Esperienze di insegnamento in carcere
ESPERIENZE DI INSEGNAMENTO IN
CARCERE
Mercoledì 9 aprile 2014 ho avuto
l’occasione di essere presente a una iniziativa pregevole organizzata
dall’Auser di Lomazzo.
La giornalista Laura Omodei e il
professore Umberto Lietti, hanno raccontato la loro esperienza presso il
carcere di Bollate e la casa circondariale il Bassone di Como.
Per chi, come me, ha avuto modo di avvicinarsi alla realtà
dei detenuti, sembra strano che si debba parlare di carcere, che si debba
ricordare alle persone “fuori” che i detenuti sono persone con molte
problematiche e, spesso, poche prospettive.
Per la gente comune il carcerato
è un tizio che ha sbagliato, che deve pagare, da tenere ben lontano dalla
società, quasi possa contaminarla.
Spesso vedo confondere il
concetto di giustizia con quello di vendetta. Poco si parla di riabilitazione e, lo dico con un peso tutto
personale sul cuore, sento dire cose come: “È giusto uccidere un ladro, perché
ruba in casa d’altri”. Con la strana e distorta moralità che un televisore
valga più della vita di una persona; con una confusione diabolica su cosa
significhi “difesa personale”.
La Omodei ci ha raccontato della
sua esperienza avuta tramite un progetto che portava prima in tribunale, quindi
a trascorrere una giornata nel carcere di Bollate. A tutt’oggi questa struttura
è il fiore all’occhiello europeo della riabilitazione e del calo della
recidiva. La dr.ssa Omodei spiegava che le celle sono singole, non esiste il
sovraffollamento con tutte le sue problematiche fisiche e psicologiche che pesano
sull’individuo.
Lietti, invece, insegna
ragioneria presso il Bassone, di certo un’altra realtà. Dai suoi racconti ho
notato che sono cambiate alcune cose da quando ho avuto modo di entrarci io,
nel 2006. Molte in meglio, come ad esempio alcune sezioni aperte per più ore.
L’impressione di chiunque entri
in una struttura carceraria è la stessa: la presenza fisica delle mura, delle
chiavi, del chiuso e l’incolonnamento dei propri passi, guidati. Un carcere,
anche all’avanguardia, dà sempre e comunque l’impressione di un mondo chiuso,
ristretto, dove la libertà è un concetto che si estingue.
Stessa cosa vale per
l’impressione che si ha dei detenuti: educati, rispettosi e… persone. Chi crede
che entrando in un carcere si trovi davanti gente con scritto in fronte ciò che
ha fatto, e questo non concerne con ciò che uno è, di certo rimarrà deluso.
La giornata è scorsa in modo
piacevole, con tante cose da dire, da spiegare. Argomenti sui quali il
confronto è inevitabile.
Ciò che mi ha colpita
favorevolmente dei due relatori è stata l’assoluta mancanza di giudizio e
pregiudizio: essenziale per chi vuole accostarsi all’altro per capire e
aiutare. Per riconoscersi uomo in mezzo agli uomini.
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