Giovanna d'Arco
Eroina e bandiera di Francia, vittima di un fatale rogo di stato, che sugella il suo dramma
Giovanna
D’Arco nasce a Domrémy il 6 gennaio del 1412. Da bambina pascolava le greggi
lungo le sponde della Mosa. Delle voci misteriose spesso risuonano nel suo
nobile e giovane cuore. La invitano a muoversi, a parlare, affinché Orleans
fosse liberata dagli inglesi, lo straniero cacciato dal suolo francese e che il
Delfino venisse incoronato. La Francia, durante la lunga e sanguinosa Guerra
dei Cento Anni, più volte corre il rischio di essere cancellata dal numero
delle nazioni europee e di diventare una colonia inglese. Enrico VI
d’Inghilterra è già stato proclamato re di Francia. Carlo, il Delfino, non
aveva che Orleans e qualche altra città. Dopo aver prudentemente ascoltato i consigli di sagge persone che
avevano preso a cuore le sue visioni, Giovanna si fa coraggio e si presenta al
Delfino, gli dichiara che egli è il legittimo sovrano di Francia e che è giunta
l’ora di agire. Prende subito posto nell’esercito come guerriera, indossa
l’armatura militare e si cinge di una spada. Sale a cavallo, agitando una
candida bandiera dai gigli d’oro, si pone in testa alle truppe, comunicando
loro una fortissima onda di ardore e di entusiasmo. Libera Orleans e mette in
fuga l’avversario. È il 7 maggio del 1429. Poi viene espugnata Reims. La città
apre festante le porte all’eroica giovane. La Pulzella d’Orleans vi entra trionfalmente
tra schiere di soldati in delirio e tra i cittadini che acclamano alla salvatrice.
Il Delfino viene accompagnato nella cattedrale, dove è proclamato ed incoronato
re di Francia, col nome di Carolo VII, il 17 luglio del 1429. Il compito di
Giovanna d’Arco non è finito. Mira alla cacciata degli Inglesi dalla Francia.
Appena fatta l’incoronazione, grida: «A Parigi! A Parigi!». Ma il suo richiamo
non trova eco nel cuore del re, che subito viene raggirato da cortigiani
fedifraghi. Vani sono i suoi tentativi di convincerlo a prendere il nemico in
fuga dalla Senna alla Manica. Giovanna è ferita presso Compiègne, è fatta
prigioniera dai Borgognoni, alleati degli Inglesi. Il vescovo di Beauvois,
Chauchon, compera Giovanna dai Borgognoni per una cospicua somma di danaro
sonante e la fa condurre incatenata a Rouen, tra il tripudio dei nemici. Carlo
VII non se ne importa. La Sorbona dichiara «menzognere e suggerite da Satana»
le rivelazioni di Giovanna d’Arco e lei «causa di offesa a Dio, di ferite alla
fede, di disonore alla Chiesa». Si apre il processo che poi la condurrà al
rogo. Così ci descrive il suo olocausto il Monsabré nel Panegirico dell’8 maggio 1877: la
campana della torre ha suonato le ore nove. Il Mercato vecchio di Rouen si
popola di una folla agitata, che vuol vedere un’ultima volta la giovane bella e
santa condannata. Vi sono là 800 uomini armati per custodire quell’agnello,
tanto l’Inglese ha paura del pentimento e della pietà. Giovanna è in piedi
presso il suo rogo. Un cartello insolente la calunnia ancora. Chiamano
mentitrice colei che fu sempre la sincerità medesima; pericolosa colei che ha
salvato la Francia; indovina e superstiziosa colei che aveva orrore delle magie
e delle pratiche tenebrose; bestemmiatrice e presuntuosa colei che si rimetteva
in tutto al giudizio di Dio; millantatrice colei che rinviava umilmente al
cielo gli omaggi del popolo; crudele colei che non ha colpito alcuno; dissoluta
colei la cui bellezza casta ispirava il rispetto e l’amore alla virtù;
apostata, scismatica ed eretica colei che si è rimessa al giudizio della chiesa
e del papa; scomunicata colei a cui poco prima si era dato il corpo del
Salvatore. O menzogne dell’iniquità! Giudici perversi: voi vorreste ancora una
debolezza ed un’abiura per coprire il vostro delitto? l’attendete invano!
Ascoltate e guardate: Giovanna invia un ricordo alla patria. Giovanna benedice
il suo re. Giovanna afferma la sua missione divina. Giovanna prega per la sua
anima. Giovanna perdona i suoi nemici ed i suoi carnefici. Giovanna copre di
baci e di lacrime la croce del suo Salvatore. Giovanna invoca Dio, gli angeli e
i santi. Giovanna piange sulla sua città disonorata, dove è per lasciare la
vita. «Rouen, Rouen,» dice «ahimè! Io
ho una grande paura che tu non soffra per la mia morte!». È l’ultimo grido del
suo dolore e della sua carità. Il fuoco sale verso di lei e la tocca, ma ella
non è più in terra. Le gesta della Pulzella d’Orleans sono state cantate e
musicate eternamente dagli artisti, tra cui gli italiani Verdi, Andreozzi,
Carafa, Pacini; l’inglese Balfe; i tedeschi Romberg, Langert, Resnicek; i
francesi Mermet, Poisot, Duprez e Gounod. È un’immensa sinfonia di nazioni che
si innalza verso il radioso ideale personificato dall’eroina di Orleans: Bella in arcione, eretta la persona/ su la
vittoria sorridendo passa/ fra l’acclamante popolo Giovanna. Il papa
Benedetto XV l’ha innalzata agli onori degli altari. L’anniversario della shoah
di Giovanna d’Arco è il 30 maggio, quando la Francia compie il pellegrinaggio
nazionale a Rouen.
Vincenzo Capodiferro
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