Amabili resti di Alice Sebold
© Edizioni E/O 2002 dal mondo.
ISBN 88-7641-513-0 Pag. 371
€ 18,00
Prima di avvicinarmi a questo
libro, ne sono stata attratta per aver visto una trasposizione teatrale, quindi
il film.
La storia mi piaceva molto,
soprattutto per l’originalità di far raccontare gli avvenimenti da una vittima
deceduta.
È un libro che, se appassionati
del genere, lo si legge presi letteralmente per mano dalla protagonista: la
piccola Susie Salmon di 14 anni, stuprata e uccisa dal suo vicino di casa.
Susie si trova in Cielo, un cielo
che ripropone ciò che si desidera: la casa, i luoghi, i mobili… e, da
lassù, si può continuare a
seguire la vita delle persone care lasciate, in questo caso brutalmente, a
se stesse.
Molti i particolari che emergono
leggendo il libro e che, nel film, non vengono citati: le emozioni di Susie,
lasciate in sospeso. Il suo primo bacio e lei che non diverrà mai adulta, che
mai proverà esperienze, emozioni, sensazioni che sua sorella Lindsey sta sperimentando.
E lei, lì accanto, ne è felice e le raccoglie come sue.
Inevitabilmente, per le persone
che rimangono vive, le cose continuano ad accadere e, per ognuno, assimilare il
concetto della scomparsa e della morte della ragazza, è un percorso intimo e personale.
Il padre impazzisce di dolore,
quasi non accorgendosi che ha al fianco un’altra figlia e un figlio più
piccoli, che comunque continuano ad esserci e ad avere bisogno di lui.
Il fratellino che, troppo
piccolo, chiede dov’è Susie e che, una volta adulto, affronterà tutto in modo
più maturo.
La sorella che procede e si rende
conto di essere viva, che questo non è una colpa.
La madre che trova rifugio nelle
braccia del poliziotto che segue le indagini; abbandonerà la famiglia, per poi
tornarci.
E, protagonista quasi invisibile
come il suo personaggio: George Harvey, il serial killer. Susie è solo una
delle tante vittime di quest’uomo dall’apparenza insignificante. Che quasi non
lo si nota, ben integrato nel tessuto sociale, gentile e cortese. Un anonimo
costruttore di case di bambola.
Nel romanzo troviamo anche il suo
punto di partenza, il perché un bambino possa crescere diventando un mostro.
E, non da ultima, Ruth, amica di
Susie che riesce a vederla, a sentirla.
Tanto che un giorno il Cielo,
concede che le due si scambino i loro corpi: Ruth riesce così a entrare in
comunicazione con l’Aldilà, riuscendo a incontrarsi con le donne delle quali ha
“sentito” la presenza dopo la loro morte violenta. Susie, invece, riesce a fare
l’amore col suo primo e unico ragazzo, sentendo così, cosa avrebbe provato da
viva, se fosse cresciuta.
È complesso come libro, anche se
cerca di spiegarci cose difficili in modo semplice. Unica pecca qualche
passaggio un po’ contorto, poco comprensibile.
In fondo al libro troviamo una
piccola nota biografica sulla scrittrice: il suo primo libro parlava dello
stupro che aveva subito nel 1981.
Ho trovato dolorosamente stupendo
che non ci sia odia nel suo scrivere, ma solo il desiderio di avvertire, di
mostrare le conseguenze, di condividere come il male crei il male.
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