Enzo Quarto, Pacobiclip e la trilogia del viaggio
ENZO QUARTO, PACOBICLIP E
LA TRILOGIA DEL VIAGGIOdi Antonio V. Gelormini
La verità si sa è nello sguardo, nella voce e nel disincanto
innocente dei bambini. Per la verità, Sant’Agostino ci aggiungeva anche i
folli, ma in questo caso è sui primi che vogliamo soffermarci, e sul privilegio
di conservarne a lungo lo spirito, perché l’ultimo lavoro di Enzo Quarto, “Pacobiclip e altri racconti – Trilogia del
viaggio: terra – mare – cyberspazio”, Gelsorosso Editore Bari, 2012 è un
vero e proprio scrigno di bellezza. Con le illustrazioni eleganti e vivaci di
Manuela Trimboli e il cd allegato, con la raffinata opera da camera in tre
quadri di Gian-Luca Baldi, eseguita dai Solisti Dauni diretti da Domenico
Losavio.
L’approccio del giornalista Rai, poeta, scrittore, nonché
autore di libretti di opere musicali, verso l’affascinante mondo delle favole
per bambini: non futili, ma utili a un “sano” percorso di formazione, dà l’idea
di una declinazione pugliese del racconto ispirato, in qualche modo, ai
suggestivi riverberi letterari di Luis Sepùlveda.Infatti, Mastro Gennaro nel sorriso di donna Filotea, Pino nei salti gioiosi del delfino (omaggio a Pino Pascali, artista contemporaneo di Polignano a Mare) e Lucio col suo Pacobiclip, “signore” della noosfera, sembrano percorrere tutti lo stesso sentiero affascinante de “L’uomo che cercava l’orizzonte”. L’ostinato indio guaranie del Mato Grosso, ossessionato dal desiderio di sapere cosa ci fosse oltre la linea verde dell’orizzonte della selva.
“Le favole hanno l’obiettivo di dare una morale”, ricorda Enzo Quarto, “che aiuta a recuperare il senso della vita, quindi a preparare i bambini ad affrontarla, capaci di discernere tra il bene e il male, nella lotta che quotidianamente l’uomo si ritrova davanti. E il bello delle favole, poi, è che esse riuniscono le generazioni, facendole interagire”.
Al limite concreto e definito della terra, con cui si confronta Mastro Gennaro, e a quello più mellifluo e incontenibile del mare, in cui sguazza il delfino di Pino, si contrappone in forma complementare l’infinito di un cielo stellato, che la razionalità kantiana non riesce più a comprendere. L’immaginario creativo e sognatore dei nostri bambini o dei nostri ragazzi non lo contiene più, nemmeno nel suggestivo concetto di “spazio”, tanto che si parla - ormai - di “cyberspazio”: che nella metafora di Pacobiclip diventa “noosfera”.
“I tre ambiti sono quelli percorsi da sempre dall’uomo. Essi stessi metafora della vita”, ribadisce l’autore. “L’uomo, infatti, quando fa un viaggio va per mare, per terra o per aria (vagando con la mente o cavalcando i suoi pensieri)”. Così come l’immaginazione dei bambini s’incanta e galoppa, mentre ascoltano le favole.
A proiettarli nella dimensione eterea, ma nel contempo legarli alla percezione dei sensi, è il compito che Enzo Quarto affida alla musica, quella colta, eseguita con semplicità e maestria dai Solisti Dauni: orgoglio artistico di Puglia, in una sorta di ennesimo “teatro possibile”. Quello che accende il sorriso e la fantasia dei bambini, scatenando l’applauso spontaneo e la pretesa più disarmante, racchiusa nella sintesi implorante più gratificante: “Ancora!”
(gelormini@gmail.com)
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