Paratissima 2014 di Marco Salvario - seconda e ultima parte
PARATISSIMA 2014 - SECONDA PARTE
Albino Caramazza
Un dolce piacere ritrovare e “assaporare” le opere di Albino
Caramazza realizzate con collage di bustine di zucchero: miracoli di pazienza e
abilità, d’intuizione e capacità di scomposizione e ricomposizione. Un artista
sessantenne che sa offrire una produzione briosa e sapiente, affrontando e
vincendo la sfida apparentemente impossibile di tradurre, con un materiale
apparentemente limitante e inadatto, opere come il “Cristo morto” del Mantegna
senza cadere né nella caricatura né nella pura riproduzione.
Maria Ritorto
Quest’artista, presente fedelmente a molte delle edizioni di
Paratissima con un ben curato spazio espositivo, dimostra la capacità di
affrontare e vincere sfide con materiali ostili e scorbutici.
Le sue opere si caratterizzano per l’agile verticalismo, per
l’elastica armonia, per l’elegante fluidità: sono di legno (radice di erica,
albicocco) e sembrano di fuoco e di vento.
Ogni anno, tra le migliaia di opere esposte, le creazioni
della professoressa Maria Ritorto si fanno riconoscere come creazioni uniche e
fortemente personali, tutte originali e diverse, tutte profondamente intrise di
un marchio personale unico.
Rimando a quanto già detto negli articoli degli anni
passati, confermando la mia stima e la mia ammirazione.
Lele De Bonis
“Freedom” è una nuova installazione di Lele De Bonis e
colpisce per vitalità e slancio. Tra le migliaia di opere esposte a questa
edizione di Paratissima, è una delle poche aperte a un messaggio scanzonato di
gioia ed entusiasmo, una liberazione carnale e animalesca dai vincoli della
società, un ritorno a certi aspetti sociali degli anni sessanta. Uno slancio
fanciullesco, puro, una riscoperta dell’istinto, della libertà: “Freedom”,
appunto.
Volendo fare un confronto con la precedente produzione
dell’artista, viene da immaginare che le sue creature metalliche abbiano rotto
il pesante lucido guscio/armatura e che sia eruttata fuori un’anima pura,
scatenata, decisa a recuperare il tempo perduto. La corsa verso la libertà di questi
corpi nudi ed evasi, diventa per lo spettatore un messaggio violento e
assoluto, con il quale non si può mediare. Libertà è libertà e, chi non si
sposta o non si adegua, è lasciato indietro e viene travolto. La vera libertà
dovrebbe finire dove inizia la libertà altrui, ma lo slancio assoluto non ha
limiti e rischia di diventare prevaricazione.
Mediazione tra il presente e il passato di Lele De Bonis è
l’altra opera esposta, “Waiting man”, anch’essa capace di generare emozioni e
di farci meditare sulla nostra natura di uomini, creature così complicate e al
tempo stesso così semplici nei rapporti con il mondo che ci circonda.
Un uomo, il suo cane, l’attesa.
Nancy Caprioli
Grande suggestione trasmettono i netti segni neri su sfondo
bianco di Nancy Caprioli nelle tre opere di acrilico su tele presentate.
Ricerche curate, sorprendenti, ipnotiche, quadri che definirei “da
meditazione”, tratti sicuri che si sviluppano in geometrie precise e asimmetrie
e che, come frattali, generano sempre nuove immagini. Una trama che,
distendendosi, echeggia una musica in cui ritmi, armonie e arie secondarie,
affiancano e accompagnano i motivi principali. Un paradosso di forme che
tendono all’infinito eppure non perdono la loro stretta appartenenza al nucleo
centrale. Lavori di un creativo tecnicismo che si possono osservare per ore
senza stancarsi, senza riuscire a padroneggiarne completamente lo sviluppo.
Guido Roggeri - “Guro”
Scultore e ceramista, interpreta con intelligente modernità
forme e motivi classici. Leggo che l’approccio alla materia di Guido Roggeri è
basato su tecniche antiche, ad esempio, etrusche o giapponesi.
A Paratissima mi ha fortemente colpito la terracotta “Il
Centauro”, opera viva e plastica: sembra di udire echeggiare il grido feroce,
rabbioso, che la creatura metà uomo e metà bestia sta lanciando. Peccato che
l’opera non avesse un’area intorno per permettere al pubblico una visione
agevole sotto ogni prospettiva, ma gli spazi erano quelli che erano e a essi
artisti e i visitatori hanno dovuto adattarsi.
Da segnalare anche altre opere esposte da Guido Ruggeri:
“Explorer” e “I cinque elementi”, presentati non in lastre separate come nel
progetto iniziale, ma in un’efficace struttura cubica.
