(a cura di Vincenzo Capodiferro) STORIA DI UN “ERETICO” CONTRO UN ERETICO. Giovanni Garmaise e Giovanni Calvino (6 gennaio 1568)
(a cura di Vincenzo Capodiferro)
STORIA DI UN “ERETICO” CONTRO UN ERETICO.
Giovanni Garmaise e
Giovanni Calvino (6 gennaio 1568)
La storia
della famiglia Garmaise di Vandoeuvres è molto antica. Secondo André Corbaz,
che ha scritto Un Coin de Terre
Genevoise, Mandement et chastellenie de Jussy-l’Evesque(Ginevra 1916), la
famiglia Garmaise si è stabilita a Gy nell’età della Riforma e precisamente nel
1536. I Garmaise furono iscritti nelle liste della Bourgeoisiedi Ginevra nel 1563. Il primo fu Guillaume Garmaise, a
seguire Antonio Garmaise, nel 1569. Ci sono testimonianze anche più antiche di
un PetrusGarmeyse (1449) e di un certo RichardusGarmesie (1524). Un
PierreGarmaise è ancora attestato negli atti del Comune di Gy nel 1689 e si
conservano tracce di un Antoine Garmaise, nato prima del 1715.Siamo sicuri che
i figli di Antoine sono nati tra il 1735 e il 1747: Rodolphe, Antoine, Pierre,
Jacques-Etienne, Marie e Abraham. Da tutti costoro che sono stati menzionati
discende la mia famiglia. Ancora oggi a Ginevra c’è lo “Chemin de Garmaise”, a
ricordo del noto casato, inoltre su questa via ha sede una cantina che produce
un vino bianco, chiamato “RéserveGarmaise”. La storia più interessante e
davvero bella è quella di Jean Garmaise: come riportano i Registres de la Compagnie despasteurs de Genève, Tomo III, anni
1565-1574, al fol. 35, a. 1568, Jean aveva messo in dubbio un passo del Vangelo
di Luca e la domenica del 6 gennaio del 1568 aveva osato sfidare il grande
riformatore Giovanni Calvino, dichiarandolo eretico. Naturalmente per questo
atto oltraggioso Jean Garmaise fu egli stesso tacciato di eresia dagli eretici,
fu condannato a chiedere perdono davanti a tutta l’assemblea dei fedeli, in
ginocchio, per terra, con la corda al collo ed una torcia in mano accesa. Per
punizione gli fu traforata la lingua. Fu bandito dalla città. Gli furono
confiscati tutti i beni dalla Signoria di Ginevra. Le sentenze per eresia sono
molto frequenti in questo periodo, sia dalla parte dei cattolici, che dalla
parte dei riformati. C’è un’intolleranza d’ambo le parti, per cui ai roghi di
Calvino, come di un Michele Serveto, fanno eco i roghi dei cattolici, come di
un Giordano Bruno. Calvino nelle Istitutiones
de cristiana religione aveva predicato il verbo della predestinazione
assoluta: «Secondo ciò che la Scrittura chiaramente dimostra, noi diciamo che
il Signore ha una volta deciso nel suo consiglio eterno ed immutabile, quali
uomini voleva ammettere alla salvezza e quali lasciare in rovina. Quelli che
egli chiama alla salvezza, noi diciamo che egli li riceve per la sua
misericordia gratuita, senza alcun riguardo alla propria dignità. Al contrario l’ingresso alla vita è precluso
a tutti quelli che vuole abbandonare alla condanna: e ciò accade per un suo
giudizio occulto e incomprensibile, per quanto giusto ed equo» (Inst.,7,III,62-63). Le opere, per il
Riformatore ginevrino, sono segno di predestinazione. Questa affermazione,
convalidata con esempi del Vecchio Testamento e immessa nel nuovo ambiente
capitalistico, che non aspettava altro che la benedizione divina per i suoi
traffici, divenne potente molla di sviluppo del capitalismo medesimo.
Riprendendo M. Weber, L’etica protestante
e lo spirito del capitalismo, la morale calvinista è un’etica del successo
e giustifica l’imperativo appunto dell’etica capitalistica: arricchitevi! A
questa tesi, sostenuta, tra gli altri da Sombart e Troeltsch, è stato obiettato
che il capitalismo si formò in paesi nei quali il calvinismo non era ancora
conosciuto, come in Inghilterra. Sarebbe contraddittorio pensare che la
scrupolosa etica calvinista sia alla base di un fenomeno che è la negazione di
ogni scrupolo morale. Anche Giovanni Garmaise è un predestinato: predestinato a
sfidare il predestinato per eccellenza, cioè Giovanni Calvino. Jean è un
“eretico” che si scaglia contro un altro eretico, un difensore della fede, che
si erge contro un altro difensore della fede. L’araldo della famiglia Garmaise
è singolare: stemma azzurro con braccio vestito d’argento che tiene una chiave
accompagnata da una conchiglia d’oro e una spiga di grano. La chiave simbolizza
non solo la fede cristiana, ma anche la città di Ginevra e della famiglia di
cui l’esistenza è quivi attestata già prima della Riforma e ricorda la condanna
di Jean Garmaise. Pure la conchiglia è un richiamo allo stemma del comune di
Vandoeuvres, riferito a San Giacomo, patrono della città. Il covone di grano,
invece,si riferisce allo stemma del comune di Gy, ed in particolare al
procuratore generale Pierre d’Airebaudouze, che fece costruire a Gy il primo
tempio protestante in terra ginevrina. Prima di questo fatto la famiglia
Garmaise era cattolica, in seguito tutti i Garmaise sono stati di religione
protestante calvinista, fino a mio padre. Mio fratello ed
io, infatti, siamo i primi Garmaise cattolici dopo cinquecento anni.
Alessandro Garmaise
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