IL DEMONIO DI SANT’ANDREA. “Un romanzo ricco di ideali cristallini. Ideali senza tempo”.
IL DEMONIO DI SANT’ANDREA.
“Un romanzo ricco di ideali cristallini. Ideali senza
tempo”.
“Il demonio di Sant’Andrea”, come
annota Rita Borsellino è “Un romanzo ricco di ideali cristallini. Ideali senza
tempo”, scritto da Gaetano Allegra e pubblicato nel 2013. E prosegue ancora la
Borsellino: «La storia del protagonista Totore Iodice si muove con la storia di
questo territorio, con i suoi difetti ed i suoi pregi, e le sue gesta non sono
altro che quelle di tanti meridionali, come lo è il suo animo nobile e
coraggioso e allo stesso tempo umile… Tutt’attorno si muove la storia di una
nazione, che non ha ancora fatto i suoi conti con la sua nuova identità, che
vive di ipocrisie e di contraddizioni. Una storia – quella del Sud d’Italia
post unità – che non fu». Aggiungeremmo: una storia inesistente che non è
ancora terminata, una questione meridionalmente ininterrotta. E Giuseppe
Musolino aggiunge: «E sempre il titolo, a partire da un’associazione di idee,
ci conduce al significato materiale del “miracoloso” di quanto avviene in oltre
300 pagine da divorare avidamente». E conclude che la Rivoluzione può deflagare
ovunque, come avvenne in quella grande stagione della rivoluzione sociale della
Basilicata e dintorni, che poi fu tacciata di Grande Brigantaggio. «Un secolo e
mezzo fa, una città sorge dal nulla e nel nulla; nasce una rivolta e un leader
come nella storia della civiltà». Allegra ci ricorda il canto dei briganti:
uomo si nasce e brigante si muore! Ci fa la storia di un brigante
intellettuale, che alla fine muore da eroe per non essere asservito al solito
potere dei forti. È un brigante tradito da un Giuda per trenta denari. La
storia è tutta ambientata in Basilicata, la terra di Crocco e di Ninco Nanco.
“Il demonio di Sant’Andrea” è un romanzo storico notevole, manzoniano. Lo stile
è sobrio e attento: l’autore sa coniugare bene la storia e la letteratura in
quella ricerca del vero che nel verosimile trova il suo significato più
profondo. Oggi si parla di reality, che è distinto dal reale: quest’opera rispecchia
il “nuovo realismo”. Il giovane autore, Gaetano Allegra è nato a Milano nel
1979 da genitori di Messina. Si è diplomato al grande Liceo Cairoli di Varese.
È impegnato in molti campi: letteratura, giornalismo, testi televisivi,
appassionato di musica vive e lavora a Varese. Come mai questo giovane è stato
colpito dalla nostra terra ancestrale e contraddittoria? Il Brigantaggio è
l’antiepopea eroica del Risorgimento, ecco perché lo possiamo scrivere con la B
maiuscola. Il Risorgimento è l’epopea della borghesia e dei galantuomini, il
Brigantaggio è l’epopea dei deboli e dei cafoni. Gli storici e gli
intellettuali di sinistra, a partire da Gramsci, hanno rivitalizzato la
questione meridionale: hanno intravisto nel brigantaggio una controrivoluzione,
una “rivoluzione diversa” delle masse proletarie e contadine contro gli
strapoteri forti. Grazie alla profondità di questa storiografia marxista c’è
stato il revisionismo del brigantaggio meridionale. Totore è l’alter Crocco. È
l’anti-eroe. È un uomo che si sforza di essere colto, di dare un senso alla sua
battaglia. È l’eroe saggio e sapiente, che al pari dei rinascimentali vuole
assumere la sua funzione storica. Non si ritira dinanzi ai fucili a pietra
focaia. Questa funzione non è quella del cervello di Passannante che viene
esposto come trofeo della lombrosiana inferiorità della razza meridionale o
della beduinità dei selvatici terroristi di turno. Il brigante non è un
terrorista, non fa strage di civili o di innocenti, il brigante è colui che
lotta contro i potenti. Il brigante non è un malato mentale che grazie ad una
presunta lettura frenologica risulta essere un delinquente per natura. Così è
stato fatto passare dalla pseudo-storia dei vincitori. L’epopea dei briganti è
la ribellione al sopruso del Potere centrale, con parole forti di Pasolini, che
aveva deciso di far fuori il Regno Neapolitano. È la voce della protesta dei
contadini contro gli abusi della borghesia. Una parte della borghesia stessa
d’altronde era rimasta fedele ai Borboni ed al loro sogno Duosiciliano. D’un
tratto questi Borboni erano diventati Barboni senza regno, grazie all’”eroe”
Garibaldi, sostenuto dall’Ammiraglio Nelson e dalla sua flotta in mare aperto e
dalla Mafia separatista. Gli Americani avevano fatto lo stesso, altrimenti non
si spiegherebbe lo sbarco in Sicilia. Il brigante è il Rivoluzionario per
eccellenza, è il “Che” che c’è sempre, è il “Cristo sconosciuto”, è il Robin
Hood, è il “Fra Diavolo”. Ecco perché i Borboni stessi avevano usato questi
rivoluzionari nel 1799, nel 1806 e nel 1861. È il potere che usa la rivoluzione
contro un altro potere. Questa collusione tra potere politico e brigantaggio
c’è sempre stata: ora tra potere e Mafia. Tanto per dimostrarlo citiamo una
curiosa nota storica di ciò che riporta un giornale del tempo, “Il Bruzio”,
diretto da Vincenzo Padula, di cui si ha una preziosa ristampa anastatica a
cura del Prof. G. Galasso, della Rubettino, 2011: «Il Brigantaggio pare finito
nella nostra provincia. Per promessa di danaro i tre briganti Marrazzo, Celestino
e De Marco congiurarono contro Pietro Monaco; e la gratitudine delle autorità
per questo segnalato servizio lo spinse ad errori tali, che spiacquero a tutti
gli uomini di senno. Fu primo errore l’aver con uffizio invitati tutti i ricchi
proprietari ad una colletta di denaro a pro dei tre briganti traditori. Fu
secondo errore quello di dar loro un salvacondotto, e farli vagare in trionfo
pei nostri paesi: spettacolo degno dei nostri paesi… Fu terzo errore l’averli
chiusi nella prigione di Sant’Agostino e non nella Carcere Centrale, dove i tre
briganti pregavano di non essere messi per timore di essere trucidati… Per noi
è un assioma che i briganti non esistono a lungo quando le autorità sono
incorruttibili e si spaventano i manutengoli». Questa è la storia vera: in
parte il brigantaggio fu mantenuto dal Potere, finché gli ha fatto comodo. E lo
stesso vale per le associazioni mafiose oggi, in base a questo assioma: sono
vive perché le autorità sono corrotte, sono più mafiose di loro. Questo romanzo di Allegra ci riporta su
strade senza tempo, ci fa rivivere stagioni mitiche di battaglie e di ardori
sepolti, ma non spenti, come quelle braci che sempre covano sotto le ceneri
della storia, per poi appiccare di nuovo il fuoco cosmico-storico quando i
tempi sono maturi.
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