DALIDA E LUIGI TENCO amore e morte di marcello de santis
Il 27 gennaio morì Luigi Tenco, Insubria critica pubblica oggi un bellissimo articolo in sua memoria
DALIDA E LUIGI TENCO
amore e morte
di
marcello de santis
Dalida e Luigi Tenco a Sanremo nel 1957
Si era negli anni 50.
Avevo sedici/diciassette anni, facevo il liceo classico con voti sufficienti ad
andare avanti dignitosamente, del resto non potevo permettermi di studiare poco
e farmi non dico bocciare ma neppure rimandare a settembre (fui sempre promosso
nella mia carriera scolastica, al primo colpo); ché mio padre, infermiere con
un salario modesto, faceva sacrifici enormi per fare studiare me e mio fratello
più piccolo di tre anni (lui si diplomò in ragioneria, e io mi iscrissi a
legge; e a tre esami dalla laura mollai, ormai lavoravo, e la cosa mi pesava
non poco); e mia madre casalinga faceva i salti mortali per far quadrare i
conti tra entrate (poche e solo il salario di papà) e uscite (solo spese per la
casa, un gelato la domenica, qualche cinema a 25 lire d'ingresso, rare) e
qualche lira da mettermi in tasca per le esigenze di ragazzo.
Dunque, dicevo, avevo
sedici/diciassette anni, e avevo preso a corrispondere (an-dava di moda così
tra noi studenti di liceo) con una ragazza francese di Marsiglia, Nicóle, che
nel tempo divenne mia amica; che aveva un'amica che si chiamava Jocéline, con la quale corrispondeva il
mio amico Marcellino; ragazze che in
una imbarcata incosciente e giovanile andammo a trovare in Francia, con poche lire in tasca e col nostro francese scolastico; Nicóle, che poi - a distanza di tempo,
ben trentuno anni dopo - rincontrai sui monti verdi dell'Alta Savoia dove ero in vacanza, in quell'estate, con la mia
famiglia, e poi ancora in Ardèche (Francia)
l'anno appresso, noi due, vecchi amici, sposati; e con figli grandi.
Ascoltavo la sera la
mia tanto amata radio "Geloso"
a valvole, (ve le ricordate le radio di una volta, ingombranti da non
dire...?) che era vicina al mio letto;
alle 23.15, dopo una trasmissione di attualità e di cultura di una decina di
minuti, intitolata Siparietto: - ed ora
ecco a voi "Siparietto" a cura di Nicola Adelchi - non la
dimentiche-rò mai, quella presentazione - presentavano ogni sera un cantante
sconosciuto che meritava e/o che stava per raggiungere il successo, o si
sperava che lo raggiungesse. Conobbi così un non ancora noto e giovanissimo Domenico Modugno con la sua Lu pisci spada.
Una sera parlavano di
una cantante francese, di cui mi colpì la voce calda e morbida, piena, e in
qualche maniera sensuale; chiaramente cantava in francese, ma lo scandiva bene
e qualche parola qua e là riuscivo a captarla e capirne il significato; il nome
non lo capii bene, Dalilà oppure Darilà o Daridà.
Ci scrivevamo, con la
mia amica Nicóle, e il giorno
appresso le invia una lettera in cui le chiesi notizie: chi fosse
quell'artista, mi rispose dandomi spiegazioni sufficienti per conoscerla un
poco; il nome era Dalida, e mi disse
che era di origini italiane, toscana di Livorno,
mi pare.
Iolanda Cristina Gigliotti in una foto del 1954
ancora sconosciuta in Italia
quando vinse il concorso per miss Egitto
Poi m'informai,
internet era di là da venire, e seppi molte cose di questa cantante; di lì a
poco la sua voce giunse anche da noi; ne cominciò a parlare anche l'unica
rivista di musica leggera, Sorrisi e
canzoni, di cui fin dal primo numero uscito nel 1951, se non ricordo male,
facevo la raccolta.
Era una splendida
ragazza e si fece molti fans anche qui da noi; tra questi c'ero anch'io,
naturalmente, ché praticamente l'avevo scoperta.
