“L'ABBRACCIO” DI MASSIMILIANO BARDOTTI recensito da Vincenzo Capodiferro
“L'ABBRACCIO” DI MASSIMILIANO BARDOTTI
Una raccolta profonda e stringente di versi appositi
“L'abbraccio” è un'opera di
Massimiliano Bardotti, pubblicata da Fara, Rimini 2015, Prefazione di Vincenzo
D'alessio. Massimiliano Bardotti, nato a Castefiorentino nel 1976 ha pubblicato
diverse opere, tra cui “Fra le gambe della sopravvivenza” (Thauma 2011) e “A
cieli aperti” (Thauma 2013). È ideatore e docente del laboratorio di scrittura
ri-creativa “Cut-up. La sartoria delle parole”. È presente in diverse antologie e blog letterari. “L'abbraccio” è
stato selezionato alla V edizione del concorso Faraexcelsior 2015. Come annota
Vincenzo D'Alessio nella Prefazione: Questa raccolta poetica è divisa in
quattro sezioni, ciascuna delle quali ha come incipit dei versi presi a modello
da poeti vissuti a cavallo degli ultimi due secoli: Dino Campana, Alda Merini,
Emanuel Carnevali e Arthur Rimbaud. L'abbrivo delle voci poetiche dona alla
trama la vastità dell'atto che l'abbraccio rappresenta: protezione, accoglienza
“degli umili, degli emarginati, degli orfani, dei naufraghi, dei folli, dei
poeti, la lunga carezza dell'abbraccio”. L'abbraccio è l'orizzonte immenso
che raccoglie gli enti in un afflato di rapporti che congiungono. Ogni uomo,
ogni cosa, ogni passione: tutto è legato, tutto è trama. Leggiamo in Patria
notte: La notte/ mia patria/ riparo/ corteccia./ Di notte/ rinasco. La
notte è l'immensità del buio. La notte è l'abbraccio, perché protegge l'anima
dalle “opere e i giorni”. Ed è paradossale perché l'oscurità protegge dal male
e protegge nello stesso tempo il male: le opere dell'iniquità avvengono di
notte. Ed echeggia Dino Campana: la notte del crepuscolo si attenua./
Inquieti spiriti sia dolce la tenebra. È questo crepuscolarismo che avvolge
la poetica del Bardotti. Stiamo appesi alle grondaie/ come gocce di una
pioggia che non cade. La pioggia non cade da quel cielo che nei versi di
Massimiliano è uno specchio di anime e rimembra stelle cadenti. Ci
ricorda il pascoliano 10 Agosto: E tu, Cielo, dall'alto dei mondi/
sereni, infinito, immortale,/ oh!, d'un pianto di stelle lo innondi/
quest'atomo opaco del Male! L'abbraccio va letto a mozzafiato e fa
riflettere sulla vita e sulla terra. È l'eco profondo di una voce che si unisce
al coro di protesta contro i soprusi: L'infanzia che uomini-eroi hanno
difeso sacrificando la propria esistenza per sottrarla al Potere occulto delle
classi dominanti, alla superbia dell'offuscata sommità di questa maledetta
Torre di Babele, che rinnova i suoi gradini con il sangue degli umili, degli
emarginati, degli orfani, dei naufraghi, dei folli, dei giudici e dei poeti per
raggiungere il vertice acuminato dal quale guardare lo stesso mondo, dal quale
parte la base dell'Umanità. Sono parole profetiche di Vincenzo D'Alessio,
non di un “uomo del mio tempo”, senza amore, senza Cristo, ma di un uomo
autentico che ha portato sulle spalle la croce, ha vissuto di persona il dramma
di un'esistenza, che proprio nella sua verità è stata sempre contrastata. L'abbraccio
è dedicato agli ultimi della vita, ai poveri, agli emarginati, ma è
dedicato soprattutto all'uomo che è naufrago della vita, barca destinata al
naufragio, come verseggia Govoni: Sul mio capo di naufrago/ galleggiante sul
mare nero della vita/ afferrato ad una tavola sfasciata/ materna culla/ vedo
ancora ondeggiare le stelle.
Commenti
Posta un commento
I commenti sono moderati e controllati quotidianamente.
Tutte le opinioni sono benvenute. E' gradita la pacatezza.