Alessandro Ghezzi
Un’analisi attenta la merita Alessandro Ghezzi, artista che,
in questa epoca di geni auto referenziati, ha la modestia e l’onesta di
definirsi, con semplicità, un appassionato di disegno e di pittura ad
acquerello. Non si sminuisca: sarà un dilettante, ma ha tanto talento e occhi
da artista di rango. La capacità di creare scene, di suggerire quanto non è
dettagliato, rende le sue opere, e in particolare penso al semplice e
suggestivo acquerello su cartoncino “Nella tempesta di neve”, lavori ottimi e
convincenti.
Alessia Chirico
Fotografa, pittrice e scultrice: personalità irrequieta e a
tutto tondo Alessia Chirico!
Già nella pittura tenta e prova, con risultati alterni ma di
buona media e con punte ragguardevoli, tecniche molteplici: grafite,
acquarello, china, tempera, matita sanguigna, china, olio, acrilico e persino
fusaggine.
A Paratissima 2014 ha esposto interessanti sculture, sempre
in una commistione di materiali che affascina e disorienta al tempo stesso. La
faccia di bronzo, “faccia di bronzo” in senso letterale e senza riferimenti a
politici, che scaturisce dalla corteccia del legno nell’opera “Metamorfosi”, è
esempio di abilità tecnica e creatività. L’opera esposta più rappresentativa
della scultrice è, però, “L’altra metà dell’anima”, dove donna e pianta, femminilità
e natura, chiaro e scuro, apparenza ed essenza, essere e divenire, si scontrano
e si uniscono in un connubio forzato e traumatico.
Silvia Perrone
Nei volti di donna ritratti da quest’artista, si esalta la
capacità di sapere ispirare semplicità e immediatezza con quella che è, invece,
una ricerca profonda di armonia ed espressività. Tocchi violenti di colore,
anomalie nei tratti che distraggono e confondono nell’interpretazione.
Nell’opera “Red”, un’ombra bianca, forse l’ampia tesa di un cappello,
copre a metà la sorpresa di un giovane volto femminile dallo sguardo stupito e
dalle labbra schiuse di un rosso vivo come le unghie verniciate nello stesso
colore. Sensualità indifesa o maliziosa? Una donna preda o cacciatrice?
Alessandro Sevà
Impossibile restare indifferenti davanti alle due opere
urlanti dalla tela, prigioniere ma non dome, del “Titano imprigionato” e del
“Prometeo incatenato”. Strazio e rabbia, promessa di rivincita, maledizione e
sfida lanciata senza timore agli dei. Bocche aperte in un grido che nessuna
minaccia può fare tacere e che mai si muterà in preghiera, occhi che
dardeggiano odio, la rabbia di chi è stato sconfitto e che non si riconosce
vinto.
In questa interminabile crisi che sta prostrando e negando
la libertà e il futuro a troppi giovani e non solo ai giovani, nel non
arrendersi dei personaggi di Alessandro Sevà si cela un forte messaggio e
un’esortazione a credere in se stessi, a pretendere che la propria vita sia
restituita, a non rassegnarsi.
Da non dimenticare!
Gianni Lopez e il suo “Personal Jesus”. Un Cristo in cemento
armato e terracotta che sembra deciso a schiodarsi e a scendere dalla croce. Ha
ragione: farsi crocifiggere non è servito a molto.
Pietro Antonucci e le sue classicheggianti nature morte che
interpretano il passato con occhio moderno.
Le fantastiche creazioni di Paola Cabutti, personaggi
complessi ed enigmatici.
La pittura a olio di Fiorella Gelain, capace di dare alle
immagini una vibrazione che porta dalla realtà al ricordo.
I lavori a china del siciliano Fabio Crupi, grande evocatore
che calamita lo sguardo dello spettatore e lo lascia libero di correre seguendo
le proprie intuizioni verso strade infinite.
I nudi intrappolati della brava Giuli, “Le tre invocazioni”
di Antonio Crisà e le immagini femminili di Marcella Savino: corpi di donne
interpretati e colti dalle diverse tecniche e sensibilità di ogni autore.
Sempre da seguire la torinese Isotta Cuccodoro, con opere
che si evolvono un percorso di ricerca ed estasi.
Gli oli su tela inscatolati (liberatelo!) di Flavio Ullucci,
divertenti e angoscianti.
Le aggressive e interessanti opere in olio e acrilico di
Diego Pomarico.
Le sculture da viaggio di Dario Ghibaudo dalla grande
eleganza.
Le opere in legno di Francesco Sciacca.
Italo Cammarata con i volti in vaso di “Beautiful mind
etrusca”.
Ancora olio su tela per i quadri di Chiapusio Carla e
acrilico su tela per Mara Destefanis.
Ottima la scultura “Cerca nella borsa”, cui sarebbe dovuta
essere riservata un’illuminazione migliore, della venticinquenne Francesca
Malvaso.
Per chiudere, da ammirare “Fenomenologia Di un’Opera
D’Arte" di Matteo Ferreri. Un grande olio su tela, irruente e sincero, che
potrebbe essere il manifesto di una nuova scuola. Ci si può chiamare Matteo e
creare qualcosa che vada oltre le parole e la vuota retorica.
Marco Salvario
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