Luigi Tenco invece lo conoscevo
già prima di scoprire Dalida; dai
servizi su Sorrisi, appunto; allora
poi mi capitava spesso tra le mani un libriccino dal titolo Il canzoniere della Radio, (il papà di
un mio amico aveva un'edicola di giornali, e quindi...) e io ero
appassionatissimo di musica leggera, conoscevo tutte le formazioni delle
orchestre con i loro maestri direttori e i cantanti che si esibivano in diretta
alla radio; mi aiutava, Il canzoniere,
ad imparare i testi delle canzoni, le date, le vite dei vari artisti.
Scoprii che Luigi era il capostipite di quei giovani
che facevano parte di quella folta schiera di cantanti della scuola genovese;
influenzati dai primi cantautori francesi che avevano inventato un nuovo modo
di scrivere versi e metterli in musica, e cantarli alla loro maniera, Jacques Brel e Georges Brassens in
primis.
Il canzoniere della Radio era una piccola rivista
che pubblicava le immagini dei direttori d'orchestra e dei
cantanti
e pubblicava anche le canzoni in voga;
aveva cadenza prima mensile (fino al 1943) poi quindicinale,
e il primo numero risale all'anno 1940:
Poi fu sospesa la pubblicazione per la guerra; riprese
subito dopo.
Nacquero per caso; Luigi Tenco, dunque, e poi Gino
Paoli subito al successo con le canzoni La
gatta e Sassi, e la sua voce approssimativa; seguito a ruota da Bruno Lauzi, e Umberto Bindi che scrisse
e interpretò magicamente quella stupenda canzone che si intitola Il nostro Concerto. E poi, ultimo ma non ultimo, il grande Fa-brizio de Andrè.
Erano amici, tutti
dotati di uno straordinario talento poetico e musicale; iniziarono a scrivere
versi, si riunivano a casa dei fratelli Reverberi,
Gianfranco e Giampiero, in corso
Torino a Genova; si dilettavano a scrivere e strimpellare o suonare
strumenti; Tenco ad esempio suonava
il clarinetto in un locale, Bindi il
pianoforte in un altro, tutti si davano da fare; più tardi li raggiunse Fabrizio, mentre Umberto Bindi già pen-sava di lasciarli; e andarsene per la sua
strada.
Dalida è il nome d'arte di Iolanda Cristina Gigliotti, che pur
essendo di origini italiane, (il padre era di Serrastretta in provincia di Catanzaro)
come mi aveva detto la mia amica francese, era però nata in Egitto, a il Cairo nel 1933.
Pur affetta da una
fastidiosa e antiestetica forma di strabismo (per eliminarlo subì diverse
operazioni che in qualche modo anche se non totalmente riuscirono ad eliminare
l'inconveniente estetico) prese parte e vinse diversi concorsi di bellezza, che
la portarono al cinema. Ma lasciò l'Egitto
per la Francia nel 1954, e si recò a Parigi.
Qui assunse il nome
che la portò al successo; si ispirò per questo al colossal cinematografico Sansone e Dalila; ecco, gli piacque Dalila, ma presto lo cambiò in Dalida.
La sua bella voce
convinse un produttore a farne una cantante; ci mise due anni ad affermarsi;
nel 1956 il primo disco fu una canzone della portoghese Amalia Rodriguez, la regina del fado, e poi scoppiò la fama con Bambino, la versione francese della
canzone napoletana Guaglione, che qui
portò al successo Aurelio Fierro.
Fu talmente grande il
successo (vendette all'epoca milioni di dischi, il suo primo disco d'oro lo
meritò con la canzone) che fu ribattezzata Mademoiselle
Bambino.
Seguirono dieci anni
di successi, era bella, brava, affascinante; avventure e disavventure si
susseguirono, si sposò, lasciò il marito, si invaghì di altri personaggi, provò
altri brevi amori, ma mai niente di serio.
Nell'anno 1966, conosce Luigi Tenco.
