Psicologia: la Bi-Genitorialità
Il
concetto della bi-genitorialità trova fondamento nel principio etico in base al
quale un bambino ha una legittima aspirazione - che è legittimo diritto -
a mantenere un rapporto stabile con entrambi i genitori, anche quando questi siano
separati o già divorziati, ovviamente in tutti quei casi in cui non sussistano
impedimenti che giustifichino l’allontanamento di uno dei genitori dalla
propria prole.
In
questa prospettiva, il citato diritto scaturisce dall’implicita responsabilità
che l’essere genitori comporta in sé, dove questa deve prevalere al di sopra di
ogni controversia possibile tra i coniugi. E’ contestuale, altrettanto, che non
dovrà essere provocata sul figlio la ricaduta di una qualsiasi responsabilità
in merito alle scelte di separazione operate dei genitori.
L’ottica
proposta è dunque quella di porsi sicuramente dalla parte del minore, nella
promozione della pratica dell’affido condiviso come tutela del suo benessere, nella
prospettiva di una continuazione costante delle cure, dell’attenzione,
dell’educazione e dell’affetto da parte di entrambi i genitori.
Il
concetto della bi-genitorialità o di genitorialità condivisa ha da tempo
trovato spazio e letteratura in Psicologia Antropologica e Biologica, ma
è stato sino da ora e soprattutto inteso col prevalente riferimento alle
famiglie unite; dopo la Convenzione sui diritti del bambino di New York 20
novembre 1989 si è invece e sempre di più diffuso il concetto della priorità
etica della conitinuità affettiva-educativa come nodo insuperabile nella
gestione di qualsiasi separazione.
La
conflittualità che molto spesso accompagna le separazioni coniugali rende ciechi
i genitori dei bisogni effettivi ed affettivi dei propri figli.
Che
una separazione coniugale produce un lutto in tutti gli attori è fuori dubbio
adulti e prole vivono il dolore connesso al senso di fallimento, di perdita, di
modificazione di abitudini e di procedure: non di rado, che sia consensuale o
giudiziale, produce condizioni di flessione del senso di realtà, sia per quanto
concerne la valutazione e interpretazione del comportamento dell’altro, ma
ancora di più questa flessione si radica nella rappresentazione che entrambi i
genitori danno dell’altro alla prole ed in questo ambito che nasce la PAS.
COSA NON E’ LA PAS
-
La sindrome di Alienazione Genitoriale non è l’alienazione genitoriale prodotta da “ realtà reale” di mancanze, trascuratezza
o violenza del genitore alienato.
-
La Sindrome di Alienazione Genitoriale non è una patologia del genitore alienante, ma una
patologia instillata nel bambino.
-
La Sindrome di Alienazione Genitoriale non è sinonimo di accuse per violenze o abusi rivolta
ad un genitore.
-
La Sindrome di Alienazione Genitoriale non è la rappresentazione del dolore o della rabbia di
un genitore.
-
La Sindrome di Alienazione Genitoriale non è nel preminente interesse del minore.
SINTOMI PRIMARI
Un normale genitore non permette che il
bambino esibisca mancanza di rispetto e diffami l’altro.
Nella PAS,
invece, il genitore programmante non mette in discussione la mancanza di
rispetto, ma può addirittura favorirla.
L’astio espresso dal bambino nei confronti
del genitore non affidatario è razionalizzato con motivazioni illogiche,
insensato anche solamente superficiali (non voglio vedere mio padre perché una
volta ha detto cazzo).
Il genitore rifiutato è descritto dal
bambino come “ tutto negativo”; il genitore amato come “ tutto positivo”.
La presa di posizione del bambino sempre
solo a favore del genitore
affidatario in qualsiasi
conflitto venga a determinarsi.
Sono affermazioni del bambino che non
possono ragionevolmente venire da lui direttamente; ad esempio uso di parole o
situazioni che non sono normalmente conosciute da un bambino di quell’età nel
descrivere le colpe del genitore escluso.
PASSAGGI
Per favorire il riavvicinamento fra
bambino e genitore alienato, per la ricostruzione di una relazione libera fra
di loro vanno immaginati una serie di passaggi che dovrebbero avere questi
presupposti:
-
Ristabilire la relazione
tra il minore e il genitore alienato.
-
Rifuggire la logica
sanzionatoria ma lavorare per il recupero dell’emergenza individuale.
-
Ristabilire i
presupposti per una relazione circolare.
-
Favorire la
comunicazione adulto – adulto - bambino.
I passaggi veri e propri potrebbero
essere:
- Supporto al genitore alienato.
- Supporto al genitore alienante senza
interruzione del rapporto col minore.
- Ripristino graduale della comunicazione
minore – genitore alienato.
- Mediazione familiare
Dott. Maria Bernabeo
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