Addio a Marco Pannella
L'importante testimonianza di chi Marco Pannella l'ha conosciuto e tastato con mano che faceva sul serio.
La notizia della scomparsa di Marco si è sparsa
all'improvviso da una cella e da una finestra all'altra e in tutte le sezioni
del carcere di Padova.
Molti detenuti hanno abbassato gli occhi e il tono della voce. Qualcuno
ha scrollato la testa. Altri ancora si sono ammutoliti. Tutti si sono sentiti
come abbandonati a se stessi.
Qualcuno ha urlato dalle sbarre della sua finestra: "E adesso quale sarà quel politico che ci darà voce e lotterà per i
diritti dei carcerati o avrà il coraggio di proporre un'amnistia?". Andrea gli ha
risposto: "Nessuno". Roberto ha
aggiunto: "La stragrande maggioranza dei
politici è d'accordo solo su una cosa: riempire le carceri come delle scatole di
sardine e usare l'emergenza criminalità per continuare a prendere voti e
continuare a rubare." Antonio s' intromette nella discussione: "Non bisogna generalizzare, ci sono anche i
politici onesti". Raffaele si incazza: "Sei proprio scemo, non lo sai che in Italia
essere garantisti e abrogazionisti della pena dell'ergastolo fa perdere i voti e consenso elettorale?"
Lorenzo lo appoggia: "Guarda che fine
hanno fatto quei pochi politici che si sono sempre impegnati per la legalità in
carcere, sono scomparsi dal Parlamento. Gli altri politici lo sanno che il
carcere in Italia non è altro che lo
specchio di fuori, dell'ingiustizia, della sofferenza, dell'emarginazione e la
discarica degli avanzi della società perbene e disumana, eppure non alzano un
dito, perché non hanno il coraggio e
il cuore che aveva Marco Pannella”. Interviene Sandro: "Io penso che il carcere così com'è non dà
risposte, il carcere è una non risposta, il carcere è il male assoluto. Non si
può educare una persona tenendola all'inferno. La si può solo punire, farla
soffrire, distruggerla, e dopo di questo anche il peggiore assassino si sentirà
innocente. Solo un carcere aperto e rispettoso della legalità può restituire
alla società dei cittadini migliori".
Ascolto dalle sbarre della mia finestra i
discorsi dei miei compagni, ma non intervengo perché penso che adesso sia il
momento del silenzio e di trasmettere tutta la nostra solidarietà ai familiari,
ai radicali, (in particolar modo a Sergio D'Elia e a Rita Bernardini) e a tutti
quelli che volevano bene a Marco.
Ciao Marco, eri il mio eroe e mi sei stato
da esempio, ora mi sento un po' orfano. Spero che nel posto dove sei ora non ci siano prigionieri, né
carceri, ma sono sicuro che dovunque tu sia adesso, continuerai a lottare contro
il Dio di turno per migliorare i diritti degli angeli o dei
diavoli.
Un ultimo affettuoso sorriso fra le
sbarre.
Carmelo Musumeci
Carcere di Padova 19 maggio 2016
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