Luigi Tenco non amava cantare,
amava definirsi un compositore, e tale si considerò sempre. Era del 1938, oggi
avrebbe avuto 77 anni, se ci fosse ancora, e farebbe compagnia all'unico
rimasto dei suoi compagni genovesi di un tempo, Gino Paoli.
Ma la sorte volle
diversamente.
La sua infanzia non fu
delle più felici, la madre lo ebbe da una relazione extraconiugale con un
sedicenne di una famiglia bene dove lei serviva; e si pensò bene di
allontanarla non appena si seppe la cosa.
A Genova giunse che aveva dieci anni appena.
Luigi Tenco - 1938-1967
Il ragazzo amava la
musica, e nel '53 a soli 15 anni mise su un quartetto con una batteria e una
chitarra, con lui al clarinetto; e al banjo, indovinate chi, Bruno Lauzi, quello che diventerà famoso
con la sua gran massa di capelli bianchi, gli occhi cisposi, e la sua canzone Onda su Onda.
Da Genova a Milano, dove conosce quelli che poi diverranno grandi interpreti e
cantautori italiani, non vale fare nomi, li conosciamo tutti.
Si scrive alla facoltà
di ingegneria, che non portò a termine, poi a scienze politiche; ma la sua
passione è comporre canzoni. Compone arrangia pezzi per Gino Paoli e Ornella Vanoni, infine prova la sua voce, e canta.
Il suo primo 45 giri
(I miei giorni perduti, di cui scrive testo e musica) è del 1961.
E finalmente il suo
primo 33 giri che contiene la famosa Mi
sono innamorato di te.
Molte canzoni sono
respinte dalla RAI, censurate per i testi "non adatti".
Per la RCA incide una
canzone - Un giorno dopo l'altro -
che diventò un grande successo grazie al fatto che fu la sigla della serie
televisiva de Le inchieste del
Commissario Maigret, interpretato da Gino
Cervi e Andreina Pagnani.
Un disco per L'estate del 1966 lo vede in
gara con Lontano Lontano
E lontano lontano nel tempo
qualche cosa / negli occhi di un altro
ti farà ripensare ai miei occhi
i miei occhi che t'amavano tanto....
qualche cosa / negli occhi di un altro
ti farà ripensare ai miei occhi
i miei occhi che t'amavano tanto....
ecco il link della canzone, cliccateci su, e ascoltate
Nell'anno 1966, a Roma, conosce Dalida.
Mi sono innamorato di te
perché / non avevo niente da fare
il giorno / volevo qualcuno da incontrare
la notte / volevo qualcuno da sognare...
perché / non avevo niente da fare
il giorno / volevo qualcuno da incontrare
la notte / volevo qualcuno da sognare...
Poche informazioni ma
sufficienti; perché lo scopo di questo breve scritto è quello di descrivere il
suo rapporto con Dalidà.
Che è stato sempre
argomento di dibattimento; il loro amore, era vero? era di fac-ciata? oppure
solo pubblicità?
Dalida, quando conobbe Tenco, aveva 34 anni,
era una cantante affermata, addirittura una diva della musica leggera ricercata
da impresari teatri palcoscenici di tutto il mondo; Tenco ha 29 anni.
Era agosto, Dalida è a Roma per incidere un disco; al bar della casa discografica gli
presentano Luigi, dallo sguardo cupo,
serio, troppo serio, ma ne è affascinata e anche lui è preso da questa donna
bella e sorridente.
E' un vero colpo di fulmine;
un coup de foudre, come lo chiama
lei. in autunno Tenco vola a Parigi
da lei, e le fa ascoltare la canzone Ciao
amore ciao, e le propone di cantarla con lui a Sanremo.
Il resto è cosa nota.
Dalida forse amava
veramente il cantante italiano.
Ma Luigi amava la cantante francese?
