OMICIDIO STRADALE : E’ LEGGE Approvato dal Parlamento il nuovo reato penale di Antonio Laurenzano
di Antonio Laurenzano
L’omicidio
stradale è legge. Dopo quattro anni dalla prima raccolta di firme da parte
delle Associazioni “vittime della strada”, si è finalmente concluso un lungo
iter che ha visto il disegno di legge arrivare a Palazzo Madama in quinta
lettura, non senza imboscate parlamentari, superate alla fine con il voto di
fiducia posto dal Governo. Un atto di giustizia nei confronti di chi è rimasto
ucciso sulle strade da pirati su quattro ruote!
Si
parla spesso di curve assassine, di alberi killer, di strade dissestate per
giustificare le corse in auto che finiscono in tragedia. Una guerra invisibile
che quotidianamente si combatte sulle strade. Ma il 90% degli incidenti stradali è imputabile a chi
sta al volante e alle sue
condizioni psico-fisiche …. E l’alcol è il killer in ombra, il pericoloso
compagno di viaggio.
Secondo
i dati ISTAT 2013, in Italia ci sono oltre 180 mila incidenti stradali l’anno
con lesioni a persone, 3385 morti, quasi 10 al giorno, 260 mila feriti. Una
cronaca senza fine, un vero bollettino di guerra! Nel 30% dei casi, secondo i
dati forniti dall’osservatorio Asaps (Associazione sostenitori amici polizia
stradale), l’investitore è risultato sotto l’effetto di alcol e droga. E a subirne
le conseguenze tante vite innocenti, fra cui tanti bambini: nel 2014 ben
63! Vite spezzate, sogni e speranze derubati!
Siamo in assoluto il Paese d’Europa con il
maggior numero di vittime sulle strade. Anche il numero dei morti per milione
di abitanti, media Ue 51,4, ci vede ancora al 14° posto con 56,2 vittime. E i
casi di recidiva sono altissimi. Il reato di omicidio stradale aiuterà a
combattere questo triste primato. Una efficace misura di prevenzione.
La
nuova legge introduce nel codice penale
il reato di omicidio stradale per effetto del quale è punito a titolo di colpa
con la reclusione, di diversa entità a seconda del grado di colpevolezza, il
conducente la cui condotta imprudente costituisca causa dell’evento mortale.
Resta la pena già prevista oggi, da 2 a 7 anni, nell’ipotesi base, quando cioè
la morte sia stata causata violando il codice della strada. La sanzione penale
però sale sensibilmente negli altri casi. In particolare, chi uccide una
persona guidando in stato di ebbrezza grave, con un tasso alcolemico oltre 1,5
grammi per litro, o sotto effetto di stupefacenti, rischia ora da 8 a 12 anni
di carcere. La pena può aumentare fino a 18 anni di carcere se a morire è più
di una persona. E’ prevista una specifica circostanza aggravante nel caso in
cui il conducente, responsabile di un omicidio stradale colposo, si sia data alla
fuga, omettendo ogni soccorso. In tale ipotesi, la pena è aumentata da 1/3 a
2/3 e non può, comunque, essere inferiore a 5 anni.
Grande
soddisfazione è stata espressa da chi per anni ha atteso un intervento del
Legislatore per una risposta a un inquietante problema sociale, espressione in
molti casi di una vita spericolata,
vissuta senza inibizione alcuna. E per i più giovani al volante, oltre alle
misure di legge, è fondamentale insegnare la “cultura della sicurezza”,
educarli alla legalità ridestando in
loro i grandi ideali, la passione civile
per renderli protagonisti consapevoli del loro ruolo sociale, del loro
futuro. Coniugare cioè la libertà con il senso del dovere per poterla vivere
non come trasgressione ma come valore di grande significato.
Si volta pagina, dunque. “La patente non è
licenza di uccidere”! Guidare nel rispetto del codice della strada per evitare
lutti e dolori e porre fine alle strazianti cronache di assurdi incidenti
stradali. Guidare con il volante e non con …. Il bicchiere perché la vita va
vissuta, non va bevuta!
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