VINCENZO D’ALESSIO: “LA TRISTEZZA DEL TEMPO!” a cura di Vincenzo Capodiferro
VINCENZO D’ALESSIO: “LA TRISTEZZA DEL TEMPO!”
“Quadretti dipinti
finemente, nei quali la dolcezza e il dolore del vivere quotidiano si alternano
convivendo”.
Vincenzo D’Alessio è nato a
Solofra nel 1950. Laureato in Lettere all’Università di Salerno è stato
l’ideatore del Premio Città di Solofra, nonché il fondatore del Gruppo
Culturale “Francesco Guarini” e dell’omonima casa editrice. Ha pubblicato
diversi saggi di archeologia, di storia e diverse raccolte poetiche. Della sua
immensa produzione noi ricordiamo solo le più recenti: Creare mondi (2011)
e La valigia del meridionale ed altri viaggi (2012). Nel 2014 vince
con Il passo verde la
pubblicazione in Opere scelte. La tristezza del tempo è inserita in AA.
VV., Emozioni in marcia, a cura di Alessandro Ramberti, Opere vincitrici
e selezionate dal Concorso Pubblica con noi 2015, Fara editore, Rimini 2015.
Nel giudizio del giurato F. Osti vengono definite «Poesie che sembrano
restituirci quadretti dipinti finemente, nei quali la dolcezza e il dolore del vivere
quotidiano si alternano convivendo». È difficile poter riportare finanche
qualche verso e riprodurre l’intensità di questi leopardiani “idilli”. Basta
con soffuso barlume disegnare i suoi ritratti del “villaggio”, come “la
contadina vestita di nero”, o “la polvere in montagna”, o “la donna esile in
cammino”, o “la zattera di Vittorio”. Nel “sabato” del villaggio, in quel
sabato che ci ricorda il grande Sabato di Dio, quando si riposa alla fine della
prima creazione, nel sabato della vita, questi quadri poetici ci offrono dei
meravigliosi paesaggi, che raccolgono i ciottoli della nostra storia perduta,
della storia dei vinti, quei vinti che Verga aveva dipinto con prosa
magistrale, ma soprattutto quei vinti di Manzoni, che guardano a Dio ed in lui
trovano la più grande consolazione, anche nella tragedia della storia umana.
Ricordiamo anche Napoleone, che nel famoso “Cinque Maggio” è un vincitore
vinto. Questo Cinque Maggio ha significato ben altro che il grande sciopero
della scuola italiana contro la Buona Scuola. Questa fede la ritroviamo in
D’Alessio, ci basti ricordare una sua profusione, che è un’”Ave Maria”
schubertiana: «Ave Maria purissima/ mani pietose di gioia/ porta nascente,
ideale/ sorriso eterno del cielo/ misura di tutte le stelle/ calore inestinguibile,
ci/ aiuti a superare le tempeste che la sofferenza produce». Parole bellissime
e dense! Parole di un padre sofferente che piange i suoi figli, come Priamo
piange il suo amato eroe! Ma più come Maria piange il suo Figlio, che è anche
suo Padre e Sposo! E la poesia, come più volte abbiamo sostenuto, nasce
dall’amore e dal dolore, poiché dove c’è l’amore c’è il dolore. Questo voleva
significare Francesco Osti: «La dolcezza e il dolore del vivere quotidiano si
alternano convivendo». Ha colto nel segno il significato delle poesie di
D’Alessio, ma soprattutto ha colto il significato della vita, poiché la poesia
è una forma di vita e solo così la vita stessa diviene, esteticamente,
magicamente, una forma di poesia. C’è una transustanziazione intrinseca tra
poesia e vita. D’Alessio è una delle voci più forti di questo coro di cantori,
che non solo sono meridionali, ma universali. Lo scorrere dei suoi versi ci
riporta ad Ungaretti, all’esistenzialismo più autentico e verace, a quel Sentimento
del tempo, a quel «Ah! questa è l’ora che annuvola e smemora». Ci riporta -
perché no? - a Turoldo, a quelle urla del vate: «Forse la terra più povera è il
mio paese,/ questo ricco occidente./ Pure Adamo si è fatto occidentale,/ ha
scelto la ragione./ Ora non vi è che nostalgia/ e memoria/ e disperazione/ e
morte».
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