Parrebbe proprio di no. In una lettera a una sua amica Valeria, nella quale lettera Luigi
le confessava il suo amore, e con la quale facevano progetti di un lungo
viaggio insieme in Africa dopo Sanremo, appunto, tra le altre cose
descrive Dalida come
una donna
nevrotica e viziata;
(in realtà la cantante francese era
una donna fragile, molto fragile)
Tenco confessa all'amica che
non riusciva
a farle capire niente di sé stesso,
di quello cui ambiva, niente di niente;
pare che non voglia capire...
poi ho finito col parlare di te, di quanto ti amo.
Che gran casino, vero!
E considerava il suo rapporto con la
cantante francese un'assurda faccenda.
Tesoro, (le scriveva)
avremo i
giorni e le notti tutte per noi:
potremo
parlare, prendere il sole, fare l'amore,
dimenticare
i problemi che abbiamo vissuto,
le angosce,
i momenti bui.
Eppure...
... s'era sparsa la voce che Tenco e Dalida avessero deciso di
sposarsi subito dopo il festival di
Sanremo in cui cantavano la stessa canzone scritta dal cantautore italiano.
Eppure...
... il capodanno del
1966 Tenco si esibisce alla Casina Valadier a Roma, in sala c'è Dalida; poi lei va via e lo aspetta in
albergo dove dopo lo spettacolo Luigi la
rag-giunge, e passano insieme l'ultimo dell'anno; l'ultimo capodanno della vita
del cantante; ma Tenco è molto
nervoso, forse non sopporta l'attenzione dei presenti, dovunque andassero, solo
per la bella cantante francese.
Di quell'altra, la
famosa quanto "misteriosa
fidanzata segreta", si
sapevano e non si sapeva. Anche perché Tenco
non ne volle mai parlare; neppure ad una domanda di un giornalista che lo
intervistava, sempre a Sanremo di
quell'anno, fatidico per lui, rispose scocciato sono affari miei.
Che Dalida sapesse di questo sua amore? Forse, tanto che a
fronte della sua morte disse pubblicamente che Luigi la amava davvero, quella
ragazza, e tantissimo. E che la causa del suicidio non era proprio quello che
si diceva nelle "tante chiacchiere che si facevano"; facendo sottendere,
o lo disse chiaramente, che si doveva a quella donna il suicidio.
E aggiungeva: io gli volevo bene davvero, mi piaceva stargli
vicino, era buono, io gli volevo molto bene.
Quindi: Dalida lo amava!? Forse si, o forse era
solo una specie di innamoramento, una lunga profonda infatuazione; sicuro era
che ne cercava la compagnia in ogni momento, dovunque fossero.
Ma Luigi, così sembra, amava un'altra.
Per lui - ebbe a dire
la sua mamma - la cantante francese era un'amica, solo una amica; era troppo
diva per lui, che amava le cose semplici... disse anche che non andavano
affatto d'accordo.
Eppure davanti a
tutti...
Eppure tutti coloro
che li conoscevano, che erano intorno a loro, erano divisi s questo argomento;
che poi è stato il più importante della loro giovane vita. La pensavano
diversamente, c'era chi diceva - e ne era convinto - che si amassero
profondamente; un'altra parte, al contrario, la pensava diversamente; quello
non era amore, era un'altra cosa.
Renzo Parodi, un giornalista genovese che seguiva
i due, scrive: ... era una storia d'amore cominciata
qualche mese prima, una storia molto bella. Lo vedevo molto convinto, Luigi, di
quella nuova compagna. Non ricordo se parlò mai di matrimonio, sull'argomento
entrambi in linea di principio eravamo contrari...
Potremmo andare avanti
con le varie opinioni; che Dalida
fosse presente quando si sparò, che gli sparasse lei per gelosia, che lo amasse
alla follia, non ricambiata, che lui pensasse all'altra, che si uccise per
essere stato eliminato dalla finale a favore di una canzone scema e scipita
come Io tu e le rose cantata da Orietta Berti...; che, che , che... ma
l'essenziale lo abbiamo detto.
Dalida in una sua tipica posa
durante una esibizione canora
Eppure...
... cinque anni prima,
e sembra un secolo prima, aveva scritto una canzone indimenticabile, che a
leggerla dopo la sua morte, e non conoscendo la data della sua composizione,
poteva credersi essere stata scritta e dedicata al suo amore impossi-bile Dalida.
