Il trattato sulla trinità del maestro Vilar
IL
TRATTATO SULLA TRINITÀ’. DEL MAESTRO VILAR
A
cura di Vincenzo Capodiferro
Il
Trattato
sulla Trinità. Del maestro Vilar, GDS
marzo 2014, curatore Vincenzo Capodiferro, è un capolavoro teologico
di alto profilo, anche se datato, essendo stato redatto agli inizi
del ‘700, validissimo nei contenuti proposti. Le lezioni del
maestro domenicano Pietro Vilar vennero trascritte dall’allievo
Giovanni Sala. Siamo nello studentato dei Domenicani di Girona, in
una Spagna settecentesca, ma ancora ancorata allo spirito medievale
ed alla tradizione scolastica. Girona era stata una nota sede
dell’Inquisizione spagnola, basti ricordare, a proposito, Eymerich
e de Rocaberti. Il maestro guida l’allievo in un viaggio
straordinario nella vita di Dio. L’opera è caratterizzata da un
taglio ontologico, più che fenomenologico, tipico della teologia
contemporanea, in particolare dopo Rahner. Per i maestri domenicani,
seguaci del divo Tommaso, il problema è sempre lo stesso, quello
dell’essere, che si riflette anche nel problema trinitario. Il
Padre, per usare un linguaggio caro al maestro Vilar, rappresenta
l’inseità dell’ente, il Figlio la perseità, e lo Spirito, se
possiamo così dirlo, l’inperseità. Hegel un po’ più tardi
definirebbe questi tre momenti come l’Idea in sé, l’Idea fuori
di sé, o per sé, e l’Idea che ritorna in sé, o in sé e per sé.
Ma quello stesso Hegel ebbe a riferimento la teologia cristiana
nell’elaborazione del suo sistema, ed in particolare la Trinità
stessa. Il suo sistema è trinitario in tutto e per tutto. Hegel
d’altronde, come sostiene Lowith, fu l’ultimo pensatore cristiano
borghese. Dopo Hegel inizia quel processo di dissoluzione e di
ribollimento, in particolare dalla Sinistra, della filosofia, che
culmina nel relativismo attuale. Il maestro Vilar naturalmente tenta
di difendere la sua posizione tomistica contro gli estremi del
volontarismo scotista e del nominalismo occamista. Roscellino di
Compiègne lega la sua negazione degli universali con la negazione
della possibilità di distinguere in Dio la sostanza dalle Persone.
Il dogma cristiano afferma, invece, che Dio è una sola sostanza in
tre Persone. Il nominalismo estremo porta pertanto al triteismo, alla
negazione dell’unità dell’essenza sostanziale delle tre Persone
divine ed alla conseguente affermazione delle tre separate divinità
del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. L’estrema antitesi
della tesi di Roscellino è rappresentata da Guglielmo di Champeaux,
il quale dà all’essenza universale il valore di realtà assoluta,
mentre all’individuo quello di pura accidentalità. Pietro e Paolo,
ad esempio, e così tutti gli uomini, hanno ciascuno la medesima
natura e la stessa umanità. La specie umanità è tutta la sostanza
degli uomini, le cui differenze non sono per nulla essenziali, ma
solo accidentali. Questa posizione, indicata come il realismo
esagerato, afferma la strana dottrina dell’ubiquità dell’essenza.
Un esempio di questa è la teofania di Eriugena. Così il maestro
Vilar riporta il problema trinitario a quello dell’essere di
Aristotele e di S. Tommaso. D’altronde l’ontologia, o la
metafisica, la filosofia prima, nel linguaggio aristotelico, studia
l’ente in quanto ente. Per questo è anche teologia, perché studia
il primo ente, quell’ente privilegiato che è Dio stesso.
Commenti
Posta un commento
I commenti sono moderati e controllati quotidianamente.
Tutte le opinioni sono benvenute. E' gradita la pacatezza.