IL PROBLEMA DEL CAOS NELLA VOLONTÀ SCHOPENHAUERIANA di Vincenzo Capodiferro
IL
PROBLEMA DEL CAOS NELLA VOLONTÀ SCHOPENHAUERIANA
Il problema del caos è stato sempre presente
nella filosofia, sin dall’antichità. La parola caos deriva dal greco e
significa “disordine”. Questo termine è strettamente correlato al suo opposto,
il “cosmos”, l’ordine. C’è un bipolarismo di fondo che domina tutto l’universo:
le sue tracce sono presenti in tutte le antiche cosmogonie, come quella di
Esiodo. Prendiamo, ad esempio, la serie dei numeri pari e quella dei dispari in
Pitagora. Abbiamo riscontrato l’idea di caos, soprattutto nei filosofi
“irrazionalisti”, come Schopenhauer, Nietzsche, e Freud. Ci viene da pensare,
ad esempio, all’abisso della volontà di Schelling, al mondo dell’esistenza di
Kierkegaard, fatta di libertà, possibilità ed angoscia, alla Volontà di
Schopenhauer, all’Es di Freud. Però ricollegheremmo questo problema ancestrale
della filosofia, al grande dualismo tra fenomeno e noumeno di kantiana memoria;
questo dualismo è sempre presente nella filosofia moderna e si esprime in modi
diversi: in Fichte come Io e Non-Io; in Freud come Io ed Es, in Schopenhauer
come rappresentazione e Volontà, in Nietzsche come Apollo e Dioniso.
Schopenhauer esprime questo senso del caos nel mondo inteso come Volontà.
Infatti la Volontà è una forza cieca ed inarrestabile, quindi caotica, cioè non
sottoposta ad alcuna regola, ad alcuna legge, e questa domina tutto l’universo
in tutte le sue manifestazioni, alias fenomeni, ed in tutti i “gradi di
oggettivazione”, sia le Idee, che le realtà naturali: forze, come
impenetrabilità, magnetismo, gravità; regno minerale, regno vegetale, regno
animale, “regnum hominis”. Questa volontà si manifesta innanzitutto come
“corpo” in noi stessi, come brama di vivere, quindi è un impulso caotico che
innanzitutto sperimentiamo nella nostra stessa essenza e che è causa di
infelicità, di dolore e di noia, che sono, secondo il filosofo di Danzica, le
note caratteriali di ogni essere vivente. Di qui si spiega il pessimismo
cosmico, che accomuna il filosofo tedesco al nostro Leopardi. «Essa è l’intimo
essere, il nocciolo di ogni singolo ed egualmente del tutto» (“Il mondo come
Volontà e Rappresentazione”). Infatti la volontà di vivere pervade ogni essere
della natura sia pure in forme distinte e secondo gradi di consapevolezza
diversa, che vanno da quelli della materia organica, in cui si manifesta in
modo inconscio, fino a quelli dell’uomo, in cui risulta pienamente consapevole.
Il mondo fenomenico risulta quindi l'oggettivazione della volontà, che
costituisce la cosa in sé e che si realizza in differenti gradi. Il problema è:
come è possibile che una volontà cieca ed irrazionale possa oggettivarsi in
gradi così diversi e perfetti di realtà? La volontà primordiale è inconscia, è energia e
impulso. Questa volontà caotica, in greco è il “telema”, contrapposto alla
“Bulesi”, che è, invece, la volontà ordinata, quella che Kant celebra nella
Ragion Pratica, e Rousseau la definiva “Volontà Generale”. Noi abbiamo cercato
di risolvere il problema ammettendo le due volontà: una cosmica e una caotica
ed entrambe coesistono nell’uomo. La volontà caotica è libera, cieca, eterna,
indistruttibile, ma non è l’unica che regge l’universo intero e procede
dall’Uno insieme all’altra.
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