Mi sono innamorato di te
perché / non potevo più stare sola
il giorno / volevo parlare dei miei sogni
la notte / parlare d'amore
perché / non potevo più stare sola
il giorno / volevo parlare dei miei sogni
la notte / parlare d'amore
Ed ora
che avrei mille cose da fare
io sento i miei sogni svanire
ma non so più pensare
a nient'altro che a te
che avrei mille cose da fare
io sento i miei sogni svanire
ma non so più pensare
a nient'altro che a te
Mi sono innamorato di te
e adesso /non so neppure io cosa fare
il giorno /mi pento d'averti incontrato
la notte /ti vengo a cercare.
e adesso /non so neppure io cosa fare
il giorno /mi pento d'averti incontrato
la notte /ti vengo a cercare.
Nell'anno 1967 finisce
la sua vita.
Nell'anno 1967 finisce
l'amore con Dalida.
Al Festival di Sanremo Luigi presenta, come
abbiamo detto, Ciao amore ciao, che
non ha fortuna e viene eliminata. a vincere è il reuccio della canzone, Claudio Villa.
Come usava in quegli
anni le canzoni venivano presentate in due versioni, da due interpreti diversi;
la canzone Ciao amore ciao, dopo Tenco viene ripetuta proprio da Dalida.
Si fanno le votazioni
e la canzone non ha il plauso del pubblico votante; viene esclusa dalle
finaliste perché si piazza al dodicesimo posto; partecipa al ripescaggio, altro
meccanismo inventato dagli organizzatori; neppure qui Tenco ha fortuna, viene ripescata la canzone di Gianni Pettenati dal titolo "La rivoluzione" (della quale
si sono perse le tracce, mentre Ciao
amore ciao, che pur non essendo tra le migliori scritte dal cantautore, si
canta ancora oggi).
Eccolo Tenco a Sanremo nel 1967
mentre presenta la sua canzone Ciao amore ciao
Ci sarebbe molto da
raccontare sulle ore che precedono la serata di Sanremo e la morte del cantante; ma lo spazio non ce lo permette;
quindi andiamo avanti per la nostra strada.
Sembra, dicono, che il
cantante fosse preso da un profondo sconforto; va a cena con Dalida, ma lascia il ristorante per
andarsene in albergo; e che qui,
trovandosi solo nella sua stanza, si sia tirato un colpo di pistola alla testa.
I dati: Hotel Savoy camera 219; lo trovò a terra in un lago di sangue, Lucìo Dalla, che entrò per primo nella
dependance dell'albergo; poi accorse anche Dalida
che aveva condiviso con lui la gioia di Sanremo
e una bella canzone, e lo sconforto per il risultato negativo.
Le autorità di polizia
"decidono" immediatamente per il suicidio.
Non manca neppure il
fatidico foglio con le sue ultime parole; scritto a mano (la perizia della
grafia fatta però solo nel 1990,
cioè ben 23 anni dopo la sua morte, la attribuisce al
cantante) che detta:
Io ho voluto bene al
pubblico italiano
e gli ho dedicato
inutilmente cinque anni della mia vita.
Faccio questo non perché
sono stanco della vita (tutt'altro)
ma come atto di protesta
contro un pubblico che manda
"Io tu e
le rose" in finale
e ad una commissione che
seleziona La rivoluzione.
Spero che serva a
chiarire le idee a qualcuno.
Ciao. Luigi.
Dalida
torna a Parigi e riprende i suoi giri
per il mondo.
Nello stesso anno si trova nello stesso
albergo dove aveva passato giorni belli con Luigi
Tenco, e tenta il suicidio anche lei, salvata per caso dall'arrivo di una
cameriera. Tentò ancora una volta di togliersi la vita, dieci anni dopo, senza
riuscirci.
Passano altri dieci anni. è il 1987.
E' un sabato pomeriggio, il due di
maggio, e fa molto freddo. Dalida
rimanda un servizio fotografico adducendo come scusa il troppo freddo che la
faceva star male.
