ADDIO MANGO. CI MANCHI! di Vincenzo Capodiferro
ADDIO MANGO. CI MANCHI!
È venuto a mancare
improvvisamente il nostro Mango: una voce che grida ne deserto. Mango è
nome di frutti esotici. E quanto di esotico vi è nella sua musica, nelle sue
parole, dolci e penetranti. Lagonegro piange il suo eroe. Era cresciuto in
questa terra, figlio delle soglie del Tirreno Mare. È stata un crocevia di
culture diverse e albori diversi. Dal Monte di Sirino al mare, al seno di
Maratea, fino al Golfo di Sapri, quella fatidica Sapri, ove la spigolatrice
guardava i suoi trecento eroi morire, guidati da Pisacane, come Leonida,
declina una costa irregolare ed ispida. Dal Fortino era passato Garibaldi.
Garibaldi riuscì nella sua impresa dei Mille, ma Pisacane no: non ebbe
l’appoggio degli inglesi. Anche Leonida, con Trecento spartani si sacrifica per
salvare la Grecia. Dei morti alle Termopili gloriosa è la memoria e la tomba
un’ara. Ma gli eroi di Pisacane non hanno un’ara, sono stati trucidati. Il loro
sangue è schizzato sulle bionde messi di quella Messenia. In questa breve fascia
hanno avuto luce i popoli Sirini: dalla Siritide risalirono la china. La storia
antica racconta che venendo dall’Asia portarono i Libri Sacri della dea Siri.
Forse quei libri sono quelli che noi oggi ammiriamo come i poemi omerici. Da
questa omerica terra, tanto impervia ed aspra, è potuta nascere questa gemma.
De Andrè canta: dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori. Da
questo sud del sud, dal cuore del mondo provengono Mango e Papaleo. La sua
musica risuonerà per sempre, ma non lo vedremo più! Mango aveva 60 anni. La
morte improvvisa l’ha portato via su di un palco a Policoro, l’antica terra di
Berlangieri, della Foresta impenetrabile e inaudita. Tutti sono rimasti col fiato mozzo. Manzoni potrebbe dire: così
percossa attonita, la terra al nunzio sta. I lirici antichi cantavano: muore
giovane colui che al cielo è caro. Mango è poeta e vate, il suo canto è poesia,
dolce melodia che affascina gli auri. Ora al cielo canta, tra angioli cantori.
I cori degli angeli accolgono questa voce unica al mondo. E Mango muore mentre
canta “Oro”. Quel dio malvagio e biondo, l’Oro, ce l’ha strappato via! Mammona
è venuto di nascosto, e repente l’ha portato via. Per invidia l’ha portato
via. Per il dolore il fratello è morto.
Grida la terra il dolore, il dolore della mancanza. Mango ci manchi, ma non ci
mancherà la tua voce, che risuonerà per sempre. Dai nostri cuori, dalle nostre
menti, il pensiero va a Monna Lisa, la Dama misteriosa, sepolta in Lagonegro.
Le tue canzoni ci raccontano la sua storia. Noi non dimentichiamo quando la
nostra nonna Maria era ricoverata all’Ospedale di Lagonegro tanti anni fa. Il
suo letto era vicino a quello di tua Madre. E tu venisti a trovarla. E le
dicesti con la tua voce stridente e dolcissima: non dire che sei la madre di
Mango! Quale grande esempio di umiltà è rimasto impresso nei nostri cuori. E
come potevi impedire ad un cuore di madre di elogiare i propri figli? È
impossibile! Così fan tutte le mamme. La tua lapide si ergerà nei Sepolcri,
accanto alle tombe di Spiride Savini, la santa di Lagonegro e di Monna Lisa, la
dama misteriosa che fece impazzire Leonardo. E noi tutti, Lucani sparsi nella
faccia della terra, ai salici di Babilonia abbiamo appeso le nostre cetre. E
come potevamo noi cantare i nostri canti in terra straniera? Ma quando sentiamo
Mango ci sentiamo a casa! Noi siamo nati a Lagonegro. Quando vediamo Papaleo,
vediamo uno di noi. Questi sono i nostri eroi. Un popolo senza i suoi eroi è
morto. È morto Mango, è morta una parte di noi.
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