temi millenaristici medievali. Si
avverte fermamente quella crisi profonda del dannunziano poeta-vate. E come non
intravedervi quel “male di vivere” di Corazzini e di Montale, ben condito di
una prospettiva futuristica? Anzi il passatismo della Genesi si proietta nel
futurismo dell’Apocalisse! Benché educato alla tradizione classicista,
sensibile alle lezioni dantesche, la ricerca poetica del Capodiferro, non
indifferente alle esperienze post-crepuscolari e post-futuriste, si proietta in
un deciso simbolismo. Non vi manca quell’aspetto della “sapienza tragica”, che
avvicina il Nostro al Campana. Infatti nella sua poetica sussiste un flusso
ininterrotto espressionistico della poesia, ove la successione spontanea delle
immagini si armonizza perfettamente con la regolarità ritmica dello stile,
anche se sconvolge e sovverte l’ordine sintattico.
Commenti
Posta un commento
I commenti sono moderati e controllati quotidianamente.
Tutte le opinioni sono benvenute. E' gradita la pacatezza.