La cantante da qualche tempo non è più la
stessa, è sempre triste, Luigi è
sempre nella sua mente; soffre di una depressione che la accompagna da
parecchio.
Esce dall'albergo, dice alla cameriera che
va a teatro ma dopo alcuni giri della città con la sua macchina, decide per
recarsi a casa sua, in Montmartre.
Qui non sappiamo che cosa fa, forse gira e rigira per casa senza darsi pace,
ossessionata com'è da tempo da una perdita di interesse per tutto ciò che la
riguarda, il suo umore è sempre più scuro, da tempo non mangia o mangia di
malavoglia, non dorme più...
Si sdraia sul letto, probabilmente passa
una notte insonne, e sul far del mattino
decide di farla finita e ingerisce barbiturici.
E' il 3 di maggio.
Sarà sepolta nel cimitero di Montmartre.
Questa è
la statua di Dalida
che si
trova nel cimitero di Montmartre a Paris
(autore lo
scultore Aslan)
il
quartiere dove la cantante ha abitato a lungo e dove si è tolta la vita.
La
cantante ha inciso 140 milioni di dischi.
Come nel caso di Luigi, accanto al corpo
viene trovato un foglietto con poche parole:
Pardonnez-moi,
la vie m'est insupportable
(Perdonatemi, la vita mi è insopportabile)
marcello de santis
|
Marcello, il tuo modo di scrivere e raccontare, è straordinario. Non sono riuscite a distrarmi e ad interferire nella lettura ... nemmeno le canzoni di Tenco che, nel frattempo, risuonavano nella mia mente. Bravo ! Grazie !
RispondiEliminati ringrazio vincenzo mi fa piacere il tuo complimento
EliminaGrande Marcello i tuoi saggi bevuti tutti dun fiato appassioni il lettore bravo!!
EliminaBravissimo Marcello, mi ha appassionato rileggere la storia di quei due e comunque per me Tenco (che io ho ammirato e ammiro profondamente e che per me era un validissimo talento musicale misconosciuto) è stato ucciso. Da chi? Questa è un'altra storia. Grazie ancora e ad majora! Sandro
RispondiEliminanon potevi mancare caro sandro, come sempre, grazie un caro saluto
EliminaDavvero molto interessante ed istruttivo, precisa la ricostruzione !
RispondiEliminaAdele Libero
Si, I tuoi racconti si leggono d'un fiato, fluidi e musicali come anche in questo caso. Hai dato anche qualche notizia che non conoscevo. Dalida e Tenco due artisti sfortunati nel loro ostinarsi a credere in una Idea. A questi aggiungerei anche Sergio Endrigo, forse a lui lo salvò il suo umorismo a molti sconosciuto. Ciao
RispondiEliminaSi, I tuoi racconti si leggono d'un fiato, fluidi e musicali come anche in questo caso. Hai dato anche qualche notizia che non conoscevo. Dalida e Tenco due artisti sfortunati nel loro ostinarsi a credere in una Idea. A questi aggiungerei anche Sergio Endrigo, forse a lui lo salvò il suo umorismo a molti sconosciuto. Ciao
RispondiEliminagrazie alberto, a presto
RispondiEliminaBello questo racconto, poi la radio "Geloso" una vera chicca... grazie
RispondiEliminaBravo Marcello, la storia scorre avvincente più di un racconto, ci fai capire non solo "cosa accadde", ma anche quali erano i catteri ed i pensieri dei protaginisti. Avrai fatto molte ricerche, complimenti.
RispondiEliminaNel '67 io ero ancora piccolina, ascoltavo lo Zecchino d'Oro, non Sanremo; nell '87 ero già sposata e ricordo benissimo che in quell'occasione venne tirato fuori dal baule dei ricordi di tutto e di più: anzhe le canzoni di Tenco che io... conoscevo! Si eranno tramandatae, attraverso trsmissioni radio e TV, concerti dei cantautori, Dalidà stessa, e così via.
Grazie per questo tutffo nel passato, Marcello.
CIAO
Rosella